Le storie dei grandi pasticcieri: Christophe Michalak

26 febbraio 2018

È uno dei volti televisivi più conosciuti di Francia, ha una scuola che porta il suo nome, pubblica libri che vanno sold-out in poche settimane dall’uscita, è piuttosto belloccio e, come se non bastasse, Christophe Michalak, è uno chef pasticciere di indubbio talento ed estrema creatività, annoverato tra i più influenti al mondo. A 16 anni era già professionista e l'esperienze da Ducasse e Hermè ne hanno consacrano tecnica e creatività Classe 1973, nato a Senlis, a pochi chilometri da Parigi, diventa professionista a 16 anni. A 27 è chef pâtissière al Plaza Athénée di Alain Ducasse, nel 2005 vince la coppa del mondo a Lione con il team francese e nel 2013 è insignito del premio Pasticciere dell’Anno dall’associazione Relais Desserts presieduta da Pierre Hermè. È proprio quest’ultimo uno dei maestri a cui Cristophe si ispira, “perché ha portato alla ribalta il concetto di Haute Patisserie a cui mi rifaccio” – ha detto in un’intervista; “e poi c’è Gastone Lenotre per l’uso maniacale delle migliori materie prima e Philippe Conticini per la creatività fuori dal comune”. Fonti di ispirazione dalle quali partire ma non punti di arrivo.

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Michalak ha fatto capire fin da subito quanta fosse la sua voglia di legittimarsi nel panorama della pasticceria mondiale ed eccolo infatti trovare una personalissima cifra estetica con questi dolci carichi di frutta fresca e decorazioni naturali che, a un primo sguardo, sembrano disposte in maniera casuale e invece, a una più attenta osservazione, si notano  giochi di colori, morbidezze e croccantezze mescolate, punti acidi e dolci perfettamente bilanciati.

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E tanta bellezza sigillata in maniera un po’ arrogante (ma irresistibile) dal logo di Christophe Michalak, il tracciato di un battito cardiaco nero su sfondo bianco, “perché la pasticceria è uno sport da combattimento”. I nomi dei suoi dolci contengono sempre la lettera k come per i famosissimi Cosmik, i dolci in barattolo venduti con un cucchiaino abbinato. Una lettera che è la sua firma, il suo sigillo di indipendenza, che definisce la volontà di essere il migliore.

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Già nel suo periodo come assistente di Pierre Hermè, Michalak si fece notare per tecnica, creatività, tenacia e soprattutto per un carattere tutt’altro che sommesso; da qui il soprannome di pasticciere rumoroso. “La pasticceria è molto più impegnativa della cucina, richiede una precisione diabolica e una grande forza d’animo, chi è debole nella vita non potrà mai diventare un grande pasticciere”.

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Ha impiegato vent’anni per mettere a punto la ricetta per una mousse al cioccolato perfetta; ha replicato tutte le ricette trovate sui libri dei suoi maestri adattandole al suo gusto personale. La sua pasticceria ha un forte impatto estetico, un sapore diretto e dona un piacere immediato: una pasticceria emotiva l’hanno definita.

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Di sicuro una mano che non lascia nulla al caso, un occhio sempre pronto a cogliere l’armonia del cibo e un palato raffinato che regala emozioni talmente intense che la casa di gioielli più famosa al mondo, Cartier, ha chiesto e ottenuto che Cristophe aprisse una piccola sala da tè, al piano superiore del negozio di Ginevra, dove i più fortunati, possano farsi un regalo ancora più bello di un gioiello assaggiando le creazioni del maestro. Gratis, paga il gioielliere.

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A ottobre 2018 si inaugura il suo primo franchise fuori Francia, in Giappone, e la sua scuola Michalak Masterclass continua ad avere mesi di attesa. Sarà cresciuto, questo è certo, ma il rumore continua a farlo ancora.

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