Il falso cibo italiano: il fenomeno dell’Italian Sounding

28 maggio 2018
di Alessandra Iannello

Zottarella, Parmesan, Kressekko, Barollo: sembrano i nomi di strani personaggi di un fumetto a tema gastronomico e invece sono solo alcuni dei prodotti che, all’estero, sono fatti passare per italiani. Il fenomeno si chiama Italian Sounding, il fenomeno dell'italian sounding danneggia il nostro paese costa al nostro Paese oltre 100 miliardi di euro (con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio) e si tratta di prodotti falsificati che richiamano impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette italiane ma che nulla a che fare con il nostro sistema produttivo nazionale. A far esplodere il falso è la voglia di Italia che c’è all’estero ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche come l’embargo russo.

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Proprio in Russia si sta verificando un incremento massiccio di produzione locale di falso cibo italiano,A preoccupare sono anche i nuovi accordi commerciali bilaterali inaugurati con il Canada che legittimano la pirateria alimentare dal salame Italia alla mozzarella Casa Italia, dall’insalata Buona Italia alla robiola, ma anche la mortadella Milano, il Parmesan o la burrata, tutti rigorosamente made in Russia. A preoccupare sono anche i nuovi accordi commerciali bilaterali inaugurati con il Canada che, per la prima volta nella storia l’Unione Europea, legittimano in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti italiani più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. Così dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele fino al Parmigiano Reggiano, sono prodotti e commercializzati in Canada. Una strada che è stata poi il riferimento degli accordi conclusi successivamente con Giappone, Singapore e Messico che hanno tutelato una piccola percentuale dei prodotti tipici nazionali mentre pesanti possono essere gli effetti del negoziato in corso con i Paesi del Sud America (Mercosur) dove la produzione locale del cibo falso è tra le più fiorenti del mondo.

È inaccettabile – afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. All’estero, sono falsi più di 2 prodotti alimentari di tipo italiano su 3 e le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l’Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell’export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi”.

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Ma le falsificazioni non la fanno da padrone solo sugli scaffali dei supermercati stranieri. Infatti, secondo un rapporto del Censis,Purtroppo anche in Italia ci sono ristoranti con menu acchiappaturisti che dequalificano l'offerta enogastronomica italiana in più di un ristorante italiano su 3 (35%) sono serviti gli spaghetti alla bolognese che sono un piatto del tutto sconosciuto nella città emiliana, mentre nel 26% dei locali la cotoletta alla milanese è preparata erroneamente anche con carne di maiale o di pollo e nel 24% dei posti alla carbonara viene aggiunta la panna non prevista nella ricetta storica. Purtroppo questo avviene in Italia, dove i ristoranti hanno menu acchiappaturisti che dequalificano l’offerta enogastronomica italiana. Tra le specialità più tradite ci sono anche la pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce il Parmigiano Reggiano e il Pecorino Romano (23%), la pasta alla Norma con un formaggio diverso dalla ricotta salata (19%) e il Tiramisù (il dolce italiano più consumato all’estero) realizzato con sostituti delle sue componenti caratteristiche, savoiardi, mascarpone e marsala (19%).

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