Riso, Roma

5 settembre 2014

Certo che sì, siete ancora a Testaccio ma d’un tratto vi sembrerà di essere stati catapultati in una delle tante avenue di New York. Gli spazi ampi (800 metri quadrati per la sala) e l’arredamento curato, davvero diverso dal kitsch a cui siamo abituati, fanno di questo ristorante cinese un’apertura piuttosto curiosa nella Capitale. Le ampie vetrate si aprono su un gradevole giardino d’inverno, il legno caldo del bancone sottolinea la semplicità delle forme, i tavoli che non si affollano gli uni sugli altri: la privacy e un clima rilassato e intimo sono garantiti. Un ristorante cinese dall'aspetto tutt'altro che scontato Un sicuro elemento a favore, questo estetico, che fa perlomeno sperare che il versante culinario sia altrettanto preciso e convincente. Il menu è meno ampio del solito, i piatti sono quelli più conosciuti della cucina cinese: molto buoni gli involtini e i ravioli, deliziosa l’anatra. Il pollo non è, come ci si aspetterebbe, una dadolata di petto, ma coscia disossata, più saporita e ben condita nel suo intingolo. Una vaga influenza vietnamita permea il menu e caratterizza le salse piccanti, anche se sconsigliamo di ordinare la zuppa pho: molto poco fedele all’originale. Se un neo va trovato lo individuiamo in un servizio un po’ troppo caotico, davvero inusuale rispetto agli standard di puntualità cinese, e una cena che purtroppo si protrae eccessivamente, complice forse l’apertura recentissima.

Riso

  • Indirizzo: Via Marmorata 113, Roma
  • Spesa: entro i 30€

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