Fud e Fud Off: come Andrea Graziano ha conquistato la Sicilia e Milano

29 ottobre 2018

Ha aperto Fud Catania nel 2012 quando il suo conto in banca segnava -8mila euro. E questo è già sufficiente a farci capire perché Andrea Graziano sia Andrea Graziano, il geniale imprenditore che ha reso il made in Sicily goloso, l'imprenditore che ha reso il made in sicily goloso, divertente, alla portata di tutti e social alla portata di tutti, divertente e soprattutto social. Prima ancora che questa parola diventasse lo status della società attuale, Andrea ha avuto la capacità di anticipare sul piano dell’analogico un modello di rete che abbraccia cucina e cuochi, piccole aziende locali e produttori innovatori, territori, spettacolo, informazione attraverso progetti di eventi di cultura locale molto pop, tra cui il lancio delle prime cene a quattro mani oggi diventate una prassi, e con l’esperienza del Sale Art Cafè che hanno segnato il modo di fare ristorazione sull’Isola. Ha dato vita a una vera e propria movida del cibo culminata nel format Fud che adesso, dopo l’apertura a Palermo, da qualche mese contamina e ravviva quella milanese con la sede ai Navigli.

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Fud non è ascrivibile a nessuna categoria. Difficile definirlo perché unico nel suo genere: è un modus vivendi. E forse proprio questo ne ha decretato il successo, arrivato subito dopo l’apertura senza dover convincere a poco a poco la clientela, e sintetizzabile in questo dato: 148 ragazzi assunti. I panini che propone sono un concentrato di Sud. Un diletto gastronomico che Graziano ha fatto pure evolvere, per la gioia del popolo dell’aperitivo e della notte nell’esperienza sensoriale anarchica di Fud Off Catania, fondata sul puro godimento della materia prima, dove il piatto ha quasi la logica dell’opera estemporanea. Al patron abbiamo chiesto la ricetta di questa escalation che decreta Fud una delle aziende più solide di questo settore.

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Come è diventato Fud il fenomeno della ristorazione contemporanea?
Innanzitutto con una buona dose di caparbietà e follia che mi ha spinto a creare qualcosa che ancora non c’era, a guardare oltre le mode del momento, ad andare avanti anche quando tutti dicevano che sbagliavo, cumulando pure un mare di debiti. Sin da subito ho reputato il valore umano come l’elemento che avrebbe permesso al progetto di fare la differenza. E così ho creato una rete con amici produttori del mio territorio e siciliani e investito sul personale. Abbiamo selezionato ragazzi sensibili, capaci di valorizzare e raccontare ciò che offriamo e di accogliere con il sorriso vero non di circostanza. Il nostro punto di forza è proprio la formazione, dalla gestione aziendale allo studio delle lingue alle visite nelle aziende dei nostri fornitori. La squadra determina il successo e poi oggi contiamo ben 15 etnie, ragazzi che lavorano insieme e credono in un progetto comune.

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Il linguaggio del format è ben definito, ironico, diverte, è diventato uno stile di riferimento
La scenografia ammicca alle atmosfere nordeuropee e delle grandi capitali, però è un locale profondamente meridionale. Non solo perché scherziamo sul modo di italianizzare la pronuncia inglese. È un fast food che di fast ha davvero poco, a partire dagli ingredienti che provengono da un mondo tarato sui ritmi artigianali e della natura. L’assaggio è l’esperienza centrale che richiede il suo tempo e la condivisione di spazi e di chiacchiere. Anche il merchandising fa la sua parte. E devo dire che ho visto molti locali replicare quello che facciamo: questo ci dice che abbiamo dettato una linea, una tendenza. Però Fud rimane una realtà non replicabile appunto per il fattore umano, per il lavoro che facciamo con le piccole aziende. I nostri panini hanno il sapore della Sicilia, portano dentro tante storie e tradizioni che possono essere apprezzate. Abbiamo trovato il modo di farle comprendere a tutti.

A chi si rivolge Fud?
Non c’è un target ben definito. Fud è trasversale. Ai nostri tavoli trovi i giovanissimi, le famiglie con i bambini, impiegati e punkabbestia, i locali e tanti stranieri. Piace a tutti perché regala un’esperienza accessibile, di alta qualità, che parla tanto di territorio, cosa di cui potevano godere prima solo i gourmet, andando in certi ristoranti e a costi molto più alti.

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Fare un’impresa del genere al Sud vale il doppio che altrove?
Gli scogli da affrontare sono tanti. Prima di tutto il disfattismo insito in molti siciliani. Io e i miei soci, Gianluca Cigna, Claudio Bica, Saverio e Vittorio Borgia, compagni grandiosi di avventura senza i quali tutto ciò non sarebbe esistito, abbiamo voluto coltivare l’ottimismo rendendo possibili le cose impossibili. Abbiamo dimostrato nel nostro piccolo che si può assumere, che si può sostenere il territorio, siamo giunti anche a rappresentare il 90 percento del fatturato per alcuni piccoli produttori che hanno sempre fatto eccellenza ma che non sono mai stati premiati dal mercato. Al Sud si può fare impresa e il Sud può fare da modello.

Fud Off è il tassello che contempla un progetto che va oltre il contemporaneo, quasi avanguardista.
È nato per rispondere alla voglia di cose nuove. È la fucina creativa del progetto. Richiede tanto studio, osservazione dello scenario internazionale, capacità di essere sempre un passo avanti e di osare. Impegno che Valentina Chiaramonte onora alla perfezione. Possiede la tecnica e una dote creativa vulcanica. Il suo spirito creativo va a briglie sciolte. Fud Off è concepito in ogni suo dettaglio per far divertire e far sentire le persone libere di assaggiare, sperimentare, abbinare. È il salotto degli amici.

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