Perché dovreste cenare alla Taverna Vesuviana vicino Napoli

2 febbraio 2018
di Carlo Pesacane

Non è facile descrivere il rapporto tra Napoli e i paesi vesuviani. Nelle sue numerose contraddizioni, infatti, Napoli li ingloba nella sua attuale forma di comune metropolitano, eppure li tiene in qualche modo distanti. In uno di questi, a San Gennaro Vesuviano, nel mezzo della Pianura Campana (la Campania Felix dei romani antichi), vi è la casa dello chef Alfonso Crisci: Taverna Vesuviana (via Nuova Saviano, 207). Nel solco della tradizione di questi luoghi, nei quali già nel tardo ‘500 erano numerose le taverne e le locande, strategicamente qui posizionate per dare ristoro ai numerosi viandanti, Alfonso ha qui immaginato la sua confortevole taverna, celata sotto le forme di un moderno ma intimo e caloroso ristorante.

taverna vesuviana

La sala è ben arredata, sobria ma elegante, in sottofondo un morbido ambient di musica appena un po’ jazz. Su una parete frontale fanno bella mostra di sé i vini, dichiarazione d’intento di un ristorante ambizioso come il suo patron. Le prime tre portate sono amuse-bouche, i piatti si susseguono e confermano di volta in volta l'ingegno culinario di alfonso crisci segni premonitori della fruttuosità dell’ingegno culinario di Alfonso, confermato in seguito. Accanto a un indovinato ed equilibrato Bloody Mary, ci viene servito un Gambero rosso braisé con foie gras – buono, forse un po’ nudo – con accanto un gel al limone, poi un’Ostrica con mango e fragole sferificate completata con un infuso di mela annurca. I primi due antipasti sono uno scampo crudo e la sua bisque su burrata di Andria con spuma di cetriolo e la Terrina coreana: quest’ultima è una creazione a quattro mani con l’amico-collega Moreno Cedroni, ed è composta da halibut marinato, riso sbianchito all’aceto di mele, uovo confit, cavolo cinese, spinaci ripassati e peperoni in agrodolce con infuso al tè verde e cardamomo. Originale e internazionale. A seguire la Tartare di fassona con capperi di salina, polvere di pomodoro vesuviano, semi di canapa, zabaione al rum e granita di mozzarella è più classica ma eseguita senza difetti.

taverna vesuviana

Arriviamo ai primi piatti: Tagliolini fatti in casa con clorofilla di basilico conditi con salsa di broccoletti e gamberi rossi di Mazara a crudo. A seguire un Risotto cacio e pepe con pancetta di stoccafisso e bottarga di tonno, gustoso e rotondo con il formaggio che nasconde appena il vigore del pesce. Tra i secondi ci viene servito un Baccalà confit su salsa di papaccella napoletana, fibre di sedano e germogli di melissa. Il sorbetto Apple, unica pietanza già vista su questi tavoli oltre alla già citata Terrina Coreana, con mela e acido citrico, è una bella rivelazione, utile a ripulire il palato in attesa dell’Agnello in crosta di pistacchio, bietoline e asparago ghiacciato, ben strutturato (solo appena troppo cotto).

taverna vesuviana

Il predessert è un gustoso Frozen Tangerine e il dessert una millefoglie con crema inglese e albicocche bruciate. Due parole sul servizio e i ragazzi della brigata: disponibili ed entusiasti della loro missione. Missione perché nei dintorni del locale si coglie il peso di tutta quella serie di occasioni perdute, un po’ per colpa e un po’ per destino, come troppo spesso accade nel nostro sud d’Italia. Per quanto abusati siano i concetti di tradizione, ricerca e innovazione, Alfonso Crisci e la sua Taverna Vesuviana affondano davvero le proprie radici in profondità, per legarsi a questa terra attraverso il rispetto per le sue materie prime, naturali e umane. Provano a isolarsi senza tuttavia nascondersi, rivendicando invece le proprie diversità, come la ferma volontà di cambiare e scoprire, perché lo sguardo è avanti, sempre.

  • IMMAGINE
  • Domenico Catapano

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