Cuochi d’Italia: perché funziona il format di Tv8 che celebra la cucina regionale

23 febbraio 2018

Ci hanno messo dentro la bellezza della cucina regionale italiana. Ci sono le ricette della tradizione, tramandate da generazione in generazione, ci sono gli sfidanti, ristoratori preparati e piuttosto ruspanti, che gareggiano tra loro offrendo al pubblico il meglio del proprio territorio. C’è Alessandro Borghese al timone, garanzia di sfondare con un programma così pensato. Dietro al successo di Cuochi d’Italia, il format di Tv8 che ha appena incoronato l’Umbria come regione vincente della seconda edizione, c’è probabilmente una serie di elementi che si combina in maniera eccelsa.

cuochi-ditalia_alessandro-borghese

In primis, la solida e genuina cucina di casa. Che senza alcun fronzolo, dalle mani dei concorrenti sgorga vivida nelle riprese in studio. Forse un po’ grossolana, sicuramente molto popolare e senza quella sofisticatezza – qualcuno oserebbe spocchia – tipica di altri programmi molto più blasonati. Qui, in soli quaranta minuti, con quel fare molto spiccio e alla mano, tipico di Borghese, la cucina si racconta con un approccio che è tanto gustoso quanto casareccio e ci troviamo davanti a un programma che nulla ha del talent e molto ha del cooking. Senza tralasciare, peraltro, i telespettatori, cui elargire consigli e dispense alla prima occasione utile.

cuochi-ditalia_finalisti

In ogni puntata, due cuochi si sfidano in una doppia manche. Le prime dieci puntate sono sfide dirette, con i due cuochi a darsi battaglia su un piatto tipico prima della regione di uno, poi di quella dell’altro, con un vincitore per ogni puntata. Quindi, nelle successive cinque puntate, i vincitori del primo turno si sfidano in due manches: nella prima, in concorrente che gioca in casa porta un ingrediente tipico della propria regione e i due giudici Esposito e Tomei scelgono gli ingredienti da abbinare.

cuochi-ditalia_ingredienti-tipici

Nella seconda, invece, l’avversario propone un ingrediente simbolo della propria regione di appartenenza. Solo cinque accedono al terzo turno, mentre il sesto sfidante viene scelto con il ripescaggio. Tre sono quindi poi le puntate in cui i cuochi si contendono la vittoria, affrontandosi sui rispettivi ingredienti regionali: solo in 4 arrivano alla semifinale, divisa in due duelli diretti, in cui cucinare piatti scelti dai giudici. Per aggiudicarsi il titolo di miglior cuoco regionale d’Italia, i due finalisti devono quindi presentare un menu di due portate, che valorizzi appieno tradizione e territorio: non basta, perciò, conoscere le ricette della propria regione, ma è necessario conoscere – e a fondo – anche quelle delle altre con cui ci si sfida.

cuochi-ditalia_partecipanti

Ciò che rende questo programma così vivo è proprio quest’assenza completa di pretese da gourmet, pur essendo Borghese affiancato da due chef stellati come Gennaro Esposito e Cristiano Tomei. Cuochi d'Italia racconta la cucina di casa, le tradizioni e i prodotti del territorio La cucina è verace, figlia sia dei concorrenti – che in gara possono contare su un tifo praticamente da stadio – sia delle tradizioni e dei territori. Ed è forse qui, in quest’ulteriore omaggio al nostro Bel Paese, fatto di storie, di aneddoti, di segreti e di ricette di famiglia, che si trova la chiave di volta: quel che Chef Rubio è andato a cercare minuziosamente in giro per l’Italia, insomma, Borghese è certamente riuscito a portare in uno studio televisivo.

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