Home Bevande La birra IPA che si produce con i bonsai

La birra IPA che si produce con i bonsai

di Marta Manzo

Heroica, una piccola birreria in Brasile, ha iniziato a produrre birre IPA a partire dagli scarti dei bonsai centenari giapponesi.

Gli amanti delle birre artigianali esultino, la piccola birreria Heroica, nel villaggio Hyundai in Brasile, ha creato qualcosa di eccezionale per placare la loro sete: una IPA creata a partire dagli scarti dei rami di bonsai centenari giapponesi. La storia, come racconta Munchies di Vice, comincia a partire da uno scambio: il veterinario e maestro di bonsai Renato Bocabello riceve come pagamento per un intervento chirurgico un kit per fare la birra in casa e lo regala a suo cognato, Lucas Domingues, che presto comincia a sperimentare a partire dai germogli ritagliati dalle piante che Renato coltiva con amore nel suo giardino in stile giapponese, un’idea che gli è venuta dopo aver assaggiato una cachaça infusa con rami di pino nero.

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Dopo i primi tentativi, i due sono rimasti estremamente soddisfatti del risultato. Così, con il beer sommelier Fabio Walsh hanno aperto la fabbrica e creato la Kuromatsu Kamikaze IPA, da kuro, che in giapponese significa nero, e dal matsu, che è il pino. Soddisfatti da ciò che avevano ottenuto, hanno quindi creato la SuperSonic SourTonic, una birra amara ispirata alla ricetta del classico gin tonic e realizzata con cetriolo e bacche di ginepro.

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Per alcune ricette, i rami potati provengono da alberi che possono costare anche più di ventimila dollari. Queste piante, infatti, sono state regalate a Bocabello da un membro della terza generazione di una famiglia giapponese, arrivata in Brasile a bordo del Itsukushima-maru nel 1912, la seconda nave giapponese sbarcata nel Paese e il veterinario di solito pulisce i suoi bonsai, un centinaio dei quali proprio Kuromatsu, due volte l’anno, per cui si ritrova con molti chili di questi avanzi, da poter utilizzare per la ricetta dell’IPA. Al momento i prodotti dell’Heroica sono disponibili solo in Brasile, ma, vista l’alta richiesta, potrebbero essere presto esportati verso gli Stati Uniti.