Milano: il Rebelot da domani non sarà più lo stesso

19 aprile 2018

A Milano c’è un bar dove si mangia. Un luogo simile a molti altri ma assolutamente diverso da tutti: Rebelot (ripa di Porta Ticinese, 55). Inizialmente nacque come fratello minore di uno storico ristorante che sui Navigli e dei Navigli ha scritto la storia. il rebelot di milano cambia gestione e chef Da subito fu capace di creare un’atmosfera frizzante e stimolante dove la materia prima incontrava un pizzico di follia. L’offerta, golosa e intrigante, ha sempre brillantemente coniugato il modello di accoglienza (tipico di un ambiente familiare e senza fronzoli) con la qualità delle materie prime e la stimolante presentazione di nuovi accostamenti, nuovi sapori e nuove idee. I mattoni a vista hanno raccontato di vecchia osteria, ma anche di antico casale di campagna, magari dei nonni. Così i tavoli in legno e quel meraviglioso bancone, scrigno di cocktail d’avanguardia pensati per essere apprezzati anche a tavola, hanno fatto del Rebelot un format giovane, informale e internazionale.

Matteo Monti Rebelot Ok

Il bar dove si mangia, in realtà c’era, non c’è. Non so cosa diverrà ma di sicuro non sarà più lo stesso da domani 19 aprile, quando Matteo Monti sarà andato via. Non so se cambierà l’ambiente e se vi sarà una nuova idea di locale, ma di sicuro non ci sarà più quella consapevolezza di coraggio, di azzardo, che Matteo Monti gli aveva donato. Perderemo una cucina piena di sfumature e ricercatezza che Matteo aveva insegnato a tutti noi golosi ad apprezzare, oltre gli schemi della cucina di tendenza. Sarà impossibile emulare la sua gioviale capacità di rendere ogni cliente partecipe del suo disegno culinario. Simpatia, estro, disponibilità mi hanno letteralmente fatto innamorare di quella sua filosofia di cucina, un pochino romantica e intrisa di generosità.

rebelot-2

Una sera a cena Matteo mi disse: “Vorrei che Rebelot restasse sempre un locale dinamico, giovane, moderno, di alto livello ma senza pretese da classifiche e soprattutto borderline, è sempre stato il mio pallino! Proprio così me lo sono costruito piano piano in testa sin dal primo momento in cui ci sono entrato e poi l’ho visto materializzato!” Spero che possa presto trovare un altro nido dove far crescere i suoi pensieri, con lo stesso spirito folle che lo contraddistingue. Auguro a Matteo, ai suoi ragazzi, al nuovo progetto, tanta fortuna. Resta il fatto che quel rifugio, adorato e agognato in ogni mia visita a Milano, non ci sarà più. Per certi versi, a mio avviso, sappiate che saremo un pochino più poveri. Da domani.

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