Tradotto per voi: ecco come scrivere una recensione tremenda secondo gli inglesi

10 ottobre 2018

L’articolo originale “Laurent at Cafè Royal, London: shameful pricing – restaurant review” di Jay Rayner compare su The Guardian. Ecco come un critico stronca con una recensione negativa un ristorante, il Laurent: l’abbiamo tradotta per voi.

Dopo appena tre forchettate di quella che il cameriere ci ha servito come Caesar Salad, abbiamo iniziato a cercare su Google “avvelenamento da cavolo nero” ed è venuto fuori che, come accade con ogni sorta di cibo, una caesar salad talmente piena di cavolo nero da far morire di noia il commensale devi mangiarne quantità assurde prima di provare sulla tua pelle un qualche effetto dannoso, se si esclude, ovviamente, il morire di noia. Nella Caesar Salad servita da Laurent at Café Royal, il cavolo nero figura in quantità davvero astronomiche. Più ne mangiavamo e più ne usciva fuori. Lo guardavamo sconcertati. Stava solo crescendo di volume o ne spuntava di nuovo dopo ogni forchettata? Va anche detto che mescolare assieme dei minuscoli crostini e un poco di acciughe non basta a fare una Caesar Salad. Era amara, aspra e non voleva darci tregua. Sembrava una ciotola d’insalata pensata per un ruminante e tutti i suoi quattro stomaci.

laurent-1

L’altro antipasto, invece, una crema salata semi fredda, negli stomaci di un ruminante sembrava esserci già passato. Incidendo la sottile sfoglia di pasta fillo che la teneva assieme sul piatto, ho portato alla luce quello che sembrava un intruglio di pallide uova strapazzate, tempestato da cubetti rosa shocking di prosciutto flaccido, come se in cucina, per prepararlo, qualcuno si fosse affettato un dito e avesse deciso di mandarlo comunque in tavola. Non era certo quello che mi aspettavo; ma queste cose non lo sono mai.

laurent-5

Il Laurent che dà il nome al locale è lo chef francese Laurent Tourondel, che si è fatto le ossa e la reputazione a New York, semplicemente mettendo la parola Bistro davanti alle sue iniziali, laurent tourondel ha aperto tanti locali di successo, ma questo non è all'altezza ottenendo in questo modo l’acronimo BLT, che a New York solitamente allude a Bacon, Lettuce & Tomato. E chi riesce a resistere a bacon, lattuga e pomodori? Nella prima decade del Duemila ha aperto una serie di ristoranti – BLT Steak, BLT Prime, BLT Burger – che hanno avuto tutti molto successo, e a ragione, visto che per anni hanno rappresentato quel tipo di brasserie urbane e chiassose che ti aspettavi di trovare a New York, che hanno elevato dei cibi base come la bistecca e l’hamburger a una certa grandiosità decadente e li hanno accessoriati coprendoli di salse. Laurent è uno chef francese e le salse sono la sua specialità. Ne ha create tantissime. Quando qualcuno mi chiedeva dove mangiare a New York senza svenarsi troppo, li mandavo sempre in un BLT. Ne uscivano tutti gongolando.

laurent-6

E poi Laurent ha litigato con il suo socio, perché non voleva che i BLT diventassero un marchio di fabbrica; ma sarebbe stato meglio diventare un marchio di fabbrica, piuttosto che uno zimbello. una proposta bizzarra, dal menu all'ambiente in cui è servito il cibo La proposta contorta, artefatta e poco pensata del Café Royal è davvero bizzarra, a partire dall’ambiente. La sala principale ha un bar poco illuminato, dei tavoli di marmo glaciale utili solo a congelarti gli avambracci e il soffitto a specchio, dove puoi osservarti con attenzione mentre paghi un occhio della testa per passare una serata orrenda. Fuori alla sala c’è un altro piccolo ambiente con tavoli disposti a semicerchio, come la balconata che spunta dal piano superiore. È la Siberia del locale, destinata a rimanere vuota in eterno, uno spazio forse ideale solo per coppie in rotta, che vogliono continuare a litigarsi l’affidamento del gatto durante la cena. Se sei sfortunato e ti capita uno di quei tavoli, ti viene da pensare che hai qualcosa che non vada, o di stare antipatico a pelle al cameriere.

laurent-2

Ma puoi sedere dove vuoi: sarà la stranezza del menu a farti strabuzzare gli occhi. Sulla sinistra c’è un elenco di sushi e sashimi, che mi ha fatto venire in mente Mosca, nel 2006, in piena ascesa degli oligarchi, quando c’erano feste ovunque e ogni ristorante – italiano, francese, greco – doveva obbligatoriamente avere un menu di sushi, perché dava un po’ di lustro e un tocco di classe. Forse Londra, oggi, è diventata questo: una Mosca dove girano sterline, con tutto lo sfarzo e la decadenza di una cleptocrazia impazzita. Scegliamo un sushi di gambero che il menu descrive croccante e speziato, 6 pezzi per 16 sterline, ma i gamberi pastellati che ci portano appoggiati su uramaki di tonno e avocado, sono, nemmeno a dirlo, mollicci.

laurent-7

E ovviamente, dopo un inizio del genere non vedi proprio l’ora di mangiare una zuppa di porri e patate. Dico davvero. Provo a immaginare il brainstorming necessario a una scelta di questo tipo: “Ci serve un menu che rifletta da un lato il sushi bar del Lower East Side di Manhattan e dall’altro un café in un giardino del centro di Weston-super-Mare“. In alternativa, ci sono sempre i campi coltivati a cavolo nero della Caesar Salad o quella bislacca crema salata con le dita affettate. Gli antipasti devono ancora uscire dall’adolescenza, e abbiamo già tutti la testa tra le mani.

laurent-at-cafe-royal-steak

Quasi tutti i piatti principali ruotano intorno alla carne e al pesce, entrambi alla griglia. Un taglio di lombata da 250 grammi, che arriva dritta dall’America, costa 42 stupefacenti sterline. se vuoi mettere prezzi idioti nel tuo menu, prima dai un'occhiata a cosa fa la concorrenza Per chi vuole farsi due conti: sono 16,80 sterline per 100 grammi, contro le già esose 13,33 che al ristorante già costosetto 34 Mayfair si pagano per una bistecca americana. Al Café Royal, 100 grammi di lombata wagyu A4 costano 75 sterline. Al 34 Mayfair, per lo stesso taglio ma della migliore qualità A5, se ne pagano 42,50. Se devi mettere dei prezzi idioti sul tuo menu, magari prima è meglio dare un’occhiata a quello che offre la concorrenza. Nella breve sezione dedicata ai piatti unici troviamo una punta di manzo wagyu a cottura lenta per 42 sterline. La carne wagyu è rinomata per le sue venature grasse e anch’io, del resto, non ho mai fatto segreto di amare il grasso. È lì che si annida il sapore. Cospargetemi di grasso, chiamatemi Alice e via dicendo. Ma questa non sono nemmeno riuscito a finirla. In bocca, i pezzi di carne si scioglievano in una massa informe di grasso bollente che mi foderava la lingua. Se era troppo per me, sarà troppo anche per te.

laurent-4

Ma insomma, qualcosa di buono c’era? Certo che c’era, perché qualcosa sfugge sempre a tutti. Le patate fritte erano buone, e per 5 sterline vorrei vedere. Il galletto alla diavola anche, era buono, ma non era particolarmente diabolico: non aveva spezie e nulla di particolare da riportare sui fronti del sapore e del condimento, ma la pelle, almeno, era croccante e salata e piacevolmente aspra. Un galletto esile da 26 sterline. Potevamo mangiare le stesse cose da Nando’s, pagando più o meno la metà, e senza il contorno di nausea o il dolore che ti viene agli occhi per averli strabuzzati troppo.

laurent-3

Il titolo del prezzo più vergognoso del menu lo vincono le 14 sterline della meringa con fragoline selvatiche, orrendamente tipico. Il dessert con cioccolato al latte e noccioline è decisamente meglio, ma riescono a distruggere anche questo piccolo piacere servendolo sopra a un wafer al cioccolato salato da far paura, che mi ha portato a riflettere.

laurent-8

Laurent al Café Royal ha una carta dei vini che include due pagine di champagne che nessuna persona sana di mente ordinerebbe mai. La bottiglia di vino più economica costa 36 sterline. Una di quelle e quattro calici di rosé da 11 sterline ciascuno e già il conto è salito a 250 sterline. Mi gratto la testa dubbioso. Ma che avevano in mente? Per chi è stato pensato questo ristorante? Che sapore ha il tonno speziato seguito da una zuppa porro e patate? Forse è una questione di gusto. O forse no. Sono andato perché avevo un interesse di lunga data nello chef. Ma non riesco a immaginare neanche costretto perché qualcun altro dovrebbe volerci andare. 68 Regent St, Soho, London W1B 4DY, UK.

Traduzione a cura di Paola Porciello.

I commenti degli utenti