Tradotto per voi: 8 cose che forse non sapevi sulle diete dimagranti

9 Gennaio 2019

L’articolo originale “What we know about diet and weight loss” di Gina Kolata compare su The New York Times. Un excursus sulle diete dimagranti per capire cosa veramente sappiamo sulla perdita di peso tramite l’alimentazione: l’abbiamo tradotto per voi.

Verrebbe da pensare che un gruppo di scienziati, riuniti per una conferenza internazionale sull’obesità, sapesse bene quale fosse la dieta più efficace e perché. Invece, anche gli esperti hanno opinioni quantomeno divergenti a riguardo. sono emersi risultati contrastanti dagli studi realizzati sulle diete dimagranti A un incontro convocato dalla Obesity Society di recente, gli organizzatori hanno tenuto un simposio durante il quale i due scienziati di punta hanno presentato i risultati, contraddittori, di due studi sulle diete. Un moderatore, nel frattempo, interveniva per cercare di fare il punto. Nel primo studio, condotto da Christopher Gardner, professore di medicina con tanto di cattedra a Stanford, ai pazienti erano somministrate alternativamente diete a basso contenuto di grassi o a basso contenuto di carboidrati, ma con lo stesso contenuto di calorie. Dopo un anno, dichiara il dottor Gardner, in ognuno dei due gruppi si è registrata la stessa la perdita di peso.

dieta gluten free

Il secondo studio, condotto dal dottor David Ludwig del Boston Children’s Hospital, ha rilevato che una dieta a basso contenuto di carboidrati era migliore di una ad alto contenuto di carboidrati, in quanto aiutava i soggetti dello studio a non riacquistare peso dopo averlo perso tramite una dieta. La dieta a basso contenuto di carboidrati permetteva ai partecipanti di bruciare circa duecento calorie in più al giorno. Dunque, è vero che una dieta a basso contenuto di carboidrati può aiutare una persona a bruciare più calorie? O è vero che la composizione di una dieta è irrilevante se il contenuto calorico è lo stesso? Fa differenza chiedersi se lo scopo ultimo è quello di perdere peso o di non riacquistarlo? Alla fine del simposio, non si è di certo raggiunto un consenso, ma almeno, dall’oceano di dati contraddittori e poco chiari quale è quello delle diete, sono emerse alcune certezze.

  1. shutterstock_450194512Non tutte le persone rispondono a una stessa dieta allo stesso modo. C’è chi ottiene buoni risultati con le diete a basso contenuto di grassi e chi invece se la cava meglio con le diete a basso contenuto di carboidrati. Altri riscuotono successo con le diete senza glutine, le diete paleo e con i digiuni periodici, le diete chetogeniche e con ognuna delle svariate opzioni disponibili a chi desidera mettersi a dieta. La maggior parte degli studi che mette a confronto le varie diete produce risultati simili a quello del dottor Gardner: tra i gruppi presi in esame, non emerge una differenza significativa in quanto a perdita di peso, posto che l’apporto calorico sia lo stesso. Ma all’interno di ognuno dei gruppi, alcuni tra i soggetti hanno perso molto peso, altri non hanno perso neanche un etto e altri ancora, addirittura, hanno messo su qualche chilo. Il dottor George Bray, un ricercatore dedito all’obesità che è stato anche professore emerito al Pennington Biomedical Research Center di Baton Rouge, a Los Angeles, riassume così questo fenomeno: “Attieniti alla dieta che ti piace e non mollare“.
  2. dietasalutare_evidenza2Nel mondo delle diete non c’è niente di nuovo. Molte delle diete più gettonate al giorno d’oggi vanno in giro da anni, anche se hanno subito diverse incarnazioni e hanno cambiato nome più di una volta. Più di un secolo fa, nel best-seller Come vivere, si raccontava agli americani che il solo modo per perdere peso era quello di contare le calorie. Le diete a basso contenuto di carboidrati furono presentate al mondo da un impresario funebre londinese, tale William Banting, nel 1863 e divennero subito così popolari che, nei paesi anglofoni, la parola banting divenne sinonimo di dieta.
  3. Gli studi sulle diete sono difficili da portare a termine. Molti di questi studi sono condotti a breve termine e spesso è difficile sapere se i soggetti stanno veramente seguendo la dieta che gli è stata prescritta. Pochi studi seguono i partecipanti per un anno o anche più a lungo, per vedere se questi riescano, effettivamente, a non riacquistare il peso che hanno perso. Per questo motivo, poco di quello che emerge da questi studi va considerato come un dato definitivo, mentre la maggior parte dei dati lascia ampio spazio allo scetticismo, alla discussione e al dibattito.
  4. dietaMettersi a dieta per motivi di salute non è la stessa cosa di mettersi a dieta per perdere peso. Qualsiasi dieta che miri a ridurre l’apporto calorico avrà come risultato la perdita di peso, ma questo non vuol dire che tutte le diete che fanno perdere chili siano da considerarsi benefiche per la salute. È difficile trovare una evidenza definitiva del fatto che alcune diete specifiche riescano davvero a proteggerci dalle malattie, ma molti esperti della salute pubblica concordano nel dire che i cibi non processati, assieme a quelli poco processati e assieme a una abbondante dose di frutta e verdura, siano a tutti gli effetti capaci di promuovere uno stato di salute. Gli stessi esperti affermano anche che le persone affette da diabete o con alti valori glicemici nel sangue potrebbero beneficiare di una dieta a basso contenuto di carboidrati.
  5. dietaPerché le persone rispondono in modo non uniforme alle stesse diete? È forse colpa dei geni? Il dottor Gardner ha posto sotto osservazione i partecipanti al suo studio per vedere se riuscisse di trovare, nel loro patrimonio genetico, dei geni che potevano predire il loro responso alle diete somministrate. Non ci è riuscito. Anche altri scienziati, con lo stesso obiettivo, hanno fallito. Questo non significa che i geni non abbiano un ruolo nelle diete e nella perdita di peso. Ma risulta davvero difficile districare questi effetti da altre possibilità. Ad esempio: una persona potrebbe essere mentalmente pronta a mettersi a dieta, mentre un’altra, meno convinta, si impegnerà di meno e cederà alle tentazioni pochi giorni dopo aver iniziato la dieta. Alcuni ricercatori credono che la produzione di insulina da parte dell’organismo in risposta all’apporto di carboidrati di una dieta specifica potrebbe spiegare perché, tra chi si mette a dieta, qualcuno perde peso mentre altri no. Dallo studio del dottor Ludwig è emerso un collegamento simile, ma in quello del dottor Gardner no e il moderatore del simposio, tal Kevin Hall del National Institute of Health, ha sostenuto che tale collegamento era troppo debole e non avrebbe sostenuto una ulteriore presa in esame.
  6. torta in frigoEsiste una dieta che permetta di non riprendere il peso che si è perso? Nessuno ha voglia di riprendere il peso che ha perso con tanto sforzo. Il problema è che il corpo fa di tutto per ricostituire i depositi di grassi. Lo fa abbassando il metabolismo e generando un appetito vorace. Il dottor Ludwig ha provato a ridurre l’impatto di questo fenomeno tramite una dieta a basso contenuto di carboidrati. Se questo abbia funzionato o meno è ancora da stabilire e, per ora, la domanda rimane aperta. Il dottor Ludwig, che è un sostenitore delle diete a basso apporto di carboidrati, e il dottor Allison della Indiana University, che è invece scettico riguardo a ogni tipo di dieta, stanno conducendo uno studio più esteso, durante il quale i partecipanti saranno ospitati per 13 settimane in un centro terapeutico residenziale, durante le quali l’apporto calorico sarà tenuto sotto stretto controllo e sarà misurato accuratamente anche il loro responso metabolico alle varie diete.
  7. DietaÈ vero che i cibi zuccherosi fanno ingrassare? Non sappiamo fino a che punto gli zuccheri aggiunti contribuiscano all’obesità dilagante. Tra gli scienziati sono in molti a pensare che siano di sicuro un elemento determinante, ma certo non più importante di altri fattori, quali ad esempio i cereali raffinati. In un recente articolo, il dottor Ludwig e i suoi colleghi ci fanno notare che gli abitanti dei paesi occidentali ricavano più calorie dai cibi ricchi di amido che dallo zucchero vero e proprio. In Australia, la gente ha iniziato a ridurre, dagli anni novanta, l’apporto di zuccheri aggiunti, ma questo non ha impedito all’intera popolazione di ingrassare esponenzialmente. A nessuno verrebbe in mente di promuovere un ritorno dei cibi zuccherosi sulla tavola, ma molti, tra i ricercatori più in vista, esitano a dare la colpa dell’obesità a un singolo ingrediente.
  8. obesitàPerché le persone, negli ultimi decenni, sono ingrassate? È questa la grande domanda senza risposta. Il problema, qui, è che nella nostra società sono cambiate tante cose, mentre l’obesità ha continuato a prendere piede e a dilagare. Alcuni, tra questi cambiamenti, avrebbero dovuto portare a perdere peso: la disponibilità continuativa di frutta e verdura fresche, la popolarità delle palestre e del camminare, una emancipata educazione alimentare nelle scuole e il miglioramento, nei refettori delle stesse, dei cibi serviti. Altri trend sociali avrebbero però potuto incoraggiare l’aumento di peso: porzioni sempre più grandi, la tendenza a mangiare snack tutto il giorno, l’abitudine sempre più diffusa a mangiare fuori e l’accettazione culturale del sovrappeso, al punto in cui ormai ci sembra quasi una cosa normale. Ma in che modo tutte queste variabili finiscono per far aumentare il peso? Beh, questo sembra non saperlo nessuno.

Traduzione a cura di Paola Porciello.