Pipero Dixit: come accogliere i clienti

26 giugno 2018

Siete mai stati accolti in un locale dalla voce cavernosa di un eremita calvo o dalle mani unte e umide di signore grevi che, senza parlare, con sommessi mugugni, vi portavano al tavolo prescelto? All’opposto del proprietario rabbioso e monosillabico, pipero ci svela qualche trucco per un'accoglienza elegante c’è la signora piena di certezze, quella che, non solo impone il suo menu, sa cosa berrai e decide il dessert, ma capisce all’istante ogni tuo turbamento interiore, tanto da presentarti, insieme al conto, la diagnosi, la configurazione astrale e un paio di ricette mediche. Il corrispettivo maschile è quello che ti strazia di domande (sul viaggio, sul parcheggio, sulla fame, sulla moglie, sul senso della vita) e poi sferra il colpo di grazia con la descrizione minuziosa di tutte le ricette, erba di campo per erba di campo. L’ideale, fortunatamente abbastanza abbordabile, sarebbe mangiare bene in un posto gradevole, curati da un personale ospitale, che pur tuttavia conosce il sacro senso del limite e lo esercita con piacevole discrezione. Dopo averci guidato tra bicchieri, posate, tovaglie e la degustazione di alcolici che rende tutto questo meno importante e più poetico, Alessandro Pipero ci svela anche i segreti di un benvenuto elegante. Ecco qualche trucco per accogliere i clienti come si deve.

  1. pipero-prenotazioneLa cena inizia dal momento della prenotazione. Questa per Pipero è la prima regola: il cliente deve essere viziato fin dal momento in cui sceglie un ristorante. A rispondere al telefono sarà allora il proprietario stesso, nella sua versione più cordiale e affabile; indagando velatamente sul suo ospite, si premurerà di captarne qualche segreto, le motivazioni che lo hanno spinto a chiamare, le aspettative, le acquoline. Se il proprietario è poi un vero appassionato (e non teme le derive inquietanti), vi cerca su WhatsApp, si imprime nella mente la vostra faccia e, sulla soglia del ristorante, vi chiama per nome, donandovi la sublime illusione di essere una star del proprio tempo.
  2. pipero-accoglienza-2Quando si va al ristorante, si ha fame. Può sembrare una tautologia, ma è una legge basica spesso dimenticata: normalmente si ha fame; spesso, se si è anche stati costretti ad attendere la propria accompagnatrice per venti cambi d’abito, si ha molta fame. Se si considera la propria vita solo in funzione di ciò che si mangerà, si ha moltissima fame. Pipero, con vera generosità da padre missionario, consiglia di curare subito il cliente: champagne, pane caldo, un piccolo aperitivo della cucina. Si acquieta lo stomaco, ci si distende e si comincia la serata con spensierata rilassatezza.
  3. pipero-cucina-e-salaL’accoglienza è il momento più importante. Secondo Pipero, siamo disposti a tollerare un errore della cucina, mentre ci leghiamo al dito con severa ferocia una mancata accoglienza, la cattiva gestione della sala, un trattamento poco gentile. Ancora di più, per Pipero l’accoglienza è un’arte: può nobilitare ogni piatto, farcelo gustare fino in fondo, renderlo indimenticabile; farci decidere davvero di tornare proprio in quel ristorante, invece che ripiegare su un locale meno moderno, con una cucina più sgraziata, ma gestito in maniera molto più cortese.

Accogliere come si deve non è più un segreto: grazie ad Alessandro Pipero e al nostro sponsor Bonaventura Maschio possiamo dare il benvenuto ai nostri ospiti e clienti in maniera elegante.

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