Il cocktail kosher segna il bere miscelato del 2019

11 gennaio 2019

Nella febbrile ascesa dell’arte della mixology, uno dei food trend che si consolideranno nel 2019, si affaccia una nuova declinazione. Come per il cibo solido, anche i cocktail avranno la loro versione kosheranche la mixology inizia ad accostarsi ai precetti kosher legati all'alimentazione Con la parola kosher si indicano l’insieme di regole religiose che governano la nutrizione degli ebrei osservanti. La parola kosher (o kasher) significa conforme alla legge, consentito. I principi sono mutuati dai libri biblici del Levitico e del Deuteronomio. Sono qui sanciti gli animali che si possono mangiare e quelli proibiti, come le specie senza pinne o squame, i rettili, gli uccelli rapaci, il maiale, il cavallo, il cammello e il coniglio (in generale tutti gli animali con unghia o zoccolo non fesso). Anche un alimento permesso può poi essere impuro se non trattato secondo precetto. Ciò significa che animali terrestri e volatili devono essere uccisi in modo non doloroso da un rabbino esperto secondo le regole della Shechita, il rituale della macellazione. Inoltre, non si possono mischiare e cucinare insieme carni e latte. Gli ebrei osservanti hanno infatti due servizi di piatte e stoviglie diversi, scomparti distinti in frigorifero per le due tipologie di alimenti e spugne separate per il lavaggio.

La mixology kosher

imperial-cocktail

La versione kosher del mixology, oltre a seguire i precetti, si basa sull’aggiunta di spezie: cumino, cardamomo e curcuma. A codificare il cocktail kosher sono stati Bar Shira e Gilad Livnat, due giovani mixologist dell’Imperial Group. Il loro primo locale, l’Imperial Cocktail Bar, è al diciassettesimo posto nella classifica 50 Best Bar in the World e al primo posto per il Medio Oriente. L’Imperial Red nell’hotel Cramim, vicino Gerusalemme, è stato il loro primo locale kosher, inaugurato due anni fa. Recentemente ne hanno inaugurato un altro a Tel Avivi, Bushwick.

sale kosher

Durante Gusto Kosher 2018, il principale evento enogastronomico e culturale ebraico a Roma e in Italia, è stato celebrato il tema dei grani antichi e delle spezie, responsabili di grandi trasformazioni nella società. Israele, noto anche come Mezzaluna Fertile del Medioriente, è stato uno dei crocevia dell’antica produzione agroalimentare. Nel deserto del Negev facevano tappa le carovane che percorrevano la Via delle Spezie, tra il XV e il XVI secolo, contaminando così anche la cucina autoctona. Ora quelle sostanze si incrociano con i cocktail e le regole del kosher. Deve essere idoneo e quindi kosher il vino, solitamente usato per santificare lo Shabbat e le Festività ebraiche; devono esserlo anche distillati e alcol usati per i drink. L’iter per la loro produzione e miscelazione deve dunque seguire un rigoroso disciplinare religioso, sale compreso.

amaro ramazzotti

Bar Shira e Gilad Livnat hanno messo a punto Spice Market, un cocktail completamente kosher a partire dalle materie prime: gin, triple sec, amaro di angostura, cioccolato, succo di limone, sciroppo di mandorle, cardamomo verde, falernum, albume e una spolverizzata di noce moscata. Prima dello Spice Market, anche un liquore made in Italy è stato certificato kosher: si tratta dell’amaro Ramazzotti. Inventato in un piccolo laboratorio dietro il Teatro La Scala di Milano circa 200 anni fa, nel 2015 è stato usato dal bartender Joynul Islam, che sfrutta l’amaro Ramazzotti, combinandolo con la vodka Van Gogh, spremuta di pompelmo fresco, sciroppo di rosmarino e Angostura bitter.

I commenti degli utenti