Il palco dei 50 Best diventa l’Oscar dell’impegno

4 luglio 2018

Si autodefiniscono gli Oscar della gastronomia e dopo 16 edizioni ormai non c’è più alcun dubbio che i World’s 50 Best Restaurants lo siano. La lista creata nel 2002 dalla William Reed Business Media, e su cui ha messo la firma fin dall’inizio S.Pellegrino & Acqua Panna, come gli oscar hanno rilevanza mediatica; come gli oscar risentono del momento storico riunisce di fatto una volta all’anno non solo i 50 migliori ristoranti al mondo. Se la centralità geografica della location lo consente, come è successo nell’edizione appena conclusasi a Bilbao, persino tutti i 100 della lista completa accorrono ad assistere alla serata. Un record di presenze mai visto. Senza contare il resto della industry globale, che sempre di più vuole venire alla premiazione, e i territori che ospitano l’evento, che investono tanto e costruiscono una intera strategia promozionale intorno alla serata. È successo l’anno scorso in Australia, con la campagna Restaurant Australia, e quest’anno a Bilbao, con il claim Culinary Nation, per promuovere l’offerta enogastronomica. E allora, capite bene, che il palco su cui si svolgono, è diventato negli anni non solo una occasione di visibilità per sponsor e chef ma anche un luogo dove contenuti, parole, appelli e messaggi hanno una rilevanza molto ampia. Proprio come gli Oscar. E risentono del momento storico. Proprio come gli Oscar.

Cucinare non basta più

chefs-for-change

I discorsi di premiazione, quando si è chiamati sul palco, si sono quindi raffinati, hanno inglobato messaggi che vanno oltre la platea di addetti ai lavori. Come la presenza femminile nel settore, tanto da arrivare a mettere in discussione il premio Best Female Chef, annunciato ogni anno in anticipo, e che quest’anno ha visto premiata la britannica Clare Smyth con il suo Core di Londra. Lo ha evidenziato la slovena Ana Ros sul palco, pochi giorni fa, lei che ha vinto il riconoscimento nel 2017 ed  è in classifica quest’anno al n° 48: “Ti chiedi se ha un senso accettare un premio a parte, poi capisci che è importante usare questo riconoscimento per incoraggiare una presenza più importante delle donne nel settore ed essere la voce di un cambiamento”.  Temi come questi negli ultimi anni hanno dato uno spessore all’evento che va oltre il glamour. Cucinare non basta più. Non solo perché le PR e il carisma personale sono essenziali per essere visibili nei 50 Best, ma anche perché siamo ormai di fronte a una generazione di chef globali che non solo deve avere qualcosa da dire ma è anche parte essenziale del proprio lavoro, che sappia dirlo bene.

Le iniziative benefiche degli chef

refettorio bottura

Va detto che alcuni sono impegnati in questo già da tempo, in modo spontaneo e personale: dalla lotta allo spreco alimentare, alla sostenibilità nelle buone pratiche quotidiane nell’uso delle risorse e nel fare rete con produttori e territorio per la sua salvaguardia. Si pensi alla fondazione Food for Soul creata da Massimo Bottura con la moglie Lara Gilmore che ha dato vita in questi anni a ben 4 Refettori, a Milano, Rio de Janeiro, Londra e Parigi. O a Virgilio Martinez del Central di Lima che con il suo progetto Mater Iniciativa ha aiutato alcune importanti produzioni peruviane. O alla sostenibilità del ristorante Azurmendi di Eneko Atxa, in una serra, quasi a impatto zero nella campagna di Larrabetzu, per la seconda volta vincitore come World’s Most Sustainable Restaurant nel 2018. Semplicemente ora la dimensione pubblica di tale impegno deve prevalere su quella privata. Lo chiede l’industria stessa. E molti sentono l’esigenza di farlo anche dal palco dei 50 Best, di usare i riflettori che il momento storico offre.

I 50 Talks format globale

50-best-2018-bilbao

Non è un caso se, un evento dentro all’evento, come i 50BestTalks, a 4 anni dalla nascita, siano cresciuti al punto da essersi quest’anno trasformati in un format a parte. Lo conferma proprio William Drew, Group Editor dei World’s 50 Best Restaurants: un evento collaterale per presentare progetti dal contenuto più profondoSì un format, più facile da organizzare degli Awards, che può vivere da solo e andare in tour nel mondo: il 12 settembre sbarcherà a San Francisco”. I Talks nascono come un evento collaterale alla serata di premiazione e si svolgono uno o due giorni prima. Nascono come un approfondimento con alcuni chef della lista, di solito su tematiche legate alla cucina. In 4 anni ne sono state fatte ben 12 edizioni sempre legate alle premiazioni, anche delle liste Asia e America Latina. Nel giugno 2017, ai festeggiamenti dei 15 anni dei World’s 50 Best Restaurants, si è tenuta una edizione molto ricca: sul palco di Barcellona c’erano Massimo Bottura, Daniel Humm e Will Guidara, Renè Redzepi e Ferran Adrià. Quest’anno però i 50BestTalks hanno fatto un ulteriore balzo in avanti. Sponsorizzati da Miele, all’interno del Basque Culinary Center di San Sebastian, sono stati un’occasione per presentare progetti dal contenuto indubbiamente più profondo.

gaggan-anand-50-best-2018

Ad aprire sono stati Joan Roca, Gaggan Anand, e Eneko Atxa che hanno parlato della loro adesione al progetto Chefs for Change di Farm Africa. “Nei prossimi mesi ciascuno chef sarà abbinato ad un progetto specifico  realizzato da noi con Tech Serve e viaggerà nei paesi a visitare le fattorie e aiutare a migliorare la qualità della produzione, come Gaggan Anand che sarà in Tanzania per un progetto sul riso” ha spiegato il ceo Nicolas Mounard. Farm Africa lavora in diversi paesi del mondo come Etiopia, Tanzania, Perù, Honduras, India, Zambia e Benin.

raw-seven-seeds

Altro momento interessante è stata la presentazione del progetto sulle sementi di Dan Barber. Lo chef Usa ha deciso di avviare il  Row 7 Seeds, un programma per la selezione e la diffusione di sementi “buone, selezionate naturalmente, che tornino a diversificare le produzioni ora in mano a 3 grandi multinazionali” come ha spiegato dal palco. Barber fa appello a un cambiamento dell’industria alimentare americana e il suo progetto inizia con le verdure, in particolare con le barbabietole.  Non è il primo tentativo per il proprietario del Blue Hill at Stone Barns a New York: a Londra sulla terrazza di Selfridges ha portato in Europa un anno e mezzo fa WastED, il suo progetto zero sprechi con la collaborazione di almeno una settantina di chef ospiti. “Ma non era sufficiente, bisognava avviare un cambiamento da dentro il sistema e questo progetto sui semi lo sarà” ha concluso.

I commenti degli utenti