L’Abruzzo non è un paese per vecchi: ecco perché

21 giugno 2018

L’Abruzzo non è come pensate sia. Lo conoscete come meta di escursioni naturalistiche,  pellegrinaggi, ma ci fa piacere informarvi che l’Abruzzo non è solo una sequela di paeselli arroccati, begli scorci, cultura rurale. O meglio non solo. Scardinate i vostri schemi e immaginatelo come il luogo del buen retiro piuttosto. E per chi non sapesse: il buen retiro è sì il luogo dove riposare ma meglio ancora quello dove incontrare, segretamente, i propri amanti. O i propri amori. Per dirla in altri termini, l’Abruzzo è una alcova in cui si incontrano gola e bellezza. E per mostrare ai più una regione così bella e così poco conosciuta, che il Consorzio Tutela Vini D’Abruzzo ha ideato Percorsi. Che altro non sono se non dei percorsi, delle mappe interattive sulle quali disegnare il proprio itinerario alla scoperta della regione. Racchiuso in un sito di altissima navigabilità, un coacervo di informazioni storico artistiche ma anche eno-gastronomiche, a cui attingere a piene mani, con tanto di indirizzi, foto, informazioni utili, è offerto a chiunque voglia scegliere questi luoghi come meta di vacanza.

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10 gli itinerari fin qui disponibili, filtrabili secondo i propri interessi. L’Abruzzo che guarda alla Maiella, il nostro. Il territorio è quello comprende la valle del Foro, incastonata tra le provincie de L’Aquila, Pescara, Chieti, sovrastata dal monte Amaro -seconda vetta appenninica dopo il Gran Sasso. Luogo di grandi rilievi vicinissimi al mare. È terra legata alla terra, in particolare ai filari di Montepulciano, è patria della transumanza. Senza retorica è un territorio di tipicità ancora troppo poco esplorate, che ad oggi riesce solo in parte a comunicare. Volete sapere cosa scoprire qui ai piedi della Maiella? Ecco 3 buoni motivi per mollare la città e viaggiare fino all’Abruzzo.

I vini

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Sono proprio la cinta rappresentata da questa parte di Appennino, le modeste alture e lo sbalzo termico a rendere così vocata la zona. L’enoturismo è una risorsa tutta ancora da scoprire. E questo, che è l’anno del 50esimo anniversario della nascita della denominazione Montepulciano d’Abruzzo, è il momento migliore per visitare cantine e bere molti buoni bicchieri. Variegato il panorama delle aziende produttrici. Da quelle di grandi dimensioni che sanno abbracciare la produzione di un intero comune come quella di Tollo; a quelle più piccole che sono l’emblema di una famiglia di viticoltori come Cascina del colle. A quelle che hanno fatto della maestà della cantina (con il suo essere in sinergia con il paesaggio) uno dei cardini della propria filosofia come la Cantina Feuduccio; a chi, anni addietro, è tornato in Abruzzo per dare nuovo lustro al proprio paese di origine, a una tradizione vitivinicola che si andava perdendo come AgriCosimo.

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Tutte con una propria individualità e obiettivo: far conoscere la Doc di Villamagna, proporre un Cerasuolo di livello, tentare la via della spumantizzazione, offrire una esperienza completa di pernotto e ristorazione sostenibile. Tutte legate dal Consorzio di Tutela dei vini d’Abruzzo e concordi nel voler presentare al pubblico un prodotto sempre più aderente al terroir e controllato dalla terra al bicchiere. La cura formale di ciascuna realtà è estrema e non solo per quel che riguarda l’etichette ma anche l’accoglienza. Gli ospiti che giungeranno qui per una degustazione o per la visita in cantina saranno accolti con la tipica ospitalità abruzzese che non lesina in sorrisi e un generoso campionario della gastronomia della regione.

I prodotti

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E veniamo alla gastronomia della zona. Abbiamo già detto che panorama è punteggiato di tipicità. Molte notissime, altre meno note. (Ne citeremo solo alcune. Non ce ne vogliano i locali, una volta stimolata la curiosità starà ai viandanti scoprire altre delizie. Dicevamo.) Salumi, formaggi, dolci, ricette che siamo stufi di definire povere. Fate merenda con la rivotica, una crespella leggera di acqua e farina, che viene farcita abbondantemente con ottimo pecorino o un salume locale. Anche nella versione dolce con marmellata d’uva. L'abruzzo è ricco di materie prime di qualità e ricette della tradizioneOppure mollate tutto e andate a Guardiagrele. Il paesino è una miniatura di straordinaria fattura, curato nel lindore delle strade, nei bei balconi fioriti, nella bella facciata di Santa Maria Maggiore, nei vicoletti che si inerpicano. Famoso per la lavorazione dei metalli preziosi e per la fiera dell’Artigianato (che si tiene dal 1 al 20 agosto). Entrate nella pasticceria di Lullo Emo (Via Roma, 105) e ordinate un vassoio di sise delle monache. Non una, un vassoio. Queste lussureggianti cupolette sono realizzate con un pan di Spagna arioso e leggermente filante, ripieno di crema. Durante la degustazione non azzardatevi però a staccarvi dal bancone. Qui campeggia una utilissima spazzola, servirà per eliminare la cascata di zucchero a velo dai vostri vestiti e da quelli dei malcapitati che si troveranno nel vostro raggio di azione. Tra le eccellenze non dimenticate assolutamente la pecora. E non soffermatevi ai soli arrosticini. Questa zona di transumanza è depositaria di tutte le ricette che da questa tradizione pastorale derivano. Provate la pecora alla cottora. Dove?

I ristoranti

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Domenico Scotti del Greco, è lo chef del ristorante Santa Chiara di Guardiagrele (via Roma 10). La sua pecora è magistrale: scioglievole e rustica invita a chiedere del pane, da intingere nel fondo del piatto. Come si faceva qualche decennio fa. Tutta la sua cucina gioca con i prodotti del territorio e quelli che qui giungevano attraverso i tratturi (le strade erbose createsi dal passaggio e dal calpestio delle greggi e degli armenti). C’è Puglia e Molise nel menu del ristorante: pasta fatta in casa, legumi, ricette in umido. Rustico senza essere affettato, di ricerca senza essere pretestuoso.

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Per un indirizzo stellato non perdete Villa Majella (Via Sette Dolori 30, Guardiagrele). Una cena adatta anche a chi si dovesse avvicinare al mondo del fine dining da neofita. Per raccontare la storia della famiglia Tinari non basta un paragrafo, un articolo, una cena. Qui si rileggono i classici con una allure tutta francese che non si ferma al limitare della cucina, ma giunge in sala e arriva agli ospiti in tutta la sua proverbiale potenza espressiva. Non per altro i fratelli Pascal (direttore di sala) e Arcangelo (chef) hanno un passato che parla tanto italiano quanto francese. Per Pascal fu Dal pescatore prima e  l’Auberge de L’Ill poi, per Arcangelo la corte di Michel e Sebatien Bras. Superfluo ogni altro commento. Peppino il capo famiglia si occupa tutt’ora della produzione norcina, Angela e Ginetta (mamma e nonna) ancora sovraintendono alla cucina, alla gestione della fattoria.

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Venendo ai piatti. Per noi una degustazione che parte con un Tartare di pezzata rossa, lattuga alla brace e aceto di mele cotogne, orto e pascolo con leggere note tostate; L’asparago e l’uovo insalatina croccante che si sublima nella scioglievolezza del tuorlo d’uovo. Giunge ai Ravioli di burrata allo Zafferano de L’Aquila grassi e profumati, alla Sfoglia grezza al ragù di cinghiale e consommè al caffè che pur essendo potente risulta poetica, al Foie gras d’anatra alla brace in cui la cottura dimostra come sia auspicabile un ritorno al fuoco e alla padronanza di esso anche per i JRE. E ll Nostro Maialino Nero (in foto) estremamente cedevole e succoso nel contrasto con le erbe e per concludere un Semifreddo al Parrozzo che innalza una ode a questo goloso Abruzzo.

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