More: perché fanno bene e come usarle in cucina

28 luglio 2018

Alzi la mano chi di voi – da piccolo, in campagna – non è andato a cercare le more. Il ricordo di quel cestino di vimini che trabocca di more, portato insieme alla mamma e alla nonna, è sempre vivido: quanta accortezza nel cogliere i frutti nel bosco oppure a bordo strada, facendo attenzione a non pungersi, vero? La mora o la mora selvatica è il frutto commestibile del rovo comune, un cespuglio spinoso molto invasivo del genere Rubus, appartenente alla famiglia delle Rosacee, come il lampone che però è stato anche addomesticato privandolo delle spine, per una maggior facilità di raccolta. I suoi frutti color nero tendente al blu maturano dopo la metà di agosto e hanno un sapore molto dolce.

Proprietà

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Questi piccoli frutti sono ricchi di antiossidanti, tannini, quercetina, acido gallico (che contrasta  l’azione dei radicali liberi), inoltre contengono molte vitamine, in particolare la C, ma anche la K (importante per le ossa), la E e la A. Dolci, ma a basso contenuto calorico, le more fanno bene anche a chi ha problemi di diabete. Sono inoltre ricche di sali minerali come rame, magnesio, calcio, ferro, zinco e sono ricche di fibre.

 

Varietà

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Non tutte le varietà di more sono uguali, se escludiamo le more di rovo che si trovano in campagna. Ci sono quelle senza spine che producono una fruttificazione abbondante. La maturazione deve essere a scalare nel tempo, deve avere una buona resistenza alle principali malattie e alle avversità climatiche. Ricordatevi che queste varietà di more, che spesso hanno origini americane, sono sia precoci che tardive, e hanno bisogno di un sostegno: il modo migliore per coltivarle è legare i tralci a una rete oppure a una struttura portante come una pergola. Per avere un buon raccolto, ricordatevi di piantare sia cultivar precoci che tardive.

 

  • Mora Lochness. Matura dopo la fine di agosto, è molto produttiva e adatta per impianti intensivi. Ha frutti grossi dal sapore leggermente acidulo, dolce e aromatico.
  • Thornfree. Questa varietà è una cultivar molto vigorosa e produttiva, indicata da piantare anche per le regioni del centro e del sud Italia, grazie alla sua maggiore resistenza alla siccità, ma ha necessità di un certo numero di ore di freddo invernale per fruttificare regolarmente. Presenta frutti grandi e grossi, molto saporiti.
  • Navaho. La mora Navaho presenta frutti di pezzatura media, consistenti, di buona qualità, che si raccolgono in agosto e settembre.
  • Mora Early Black Satin. Chiamata anche precoce senza spine, è una cultivar molto vigorosa a elevata produttività e resistente al freddo. Il frutto si presenta di media pezzatura, allungato, a polpa violacea-nerastra, e il suo sapore è aromatico, acidulo, molto succoso.
  • Mora Thornless Evergreen. Comunemente chiamata mora da giardino, è mediamente produttiva, ha frutti di buon sapore, meno acidi rispetto ad altre cultivar. La maturazione è prolungata.
  • Mora Chester Gigante. Tra le cultivar senza spine è la più resistente ai freddi invernali. Frutto medio, di colore nero che scolora con le radiazioni solari troppo intense, sodo, dal sapore dolce, è a maturazione tardiva.

USI IN CUCINA

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La ricetta regina nell’utilizzo di questi piccoli frutti rimane sempre la marmellata di more fatta in casa, perfetta la mattina a colazione insieme a burro e fette biscottate: anche a dicembre vi riporterà con il pensiero a quelle fresche mattine d’estate. Altra ricetta perfetta per la stagione calda è la cheesecake senza cottura, ideale come dolce a fine pasto. Se preferite, a merenda, concedetevi un panino con more e cioccolato bianco.

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