Un ristorante di New York celebra la cucina italiana semplice

4 ottobre 2018

L’articolo originale “A lusty love letter to Italian simplicity” di Shauna Lyon compare su The New Yorker. Una recensione di un ristorante di New York che sprizza italianità autentica da tutti i pori: l’abbiamo tradotta per voi.

Al King, ogni voce dello stringato menu (che si rinnova quotidianamente), sembra avere radici antiche e rappresenta probabilmente la versione ideale di se stessa. Ma la cucina italiana è davvero così?

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Il menu del King, locale aperto lo scorso autunno al confine occidentale di SoHo da tre giovani donne intraprendenti, scorre come un’appassionata dichiarazione d’amore alla semplicità della cucina italianail cibo potrebbe essere quello che meryl streep avrebbe cucinato ne i ponti di madison county per capirci, quello che Meryl Streep, casalinga italo-americana nel film I ponti di Madison County avrebbe cucinato al fotografo solitario Clint Eastwood, per dimostrargli l’arte dimenticata del cibo come piacere dei sensi. Coniglio alla cacciatora, tagliata alla brace presentata su ramoscelli di rosmarino, Polpo al guazzetto con bottarga di muggine: ogni piatto dell’elenco (che cambia ogni giorno) sembra avere radici antiche, viene quasi sempre completato da un filo di olio d’oliva denso e piccante e rappresenta probabilmente la versione ideale di se stesso. Tutto questo avviene grazie alle due chef collaboratrici, Jess Shadbolt e Clare de Boer, che hanno iniziato a lavorare assieme davanti ai fuochi del famoso River Café londinese; l’americana Annie Shi, precedentemente in forze alla J.P. Morgan, gestisce l’intero della sala. Piccola e accogliente, tinteggiata con mano leggera in crema e giallo, ricca di una formalità espressa dalle tovaglie bianche, che finisce per confondere un po’ in un posto in pieno centro, ma senza pretese, come questo.

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Il servizio è rapido e vivace, dolce e pieno di attenzioni e prima ancora di ordinare sono offerte sfoglie di pane molto sottili, che ricordano il Pritzker Pavilion di Frank Gehry. Meglio ancora è il panisse, strisce lunghe di un impasto di ceci fritto, salato e oleoso al punto giusto. Assieme arrivano foglie di salvia fritte fino a divenire croccanti, un processo che bandisce l’umidità residua di quest’erba aromatica e ne fa risaltare la sua verdeggiante essenza.

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Una spettacolare e tonificante insalata servita all’inizio di marzo appaia un radicchio rosato, che un cliente aveva già adocchiato nel reparto del fresco da Eataly, a dei misteriosi piccioli concavi e croccanti, nient’altro che cuori di puntarelle, senz’altro più identificabili dalle foglie, simili a quelle della cicoria. Il coniglio alla cacciatora si presenta come montagnole d’una carne tenera e memore di selvaggina, servite su un letto di polenta spalmata di formaggio e burro e la tagliata si offre allo sguardo in forma di grosse fette di bistecca con contorno di ceci al dente. Per dessert, un semifreddo di Pernod arriva al tavolo raccolto in una delicata tazza di ceramica ed è un tocco davvero ispirato.

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Qualche domenica fa, un pranzo a tema dedicato alla cucina veneta esordiva con un delizioso e bizzarro fritto misto di polenta, fettine di limone, piccoli sandwich di salvia e acciughe e tanto radicchio. Prima del risotto con pisellini primavera e menta, era servita una semplice insalata di vibranti verdure. Il cameriere, alla domanda sulla provenienza di quelle foglie squisite, ha risposto che arrivavano direttamente da Milano per via aerea, una confessione davvero sconcertante in quest’epoca di chilometro zero. Uscendo dal locale, un alberello di kumqat vicino alla porta offre allo sguardo uno scorcio di piccoli frutti arancioni, segno che l’intero del mondo è così vicino a te, al punto che puoi trovarlo persino nel tuo cortile. King – 18 King St., New York, N.Y.

Traduzione a cura di Paola Porciello.

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