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Junior MasterChef: intervista a Bruno Barbieri

di Francesca Martinengo

Giovedì 13 marzo parte su Sky la prima edizione italiana di Junior MasterChef. Abbiamo intervistato uno dei giudici, lo chef Bruno Barbieri.

Orfani di MasterChef non disperate: domani 13 marzo parte su Sky la prima di stagione di Junior MasterChef Italia, format che gli scorsi anni ha già mietuto successi a livello internazionale. domani 13 marzo partirà la prima edizione italiana di Junior MasterChef Protagonisti saranno 14 piccoli aspiranti chef di età compresa fra gli 8 e i 14 anni, scelti tra oltre 3000 bambini provenienti da tutta Italia: questi mini appassionati di cucina e talenti in erba capaci di creare piatti in grado di stupire i loro colleghi adulti, ripercorreranno le gare del format senior, con tanto di Mystery Box, Invention, Pressure Test e sfide in esterna a squadre, ma non ci sarà la tensione della gara e della competizione. I tre giudici che in Junior MasterChef, più che giudicare, guideranno i giovani concorrenti attraverso i dieci episodi, saranno Alessandro Borghese, Lidia Bastianich e Bruno Barbieri. Proprio lui, giudice inflessibile di MasterChef insieme a Carlo Cracco e Joe Bastianich è l’anello di congiunzione fra i due programmi. Agrodolce l’ha intervistato per voi.

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Come ti è sembrata quest’avventura, rispetto a quella del tuo MasterChef?
Potrei dire davvero straordinaria. Mi sono anche un po’ emozionato, perché anche io da ragazzino avevo questa grande passione per la cucina, questa voglia di fare. È stata subito evidente la preparazione dei ragazzi, derivante dalla loro educazione alimentare, nata nelle famiglie. Una preparazione che davvero non mi aspettavo, ma che senz’altro è dovuta alla diffusione e al successo di programmi televisivi come MasterChef, che ha cambiato il modo di fare cucina degli italiani: adesso tutti cucinano molto di più a casa. E questo è un bene per tutti noi: significa che la nostra cultura, le nostre radici, la nostra società e il nostro Paese possono rinascere attraverso il cibo”

Oggi almeno il 25% dei ragazzi da grande vorrebbe fare lo chef: che ne pensi?
Tutto il bene possibile, almeno smetteranno di voler essere tutti calciatori . Se i ragazzi di domani faranno gli chef, attraverso il cibo potranno raccontare le storie non solo loro, ma anche di altri e di un intero territorio: quello a cui appartengono. Si incroceranno delle grandi storie italiane“.

Come è cambiato il tuo modo di rapportarti ai concorrenti?
Devo dire di non essere cambiato nel giudizio, ma ho cercato di pretendere meno tecnica e di far intuire le cose da fare“.

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Ragazzi così giovani conoscono le ricette locali delle zone da cui provengono?
Non solo le conoscono, ma sanno tante altre cose: dalla patatina con gli hamburger al menu del ristorante stellato dove vanno con i genitori. Diciamo che sono open minded, grazie all’educazione alimentare che hanno ricevuto e ricevono dai genitori: assaggiano e provano tutto, mangiano la verdura e ne apprezzano i sapori, sanno preparare una pasta perfettamente al dente“.

Come si è trovato con i suoi colleghi, Lidia Bastianich e Alessandro Borghese?
Benissimo. Amo Lidia perché è una figura chiave per la cucina italiana negli USA e non solo, inoltre perché mi ricorda situazioni della mia famiglia: dover emigrare perché non c’erano soldi né lavoro. Alessandro è un vero uomo di spettacolo, con la competenza di uno chef. In studio nei confronti dei ragazzi è stato il fratellone maggiore. Personalmente mi sono divertito moltissimo: e spero che Junior MasterChef diverta anche tutti gli italiani“.

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