Asia’s 50 Best Restaurants: le nostre previsioni

26 marzo 2018
di Alessandra Gesuelli

Emozioni, speranze, chi sale e chi scende. Comunque la si voglia vedere, se come un gioco tra i migliori al mondo, oppure come una notte degli Oscar che può cambiare il corso di una carriera, la serata di premiazione di ogni 50 Best Restaurants è ormai un appuntamento imperdibile, un momento privilegiato per capire quali sono i trend globali, quali paesi e chef stanno indicando la strada. Agli Asia’s 50 Best Restaurants di Macao la notte del 27 marzo si riaprono i giochi per chi vuole contare nel grande continente. Ecco le nostre idee e previsioni.

Si sbarca a Macao

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Dopo 2 anni di seguito a Bangkok, la manifestazione sbarca in Cina e lo fa nella ex colonia portoghese di Macao, l'evento cambia location: si va a macao, e non sarebbe strano veder salire in classifica i padroni di casa mix insolito tra Las Vegas e il Chiado di Lisbona ma in salsa cinese, per via dei suoi futuristici casinò tra antiche chiese e qualche convento storico. Siamo a 45 minuti di traghetto veloce da Hong Kong. Difficile pensare che la location non influenzi almeno un pochino la lista e che non salgano in classifica gli chef, padroni di casa, di cucina cinese e cantonese. Tra i favoriti il decano Chan Yan Tak del Lung King Heen (in foto), all’interno dell’hotel Four Seasons, nonostante sia sceso al n. 17 lo scorso anno. Anche i due nomi di Macao gia nei 50 Best potrebbero guadagnare posizioni, in prima linea il cantonese Jade Dragon guidato da Tam Kwok Fung (ora 32°). E chissà se rientrerà in classifica Bo Innovation, indirizzo di cucina cinese contemporanea di Hong Kong (era n° 41 nel 2016), frutto dell’estro creativo di Alvin Leung. C’è poi da tenere d’occhio qualche indirizzo di Hong Kong già sotto i riflettori dell’Academy che ha tutte le carte in regola per essere in lista, come il Vea di Hong Kong, francese con influenze asiatiche, guidato da Vicky Cheng. Ad arricchire l’offerta in cucina, al piano di sotto rispetto al ristorante, c’è il bel bar guidato da Antonio Lai, uno dei migliori bartender in città.  Il posto è molto trendy e si fatica a prenotare.

Il podio del dopo Gaggan

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Sul palco del Wynn Palace, dopo 3 anni di fila al primo posto, Gaggan Anand è probabile che lasci la posizione più alta, riaprendo così i giochi per il podio con un rimescolamento generale nella zona che scotta della lista. dopo 3 anni di fila al primo posto, ci chiediamo se sarà ancora gaggan anand a capitanare la classifica Di certo non sarà l’anno di Andre Chiang, come in molti avrebbero auspicato. Lo chef ha appena ricevuto il Diners Club Lifetime Achievement Award – Asia (tra i premi che vengono annunciati in anticipo rispetto alla serata). Questo perché ha chiuso il suo André, ristorante simbolo di Singapore, al numero due della classifica, per tornare nella sua Taiwan, concentrarsi su nuove aperture e sul suo Raw, a Taipei. Forse non è un caso. Intanto perché vuole far crescere il locale nella classifica 50 Best Asia (è n° 24) e poi perché quest’anno arriva a Taiwan la guida Michelin. La destinazione riserverà di certo sorprese interessanti.

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Molti ora puntano sul primo posto all’Amber di Hong Kong (in foto), di Richard Ekkebus, pronto per la posizione più alta e in ascesa da qualche anno, dal sesto posto del 2015 al terzo attuale (anche nella World’s 50 Best Restaurants è n° 24). chissà che il primo posto non vada ad amber, ristorante della vicina hong kong Il riconoscimento arriverebbe però idealmente a conclusione di un ciclo anziché all’inizio. Amber a luglio chiude per riaprire rinnovato dopo 12 anni: nuovi gli interni e soprattutto il menu. Un importante progetto a cui lo chef lavora da 4 anni e che non può essere sfuggito all’Academy che vota. Se Ekkebus rinnova, lo fa per stupire e aprire un nuovo corso. C’è poi il decano David Thompson che con il Nahm di Bangkok resta da anni tra i top ten in classifica (ora è quinto) e potrebbe quindi continuare a sorprendere. Sceso al numero 6 dal secondo posto nel 2016, chef Narisawa, con il suo ristorante a Tokyo, riscalda i motori e chissà che il primo posto non vada in Giappone.

Paul Pairet l’ousider

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Sorprendente, sperimentatore, l’aria da ribelle della cucina. Paul Pairet, francese innamorato dell’Asia, continua a convincere e piacere e potrebbe essere l’outsider di questa edizione. Attualmente è al numero 8 con il suo Ultraviolet a Shanghai, esperienza di immersive dining, e n°41 al mondo. Nell’autunno scorso il ristorante ha preso finalmente le 3 stelle Michelin, un riconoscimento che, per quanto sganciato dai criteri dell’Academy, indica certamente una costante ricerca della qualità e dell’eccellenza nei 5 anni di vita del ristorante. Potrebbe essere il suo momento.

Gli italiani in gara

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Grandi aspettative per lo chef bergamasco Umberto Bombana e il suo 8 ½ Otto e Mezzo, in piena ascesa dal tredicesimo del 2016 al quarto dello scorso anno. il tifo italiano va tutto a umberto bombana e luca fantin Lo chef rappresenta l’eccellenza italiana nel cuore di Hong Kong e conosce più di chiunque altro la scena gastronomica della destinazione: è in città dal 1993, un pezzo di storia dell’alta cucina da queste parti. La sua salita sul podio sarebbe un importante riconoscimento per il lavoro attento che fa sull’autentico gusto made in Italy. Sarebbe un perfetto best climber il ristorante del Bulgari Hotel di Tokyo, guidato da Luca Fantin, il cui ingresso in classifica è atteso in questa edizione ed è probabile che avvenga nelle posizioni alte, appunto come best climber, il titolo che è assegnato al migliore scalatore della lista. La sua cucina italiana con forti influenze asiatiche, la sua ricerca su ingredienti e materie prime, merita decisamente un riconoscimento nei 50 Best.

Occhio agli emergenti

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Sulla crescita di Taiwan si è già accennato ma tenete d’occhio anche altri nomi e destinazioni.  Intanto Bangkok, dove è già emerso da tempo Suhring, bisogna pensare anche agli emergenti: suhring, odette, jungsik, den gestito dai due fratelli tedeschi che danno il nome al locale e da cui tutti vogliono andare a mangiare. Poi a Singapore dove Odette è una certezza da tempo e si candida a essere il nuovo locale simbolo dell’alta gastronomia nella città del Leone (dopo André). La Corea, già emersa da tempo, vede ora in Jungsik, di Junsik Yim, al numero 25, una reale opportunità di salire in alto nella classifica. Anche il giovane chef giapponese Zaiyu Hasegawa del Den di Tokyo (in foto), già numero 11, ha tutte le carte in regola per crescere nella lista.

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Le Filippine si imporranno sempre di più. Il percorso ha avuto inizio già due anni fa con la premiazione nel 2016 di Margarita Fores come Asia’s Best Female Chef. Quest’anno il The Miele One to Watch Award (altro premio già annunciato) è andato al bravo Jordy Navarra di Toyo Eatery a Manila. E infine guardate il team di Locavore a Ubud, Bali. Ora il locale è al numero 22, ma, grazie al lavoro sui sapori locali con i produttori, può fare molto in futuro.

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