L’olio DOP Riviera Ligure accompagna l’alta ristorazione italiana

10 maggio 2018

Tre città italiane simbolo dell’alta ristorazione e del mangiar bene; un olio DOP da valorizzare; un progetto per far conoscere la peculiarità di un prodotto unico: un progetto per far conoscere la peculiarità di un prodotto unico sono questi i numeri principali della campagna Qualità Certificata nell’Alta Cucina, un’iniziativa rivolta al settore Horeca che ha coinvolto ristoranti e ristoratori. Per l’occasione il Consorzio di Tutela dell’Olio extravergine DOP Riviera Ligure si è rivolto a un partner d’eccellenza, Fondazione Qualivita, una realtà che da più di 15 anni opera per la protezione e valorizzazione del patrimonio gastronomico italiano. L’obiettivo del progetto è creare un nuovo posizionamento per l’Olio extravergine DOP Riviera Ligure, un olio dalle caratteristiche uniche come la sua terra d’origine: il posto ideale si è rivelato essere l’alta ristorazione e la distribuzione gourmet, dove valorizzare e apprezzare un prodotto prezioso.

Gli incontri

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Oltre 70 operatori del settore Horeca sono stati coinvolti dal Consorzio, da Qualivita e grazie all’ammissione del progetto al Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Liguria. gli incontri dedicati all'olio extravergine dop riviera ligure si sono svolti a milano, torino e parma Per mettere adeguatamente sotto i riflettori l’olio extravergine DOP Riviera Ligure sono stati organizzati incontri di degustazione a Milano, Torino e Parma. A Milano si è partiti dal ristorante dello chef stellato Gaetano Simonato, da sempre in prima linea nella valorizzazione dell’olio nella ristorazione di livello. Simonato si è poi spostato a Torino, al ristorante Les Petites Madeleines, dove con Stefano Sforza – resident chef – e la sua brigata ha realizzato un menu in cui l’olio extravergine DOP Riviera Ligure è stato protagonista dall’antipasto al dolce. Per concludere si è giunti nella food valley italiana, la provincia di Parma, e in particolare a Fidenza, alla corte di Cristina Cerbi e Luca Caraffini all’Osteria di Fornio.

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Durante ognuno degli appuntamenti si è tenuta inoltre una degustazione tecnica per gli operatori professionali. L’unione di menu stellati creati ad hoc sull’olio extravergine, dello storytelling diretto dei produttori liguri e il giudizio tecnico, ha ottenuto di far appassionare al prodotto, un’eccellenza storica del patrimonio oleario nazionale.

Le caratteristiche dell’olio extravergine dop riviera ligure

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Si tratta di un olio delicato, dolce, dalle leggere note fruttate, con sensazioni attenuate di amaro e piccante. Proprio questa leggerezza di gusto – in cui si possono riconoscere sentori di mandorla, carciofo, mela ed erbe selvatiche – lo rende versatile in cucina, poiché non copre il sapore delle pietanze. L’utilizzo ideale lo vede protagonista di piatti di verdure e di pesce; la sua spiccata nota dolce può essere valorizzata in pasticceria.

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Le caratteristiche dell’olio DOP Riviera Ligure sono legate in gran parte all’oliva Taggiasca, la protagonista assoluta del territorio da secoli. Insieme ad altre cultivar autoctone dà origine all’olio DOP Riviera Ligure, come pure le altrettanto celebri olive da tavola

Obiettivi e futuro

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Come auspica Carlo Siffredi, presidente del Consorzio di Tutela dell’Olio extravergine DOP Riviera Ligure, il futuro di questo prodotto peculiare della gastronomia italiana è legato alla ristorazione di qualità, consolidare il recupero degli oliveti abbandonati in liguria una ristorazione che sappia valorizzare l’olio come avviene già per altre materie prime di alto livello. La presenza di consumatori sempre più attenti alla qualità dei cibi e della tavola è il panorama ideale per un prodotto che fa delle certificazioni e della filiera produttiva completamente tracciabile uno dei propri punti di forza. Non solo: legare un frutto della terra quale è l’olio extravergine di oliva all’alta cucina, serve a ricordare “l’importanza delle attestazioni di origine negli oli extravergini di oliva per consolidare il recupero che sta avvenendo, ad esempio in Liguria, degli oliveti abbandonati, con importanti positive ricadute dal punto di vista dell’ambiente, del paesaggio e dello sviluppo economico e sociale nel nostro entroterra“, conclude Siffredi.

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