3 dolci (più uno) da mangiare a Natale in Cilento

20 Dicembre 2018
di Bruna Sapere

Il Natale, tra le feste più attese, è più di ogni altra legato alla famiglia, alle tradizioni – sociali e religiose – allo scambio di doni. Spuntano un po’ ovunque piste di ghiaccio, luminarie colorate, nel cilento le feste natalizie sanno di miele e castagne, di cioccolato e spezie spettacoli di ogni genere, mostre di presepi, abeti decorati, mercatini. Questi ultimi, soprattutto, stuzzicano la curiosità dei più, che si spostano da una regione all’altra per gustare i sapori tipici del periodo natalizio. L’offerta gastronomica di questo periodo è arricchita da una varietà di dolci tale da renderne difficile una lista completa; infatti, accanto ai tradizionalissimi panettone, pandoro, torrone, diventati ormai consuetudine nazionale e proposti in numerosissime versioni, fanno capolino i dolci tradizionali locali. Il Cilento non fa eccezione. Per chi ancora non conoscesse il Cilento, si tratta di una subregione della Campania, in provincia di Salerno – di cui, una significativa parte, trasformata in Parco Naturale – patrimonio UNESCO dal 1997, custode di antichissime tradizioni contadine, culla del mangiar bene e patria della Dieta Mediterranea. L’antica cucina cilentana, fatta di sapori semplici e prodotti genuini, è un’eredità di gesti, ricordi e rituali, oltre che di ricette familiari tramandate nel tempo. A Natale, le case cilentane sono avvolte da un profumo intenso di miele e castagne, cioccolato e spezie. Se avete intenzione di visitare il Cilento a Natale, ecco quali sono i dolci che vi consigliamo di assaggiare:

  1. pastorellePastorelle di Cuccaro Vetere. Si tratta di un dolce fritto tipico del paese cilentano Cuccaro Vetere, fatto da una sfoglia – originariamente preparata con acqua, farina e olio extravergine di oliva a cui si è aggiunto burro o margarina, più avanti – che racchiude un morbido ripieno a base di castagne, cioccolato fondente, zucchero, buccia di limone grattugiata, infine ricoperta da una leggera colata di miele di castagno e decorata con confettini di zucchero colorati.
  2. bocconottiBocconotti di Sicignano. Tipici di Sicignano degli Alburni, nel Vallo di Diano, hanno la caratteristica forma a mezzaluna e la loro preparazione inizia già a ottobre per la Sagra della Castagna e prosegue fino a Natale, occasione in cui sono consumati maggiormente. La sfoglia è composta da farina, olio, uova, caffè e vino bianco. Al ripieno, oltre alla purea di castagne, cioccolato fondente e zucchero, si aggiunge cacao, caffè ristretto, cannella, aroma di vaniglia, liquore Strega. Insomma un tripudio di profumi. Possono essere sia fritti che al forno. Una volta raffreddati sono spolverizzati con zucchero a velo.
  3. scauratielli-2Scauratielli (scaldatelli). Sono le caratteristiche zeppole di Natale del Cilento, anche se i cilentani adorano gustarli a più riprese nell’arco dell’anno. Il nome deriva dal verbo scaurare, ossia scaldare/lessare perché la preparazione richiede che l’impasto sia bollito, prima di essere fritto. La tradizione delle nostre nonne vuole che fossero preparati la notte di Natale, aspettando la nascita di Gesù Bambino. L’impasto – farina, acqua, scorza di agrumi, zucchero, olio extravergine di oliva, vino bianco – è prima bollito, poi spianato con un matterello e infine lavorato con le mani. È poi suddiviso in piccoli cilindri, ciascuno dei quali è intrecciato a forma di fiocco e poi fritto. Segue un’abbondante colata di mele di castagno. Sono decorati con rametti di rosmarino, che conferiscono quel tocco aromatico in più.

Una Dop per le feste

fichi-impaccati

Sulla tavola delle feste cilentane non mancano mai i fichi impaccati, ossia fatti essiccare al sole su grate, dopo la raccolta – che avviene tra la fine di luglio e la fine di settembre – farciti con noci, mandorle, scorze di agrumi, semi di finocchietto e passati al forno. Spesso sono ricoperti di cioccolato fondente. Il prodotto essiccato della cultivar dottato è chiamato Fico Bianco del Cilento e dal 2006 gode della denominazione di origine protetta. Questa varietà è considerata di pregio per essiccazione e conservazione e, insieme all’olivo, è considerata il simbolo della civiltà contadina cilentana. Non vi resta che decidere da quale dolce iniziare!