Alessandro Pieravanti: la relazione tra il cuoco e il musicista

23 maggio 2018

Si è conclusa da poco la seconda puntata di FrigoBar Tales, il progetto a marchio Agrodolce nato dall’intento di unire cibo e musica attraverso il filo conduttore del viaggio. Il nostro ospite Alessandro Pieravanti, batterista, percussionista e voce narrante del gruppo folk romano Il muro del canto, è anche e soprattutto un cantastorie. Un tempo i cantastorie erano artisti di strada capaci di incantare e coinvolgere con le loro storie un’intera comunità. Pieravanti incanta i suoi ascoltatori con storie di vita vissuta, riflessioni, frasi, storie metropolitane e di riscatto Ed è un po’ questo che fa Pieravanti ai nostri giorni. Incanta i suoi ascoltatori con storie di vita vissuta, riflessioni, frasi, storie metropolitane e di riscatto, raccontate con quel fare intenso e diretto, tipico della romanità. Sfogliando il suo libro Mestieri, non potevamo non accorgerci di un testo che mette in luce la relazione che c’è tra il mestiere di cuoco e quello di musicista. Due mestieri che hanno un unico comune denominatore: l’arte. Quella creatività che fin da piccoli spinge a mettere per la prima volta mano ai fornelli o a suonare le prime note, la tensione delle prime esibizioni su un palco, paragonata al timore che il proprio piatto non sarà apprezzato. Quella voglia comune di stupire, di essere apprezzati per qualcosa che ti rappresenti fino in fondo, che sia una canzone scritta, o un piatto pensato, inventato e infine realizzato. Un unico file rouge, che lega due mestieri solo apparentemente lontani.

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IL CUOCO | IL MUSICISTA

A seguire il testo che potete trovare nel suo libro Mestieri: 

Pensando a questi due mestieri mi sono fatto una convinzione: tra il lavoro di cuoco e quello di musicista c’è una profonda relazione. Inizi tutto da bambino con una grande voglia di condivisione, un sapore, un suono, un pensiero: il primo passo verso la creazione. Le prime note stentate. Aspetti che siano usciti tutti di prima mattina e quando tua madre non c’è ti impossessi della cucina; il processo è simile, mischiare i giusti ingredienti per un comune risultato copi le ricette prima di averne di tue, come si fa con le canzoni; canti Battisti, De Andrè, eviti Baglioni. Da bambino che sei sfrutti al massimo la tua fantasia, pentole e padelle diventano una batteria; poi le prove in saletta con i cartoni di uova come rivestimento. Dici: Dov’è il parallelo? Non c’è, ma mi divertiva l’accostamento. Il processo è simile, mischiare i giusti ingredienti per un comune risultato: intro, strofa e ritornello e poi lo special appena accennato; trasformare una propria idea in qualcosa che sia apprezzato, che sia una melodia o un gusto appena assaporato: I primi concerti scolastici, i concorsi, le prove giù in cantina, la gavetta che fa un cuoco quando parte da essere aiuto di cucina: peli patate, lavi le pentole, e cerchi di imparare da chi è più grande e poi finalmente, il giorno in cui esce il tuo primo disco che diventi cuoco di un ristorante. La costante paura che a quel concerto non verrà nessuno. La cosa più brutta: che ti rimanda indietro un piatto qualcuno. La scaletta di un concerto si scrive come un menu studiatissimo: I primi brani sono l’aperitivo, ci rompi il ghiaccio: fai venire fame, ma non dai ancora il massimo. Poi il primo, un piatto di gusto e sostanza. Sei quasi a metà scaletta e stai per dare l’affondo. Il pubblico fa sì con la testa e si chiede cosa ci sarà di secondo. Fai una cover di un grande classico che viene dal passato, con le polpette di tua nonna non sbagli il risultato. Un pubblico sazio e contento che ha passato davvero una bella serata, ma prima di andare c’è il bis: amaro, caffè, grappa e crostata. La gioia, la festa, gli sguardi. Vorresti non smettere mai, un sorriso, una stretta di mano, capisci il senso di quello che fai. Poi spegni i fornelli e si spengono le luci del concerto, ricarichi il furgone, a quell’ora la città è un deserto. Sali le scale e ripensi al concerto, alla cena: quanto sarà stata apprezzata? Chiudi la porta, poggi la chitarra, starai da solo per l’ennesima nottata“.

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