Riapre il Tino a Fiumicino: cosa cambia in casa Usai

9 marzo 2018

C’è chi ama i cambiamenti e chi li detesta; c’è chi li vede come una opportunità per spostare il punto di vista, per ripartire a esplorare il mondo e c’è chi, affamato di nuovi inizi, ricomincia all’infinito. A parer nostro Daniele Usai è l’uomo al punto tre. Pronto ai grandi passi e determinato a fare sempre meglio. E lo diciamo a ragion veduta, che i fatti parlano da sé. Nel 2015 arriva la stella, nel 2016 il suo Tino si sposta da Ostia alla vicina Fiumicino, in questa nuova sede prende poi vita, al piano inferiore rispetto al ristorante, il bistrot Quarantunododici (4112 per i più smart). il tino e il bistrot di lele usai cambiano nella forma e migliorano nella sostanzaLa struttura che ospita il progetto ristorativo di Lele è quella del Nautilus: uno degli ormeggi più importanti del Lazio, punto di riferimento per il mondo velico, Yacht Club e Spa. Esclusività senza perentoria ostentazione, forte la volontà di imporsi come luogo di relax e bonheur. In questo 2018 si cambia ancora, chi si ferma è perduto. Quindi breve sosta per il ristorante e nuova vita per il bistrot. Cambia la forma per migliorare la sostanza. Ma un passo alla volta.

lele-usai

Abbiamo incontrato Lele in quel di Courmayeur, il volto disteso e la promessa di vedersi al più presto a latitudini meno elevate e climi più miti. Anche noi eravamo distesi visto che stringevamo tra le mani un esempio del suo amore per il mare, per il risotto di mare: Risotto cremolato agli scampi. Ci si sbagliava. L’incontro c’è stato, ovviamente a Fiumicino, ma nella settimana più fredda dell’anno. Neve e ghiaccio al di qua degli ormeggi, delle grandi imbarcazioni, delle belle vetrate del 4112. Un incontro per raccontarci le novità, ciò che bolliva in pentola.

Quarantunododici

4112-cozze

Fino a febbraio il bistrot di casa Usai apriva da mattina all’aperitivo, ma ora che la primavera si appressa l’apertura si dilata fino a sera. Qui sarà possibile cenare all’aperto quando le temperature sono clementi o accomodarsi nell’ampia sala nel resto dell’anno. E per chi si chiede se ci fosse necessità di un secondo ristorante e come questo modificherà l’offerta del Tino, la risposta viene facile. Lo chef ha bisogno di offrire un’esperienza rilassata e sicuramente più verace, che faccia una cucina di materie prime più che di concetto, in cui le conchiglie abbiano la setosità e la sapidità del mare, in cui il calamaro non rincorra abbinamenti troppo arditi ma si crogioli nella bontà di una tempura. Sauté di cozze, tartare, crudi, zuppa, puttanesca e pescatora, grigliata mista, fritti: un ristorante di mare, come ce lo si aspetta. Autentico.

Il Tino

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Per il Tino invece a cambiare sono l’ingresso e la sala. Una scala esterna permetterà di passare al piano superiore senza attraversare il bistrot. Una grande cucina a vista dominerà lo spazio della sala e permetterà ai commensali di guardare al di là del vetro, di ammirare il lavorio incessante ai fornelli. Non si guardi però alla diminuzione dei posti come a un malus, quanto più come una ulteriore possibilità di crescita: quando i tavoli passano da 12 a 8 la brigata può seguire ogni portata con ancora più cura, con ancora più attenzione. Lo chef ne è entusiasta, d’altronde ora potrà uscire dalla cucina e coccolare egli stesso i suoi ospiti. Lo start è previsto per il 15 marzo. A noi non resta che prenotare una cena primaverile, Burian permettendo.

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