Potere rosa: le imprenditrici aumentano (anche in Italia)

3 dicembre 2018

Il mondo del food è il terzo settore in Italia, dopo commercio e servizi, con la maggior presenza di donne imprenditrici. Lo rivela una ricerca di SWG, commissionata dal marchio delle mele Pink Lady, nell'ambito del food le donne a capo di un'impresa aumentano anche in Italia che spiega come in questo ambito le quote rosa siano sempre di più. Nel nostro Paese, infatti, ci sono oltre 600mila donne a capo di un’impresa agroalimentare, quasi il 30 per cento del totale della filiera. L’indagine ha preso in esame un campione di donne imprenditrici del settore con un’età compresa tra i 29 e i 65 anni. I dati emersi hanno rivelato che, negli ultimi 4 anni, le imprese al femminile sono cresciute di circa 30mila unità. Per la maggior parte di queste donne, inserirsi in questo settore è stata una scelta consapevole (54 per cento), altre hanno colto l’occasione (40 per cento), solo una piccola parte vi ha ripiegato per cause di forza maggiore (6 per cento).

donna capo

Non solo: stando ancora alla ricerca, le donne del campione stanno portando anche nel mondo del food quella sensibilità e quella capacità dello sguardo tutta femminile, dalla salvaguardia dell’ambiente alla sostenibilità della produzione, alla tutela del paesaggio. Molte, tra di loro, hanno uno spirito imprenditoriale saldo: oltre la metà ha sempre pensato di voler lavorare in proprio, vuoi con un’azienda nuova, vuoi prendendo in mano le redini dell’impresa di famiglia, grazie a tenacia (per il 60 per cento del campione), amore per il proprio lavoro (53 per cento), competenze e stimolo a proseguire che viene dall’essere autonome (27 per cento).

Un cambiamento europeo

donna in cantina

Questo dato italiano ricalca uno scenario che si sta manifestando in tutta Europa. Nell’Unione, infatti, spiega ancora la ricerca, il 37 per cento della forza lavoro nell’agroalimentare è femminile e un’azienda su 5 è condotta da una donna. Ciò che mettono in campo e ciò che le stimola a fare bene sono il il valore della filiera corta, fare rete, recuperare i terreni e preservare il paesaggio, prendersi cura del bene comune, rimparare dalla natura valori dimenticati, come la pazienza, l’osservazione, l’ascolto, le relazioni e le sinergie. Le nuove donne del food risultano inoltre molto attente al cibo, alla nutrizione, alle nuove forme di vendita, puntando all’online o ai prodotti a chilometro zero.

Difficoltà

donna in ufficio con il suo bambino

Tanta passione fa però i conti con le difficoltà tipiche di ogni settore. Ci sono difficoltà di accesso al credito e ai servizi di prossimità nelle aree rurali, c’è impreparazione del mercato all’innovazione, nonché insufficienza di corsi di formazione accessibili e adeguati (marketing e comunicazione) e l’immancabile italianissima difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Per non parlare di compenso: come altrove, come anche negli altri Paesi dell’Unione Europea, le donne titolari d’impresa agroalimentare guadagnano meno dei colleghi uomini. Per almeno il 6 per cento dello stipendio.

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