L’ultimo trend del sushi? Si stampa in 3D

21 marzo 2018

Amate il sushi e i videogame di una volta? Allora preparatevi, perché è in arrivo qualcosa che di certo catturerà la vostra attenzione. Nel corso dell’edizione 2018 del SXSW, festival organizzato ogni anno ad Austin (Texas) e dedicato alla musica e alla tecnologia, l’azienda giapponese Open Meals ha presentato la sua stampante Pixel Food, che stampa sushi in 3D. Sushi non solo da guardare, ma anche da mangiare.

Come funziona la stampante

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La macchina presentata da Open Meals al SXSW 2018 è dotata di un braccio robotico che consente di stampare sushi e altri alimenti – fra cui gli hamburger – in 3D. Il cibo pixelato, più precisamente, è stampato utilizzando la piattaforma digitale Food Base, che memorizza i dati relativi al sapore, alla forma, alla consistenza, al colore e alle sostanze nutritive dei cibi. L’utente ne seleziona uno e il braccio robotico realizza cubetti di pixel composti di gel commestibile con le caratteristiche fornite dai suddetti dati. I piccoli blocchi sono quindi impilati per ottenere un determinato prodotto; il risultato conduce inevitabilmente il pensiero a Mario Bros e agli oggetti che popolavano il suo mondo in 8bit. Videogame di una volta, appunto.

Ampliare l’universo food

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La stampante Pixel Food della giapponese Open Meals non si può ancora acquistare poiché la società in questione sta aspettando la concessione del brevetto. Sul sito ufficiale, però, si legge che la macchina non si limita a fare semplici riproduzioni ma permette di una possibilità per chi vive nei cosiddetti deserti alimentariprogettare e creare tutti i piatti desiderati per ampliare notevolmente le possibilità di cibo”. L’obiettivo di Open Meals, sappiatelo, è digitalizzare e stampare in 3D tutti gli alimenti del mondo. Il motivo? Avere una disponibilità illimitata ovunque e in qualsiasi momento. Hai voglia di cibo etiope ma non riesci a trovare un ristorante dedicato? Basta premere un pulsante della stampante e scaricare i piatti desiderati, con la stessa facilità con cui si scarica la musica. Potrebbe anche essere un’interessante possibilità per chi vive nei cosiddetti deserti alimentari, cioè quelle aree che si estendono per chilometri all’interno delle megalopoli e nelle quali risulta impossibile avere accesso a prodotti di qualità. Certo, poi è una questione di punti di vista. Perché l’idea del cibo 3D non è per tutti sinonimo di qualità.

Una soluzione per gli astronauti?

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Non si esclude che la stampante di Open Meals possa essere accolta con entusiasmo dagli astronauti: viene da supporre che preferirebbero il sushi pixelato alle composte di mele in tubetto e al gelato liofilizzato. E a ciò si aggiunga il fatto che, se davvero il cibo stampato in 3D contiene gli stessi nutrienti di quello normale, molti problemi (nello spazio e sulla terra) potrebbero essere risolti.

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