Primi piatti 3.0: la pasta di banana

25 maggio 2018

Avete mai sentito parlare della pasta di banana? Non ci riferiamo a un primo piatto condito con un sugo a base del profumato frutto esotico. Stiamo parlando di pasta, come fusilli e tortiglioni, preparati con la farina delle banane verdi Matooke, frutti alla base dell’alimentazione in Uganda. una pasta prodotta con farina di banane verdi matooke, disponibile anche senza glutine Presenti anche in Ruanda dove sono chiamate Ibitoke, fanno parte delle banane da cottura come il platano. Sono da consumare principalmente cotti in diversi modi e accompagnati da carne o legumi. Queste banane verdi sono particolarmente ricche di potassio, magnesio, fibre e amido e oggi stanno passando alla ribalta mondiale per un interessante e innovativo utilizzo. In questi anni è stato infatti scoperto che la farina di queste banane può essere un ottimo sostituto della farina di grano. Uno studio dell’Università del Brasile pubblicato nel 2012 sul Journal of the Academy of Nutrition and Diseases evidenzia il fatto che la pasta senza glutine prodotta con la farina di banane verdi contiene circa il 98 % di grassi in meno rispetto a quella standard ed è più economica da produrre. I 75 volontari che hanno partecipato alla ricerca hanno detto che per sapore, profumo, aspetto e qualità i due prodotti erano molto simili.

La pasta Gabanna

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Vi abbiamo incuriositi? Preparatevi perché potremmo assaggiarla presto anche noi. Gabanna è un marchio di alimenti salutistici della start-up Green Banana Food Company (GBF) che propone proprio la pasta di banana. L’idea è del giovane Sean Patrick, originario dell’Uganda, che, dopo aver sperimentato ricette nella sua cucina e aver studiato le caratteristiche nutrizionali delle banane verdi in collaborazione con l’università di Wageningen, ha fondato la sua società nel 2016 in Olanda. L’idea di Sean era quella di creare un prodotto sano e, allo stesso tempo, sostenere i piccoli agricoltori dell’Uganda. Per produrre la pasta Gabanna la farina di banane verdi è mescolata con altri ingredienti come grano saraceno, miglio e tritordeum (un incrocio tra orzo selvatico e grano duro) oppure legumi.

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Il risultato è una pasta dal basso indice glicemico e con un ridotto contenuto di carboidrati, facile da digerire, ricca di fibre e disponibile anche nella versione senza glutine. Durante i giorni di selezione al programma di accelerazione dell’incubatore Startupbootcamp FoodTech con base a Roma, Sean ha preparato questa speciale pasta per un gruppo di italiani. Gli intervistati hanno risposto “Sembra pasta normale“, “Non si sente proprio il sapore di banana“, “È gustosa“. L’obiettivo è lanciare 3 varietà di pasta entro la fine del percorso di accelerazione e distribuirli in alcuni supermercati nei Paesi Bassi e in Italia. Dopo qualche mese dovremmo assistere anche al lancio di tipi di pasta senza glutine. La pasta di banana è pronta in 5 minuti e si può condire sia con il pesto, con sughi a base di verdure o, perché no, ricoprirla di besciamella e formaggio per una sfiziosa pasta al forno. Prossimo obiettivo? Produrre anche biscotti a base di farina di banane.

Un ingrediente equo-solidale

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Questo ingrediente non è importante solo per la salute di chi mangia la pasta di banana ma anche per chi produce la materia prima. Nel periodo del raccolto (circa 3 mesi l’anno) il mercato locale non riesce ad assorbire l’offerta: il modo migliore per valorizzare le piantagioni di banana verde sottoutilizzate alla fine della stagione gli agricoltori devono svendere il loro prodotto per potersene liberare prima che le banane verdi facciano una brutta fine. In più, sono gli intermediari che decidono il prezzo e ciò che è dato ai contadini non è sempre equo. Tanti quindi, soprattutto giovani, si allontano dalla terra che è invece una risorsa importante per l’Uganda, paese che sembra sia un territorio alquanto fertile. La farina, ottenuta dalle banane essiccate, aumenta il periodo di conservazione del prodotto garantendo nuovo valore alle produzioni sottoutilizzate. La Green Banana Food Company (GBF) inoltre si impegna a stipulare accordi con i piccoli agricoltori garantendo un giusto compenso per questa interessante materia prima. Si tratta quindi di un progetto a forte impatto sociale ispirato dall’esperienza del fondatore. Sean Patrick è infatti cresciuto in una famiglia di coltivatori di banane verdi. In più ha lavorato in una organizzazione non governativa ad Amsterdam dove ha capito che la maggior parte dei progetti di sostegno non vanno oltre il periodo di finanziamento e questo è un limite per lo sviluppo.

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