Pipero dixit: i bicchieri di servizio

29 maggio 2018

Se di film come Casablanca (nonostante gli occhi glaciali e poi languidi di Ingrid Bergman, le inquadrature sospese che traboccano nostalgia) ricordate le infinite coppe di champagne di Bogart o se avete su tanti banconi (di fronte a tante malcapitate) tentato di sorseggiare Martini con la nonchalance di James Bond, sapete già quanto conti un bicchiere. Se invece servite tutto – dalla gassosa aperta da mesi fino al vino buono indegnamente capitato in casa vostra – in quei bicchieri di vetro stondati che si raggranellano solo nelle vecchie osterie, o addirittura nei bicchieri di plastica, avete bisogno di recuperare subitaneamente con excursus critico. ogni bevanda si esprime al meglio se servita nel bicchiere più adatto I bicchieri si usano da almeno 6000 anni: prima erano di argilla e legno, ora di vetro o cristallo; per qualcuno, d’oro e d’argento. Le loro componenti hanno dei nomi tecnici di puntualissima anatomia: orlo, bocca, fondo, pareti, a cui si possono aggiungere steli e piedi. Se siete persone raffinate, per cui i contenitori non hanno solo mero valore estetico ma anche potenziali di gusto e di stile, immaginerete che ogni prodotto potrà esprimersi al meglio nel bicchiere giusto. Invece di aprire su ogni dettaglio questioni annose e irrisolvibili (bere è pur sempre un piacere, prima di diventare occasione d’atteggiarsi per quarantenni che vanno dal barbiere col maglione girocollo), ci avvarremo dei pareri di Alessandro Pipero, maître e sommelier che a Roma e in tutta Italia ha allenato molti gourmet. Preoccupatevi solo di come impostare la conversazione mentre bevete (almeno finché sarete lucidi), perché quale tipologia di bicchiere usare ve lo spieghiamo noi.

  1. aperitivoAperitivo. Non stiamo parlando di succhi di frutta o bibite arancioni di dignità molto vaga, ma delle supreme e irresistibili bollicine. Se lo spumante secco si versa tradizionalmente nella chic flûte francese, Pipero consiglia un calice leggermente più ampio, ma che va comunque a restringersi nella parte alta, per non compromettere la concentrazione degli aromi. Questo concederà anche ai meno snodabili di gustarsi in pace il frizzante avvio di serata, soprattutto se potete permettervi uno champagne di qualità.
  2. vino-da-tavolaVino da tavola. Per tutto il pasto sarete invece accompagnati da bicchieri panciuti, più voluttuosi, il cui nome inglese richiama le rotondità del pallone: Balloon. Normalmente, quello per i vini bianchi è leggermente più slanciato, mentre quello per i rossi si lascia morbidamente andare. Considerata la loro importanza, la capacità di dare slancio e aria ai vini, Pipero suggerisce di riservarli a quelli più nobili, aromatici, persistenti.
  3. vino-dolceVino dolce. Con il dessert si alleggerisce normalmente anche l’impatto estetico del bicchiere, ingentilito in una classica forma a tulipano, dall’orlo svasato. Se si tratta di muffati e passiti giovani e profumati, ci si può concedere anche un calice meno sinuoso e comunque slanciato, capace di impreziosire il contenuto aromatico. Metterci i Sauternes per Pipero è, semplicemente, un delirio.
  4. distillatiDistillati. I distillati sono in realtà un universo, per parlarne bisognerebbe scoperchiare l’abisso infarcito di stanche chiacchiere dei dopocena. Con una certa capacità di sintesi, possiamo tutti accordarci su un intramontabile old fashioned, che fa subito film di gangster e fumo di sigaro su divani di pelle. Essendo giunti alla rilassata conclusione, Pipero ci concede tuttavia anche qualche colpo di teatro, ricordandoci l’importanza, almeno nel finale, di un po’ di sana scenografia.

Dopo aver esplorato il mondo dei bicchieri di servizio, un ringraziamento speciale va al nostro sponsor Bonaventura Maschio.

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