L’aperitivo moderno: dalle origini alle nuove forme di aperitivo

21 novembre 2018

I vini aromatizzati, di cui l’assenzio era uno degli ingredienti fondamentali, rappresentano una tradizione più che millenaria; diversi autori della cultura classica riportano ricette impiegate per la loro preparazione, i vini aromatizzati, protagonisti dell'aperitivo moderno, hanno una tradizione più che millenaria con una finalità per lo più medicinale, primo fra tutto il medico greco Ippocrate, e dopo di lui il romano Galeno (II secolo d.c.), attribuiva al vinum absinthiatum la capacità di “variare lo stato dell’organismo”. Per quanto riguarda le ricette per uso edonistico-gastronomico si ritrovano le prime menzioni già nel I secolo d.c. ma con il crollo dell’Impero Romano le complesse ricette di vinificazione trasmesse dagli scrittori latini furono per lungo tempo dimenticate e solo a partire dal XII secolo nuove ricette di vini all’assenzio comparvero nuovamente nelle Farmacopee medioevali, ove la cura delle malattie si basava molto sull’utilizzo dei vegetali. È infatti nel XIII secolo che il celebre medico e alchimista catalano Arnaldo da Villanova scrive, tra le altre sue opere, il celebre “De vinis”, contenente molte ricette di vini medicinali che vennero utilizzati in quanto tali fino al XVIII secolo.

2q-21

In Germania, quando si iniziò a descrivere nella Farmacopea la produzione del vino d’assenzio si impiegò il termine Wermuthwein, termine che ritornerà in Italia sotto la forma tedesca, in particolare in Piemonte. Nel XVIII secolo infatti in Germania vigeva infatti l’abitudine di bere comunemente il Wermouthwein soprattutto al mattino, per le sue caratteristiche di bevanda salutare e questa abitudine si diffuse presto anche oltre i confini tedeschi. Nel XVIII le case regnanti di Savoia e d’Austria stingono relazioni assai strette per via del matrimonio tra Carlo Emanuele III di Savoia ed Elisabetta Teresa di Lorena, sorella dell’imperatore d’Austria Francesco I e dal loro figlio Benedetto, duca di Chiablese, che mantiene rapporti assai vicini con il casato materno, giunge l’abitudine, del tutto nuova per il Piemonte, di consumare il vermouth, il Wermouthwein di austriaca provenienza. Ecco quindi la nascita, se non dell’aperitivo come lo conosciamo oggi, dell’usanza di sorbire questo vino aromatizzato da numerose erbe che, aggiungendosi alla base amara dell’assenzio, gli conferiscono sapori e profumi ricchi e complessi.

weare_terrazza

Il vermouth come lo conosciamo oggi nasce dalla tradizione liquoristica piemontese a metà del 1700 e diviene ben presto un vino di lusso, da metà del 1800 già servito in tutti i caffè eleganti di Torino, donde si parla appunto della tradizione del Vermouth di Torino, capitale del regno di Sardegna e nelle case aristocratiche, dove, addirittura, veniva servito non solo prima del pasto per favorire l’appetito grazie alle sue erbe stimolanti, ma durante lo stesso pasto, come vino di accompagnamento delle pietanze.

vermouth

Oggi l’aperitivo è un rito a tutti gli effetti che, se una volta consisteva in un bicchierino di vermouth con un cubetto di ghiaccio e qualche patatina, oggi è un’usanza che si svolge tra le 18 e le 21 e vede protagonista il bere miscelato grazie alla maestria dei barman, ogni decennio ha avuto le sue mode e i suoi aperitivi che ispirano da decenni i consumi di generazioni di appassionati. Non solo, ma nell’aperitivo oggi un ruolo centrale è ormai stabilmente attribuito anche al cibo, sotto forma di finger food e piccoli assaggi, che, se sapientemente abbinati al drink, ne valorizzano le caratteristiche e forniscono un giusto equilibrio all’organismo durante l’assunzione della bevanda alcolica. Il bere miscelato è da sempre considerato un’arte, come il grande successo della mixology sta a dimostrare. Ogni decennio ha avuto le sue mode e i suoi aperitivi. Dai Long Island Iced Tea, Whisky con ghiaccio, Bloody Mary degli anni Ottanta ai cocktail sudamericani con in testa Daiquiri e Margarita. Poi il successo della vodka, il grande ritorno del Negroni e di altri classici, la mania del gin. Non c’è generazione in Italia che non abbia il suo cocktail di riferimento.

fiero-foto

L’idea di ritrovarsi con gli amici davanti a un drink è ancora in testa alle preferenze anche tra i giovani: è in gran voga soprattutto tra i millennials. Ecco perché il mercato corteggia con nuove accattivanti proposte le ultime generazioni. È il caso di Fiero, l’ultimo nato in casa Martini: un aperitivo moderno dalle leggere note amare grazie alla presenza dell’artemisia, richiamo ideale alle origini gloriose dell’aperitivo. Perfetto da servire con l’acqua tonica, Fiero si ottiene con una miscela di selezionati vini bianchi. Spicca un tocco mediterraneo, dato dalle note fruttate e agrumate di mandarini e arance. Le bucce di arance dolci sono tagliate a mano in lunghe strisce come usa nella regione spagnola della Murcia e poi lasciate a essiccare al sole su canovacci in lino per non disperdere gli oli essenziali. Fiero incarna il drink ideale per chi ha voglia di spendere bene il suo tempo.

I commenti degli utenti