Cosa mangerà Luca Parmitano nello spazio?

18 ottobre 2018

Dopo Volare, Luca Parmitano tornerà nello spazio con la missione Beyond, e sarà il primo italiano a ricoprire il ruolo di comandante sulla stazione spaziale internazionale. non solo deve essere adatto e salutare, ma anche gustoso e invitante Lui e il suo equipaggio passeranno, da dicembre, circa 200 giorni in orbita: come si nutrirà? Dagli anni ’60 fino ai primi anni anni 2000 il cibo nello spazio era solo una questione di sopravvivenza: serviva all’astronauta a resistere in condizioni estreme. Oggi lo space food non solo serve a evitare processi di invecchiamento dell’organismo umano in assenza di gravità, ma ha anche la funzione, attraverso il gusto, di sollevare il morale dell’astronauta, facendolo sentire meno lontano da casa e dalla Terra. “Anche nello spazio è importante l’aspetto psicologico: non basta che un prodotto faccia bene alla salute, ma è anche necessario che sia gustoso e invitante. Per questo motivo, confezioniamo i cibi in modo che conservino colore, consistenza, gusto e tutte le qualità organolettiche con una shelf-life di 18-24 mesi”: questo è ciò che è emerso da una chiacchierata con Stefano Polato, lo chef di fiducia di Luca Parmitano che ha da pochissimo annunciato la sua seconda missione nello spazio.

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Tutto inizia nel 2010, quando l’Agenzia spaziale europea (ESA) incarica l’agenzia Argotec di essere il responsabile europeo per lo sviluppo e della fornitura di cibo spaziale per gli astronauti europei sulla Stazione spaziale internazionale (ISS). La novità che Argotec, con sede a Torino, ha inserito nel piano nutrizionale degli astronauti è il bonus Food: cioè cibi che corrispondono alle preferenze alimentari specificate dagli astronauti. Spiega lo chef Argotec Stefano Polato: “Abbiamo praticamente fatto in modo di fornire tutti i nutrienti necessari; ma abbiamo reso la loro assunzione piacevole alla vista e soprattutto al gusto” .

I gusti degli astronauti

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Rispettare le origini gastronomiche dell’astronauta è importante, perché è proprio attraverso i il gusto che si allevia la space melancholy per la lontananza da casa e dalla Terra. “Ad esempio Luca Parmitano, siciliano, ci ha chiesto già per la missione Volare lasagne, parmigiana e tiramisù. Samantha Cristoforetti, già attenta all’alimentazione sulla Terra – aggiunge Polato – a ogni pasto consumava invece 50% di frutta e verdura (anche in barretta), 25% di carne bianca e 25% di cereali”. Aggiunge Polato: “Rispettare le origini e le abitudini gastronomiche dei componenti dell’equipaggio  ha l’importante funzione, unitamente all’attività fisica, di controllare lo stress psicologico nelle condizioni difficili della stazione orbitante. L’approccio che con Argotec abbiamo avuto ha aperto la strada al cosiddetto cibo funzionale, cioè un cibo contro la degenerazione cellulare e ossea, ma concepito anche come gustoso legame con il proprio territorio”. Nell’ISS non esistono certo freezer, quindi per eliminare ogni tipo di patogeni batterici, sono stati applicati metodi classici e tradizionali di liofilizzazione e termostabilizzazione.

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Gli italiani, anche in orbita, rimangono italiani: e il bonus food è stato utilizzato per fare convivialità (spaziale): il tiramisù della scorsa missione Volare di Parmitano è andato a ruba, mentre sempre sulla ISS Paolo Nespoli ha organizzato per tutto l’equipaggio una cena Italian style a base di lasagne. Se siete curiosi di provare lo space food, potete acquistarlo su Ready to Lunch.

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