Nuove aperture a Milano: il fascino di Nebbia

14 Gennaio 2019

Le battute facili su Milano solitamente hanno come protagonisti i treni in direzione della Capitale e quella che i lombardi chiamano scighera, fenomeno climatico che avvolge tutto e sfuma i confini, nebbia è il nuovo ristorante di tre giovani soci dietro il naviglio pavese tormento degli automobilisti e delizia dei sognatori. La Nebbia di cui vi racconto oggi però è un nuovo ristorante in via Evangelista Torricelli, a pochi passi dal Naviglio Pavese che in queste ultime settimane, come il resto della città, è spesso occultato da una certa foschia. Al comando di questo locale dai neon colorati eppure discreti, muri bianchi e sedute semplici, ci sono tre giovani, ognuno con un background interessante: Federico Fiore, ex allievo di Enrico Crippa; Mattia Grilli, con alle spalle un’esperienza alla corte di David Chang; Marco Marone, esperto di vino e orchestratore di sala e cantina.

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Il menu è essenziale e invitante. Su un unico foglio si legge di un Inizio, di un Prima e di un Poi, a cui seguirà (purtroppo e per forza) una Fine, addolcita da dessert e formaggi. Com’è giusto che sia, e com’è bello che sia per un ristorante in cui tutti i piatti stimolano all’assaggio, la carta non è scritta nella pietra e cambia spesso. Posso raccontarvi ciò che ho provato, sperando che lo ritroviate durante la vostra visita o augurandovi di trovare qualcosa di ancora meglio. Per stimolare l’appetito la scelta cade sulla Tartare di razza marchigiana con carciofi e chips di topinambur, morbida e saporita.

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Non resisto al bun o bao che dir si voglia, certo in qualche modo un’eredità dell’esperienza al Momofuku di Mattia Grilli: il Panino al vapore con polletto e cavolo cinese è succulento, finisce in due bocconi e lascia la giusta voglia di proseguire il pasto.

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Come primi piatti assaggiamo gli Agnolotti del plin ai tre arrosti, dalla farcitura morbida e dolce, con una pasta piacevolmente tenace e avvolta dal sugo ricco di umami e una vaga nota amara che aleggia sul palato. Squisito il Risotto alle cipolle di Montoro con capperi e bergamotto: la cottura è impeccabile, il sapore è quasi piacione ma rimane elegante, anche se ci è sfuggito il bergamotto.

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Per i nostri Poi scegliamo un secondo vegetariano e uno di pesce. La Terrina di sedano rapa, nocciole e castelmagno, irresistibile come una tarte tatin salata, è composta da strati sottili di fette di sedano rapa con una crosticina saporita: essere vegetariani non può significare accontentarsi, e qui l’hanno capito. Il Polpo, kale e guanciale è cotto in maniera inappuntabile, ma ci lascia qualche titubanza.

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Giunti alla Fine, proviamo entrambi i dessert in carta. La Torta cioccolato e moritas con crema al mascarpone è umida, cedevole, terreno di gioco di un match tra il piccante del peperoncino e la cremosità rassicurante del mascarpone. Ottimo anche il Semifreddo di nocciole e pistacchi con crema al caffè. Ci congediamo con un conto onesto (97 euro in due, senza vino), con la voglia di tornare il prima possibile ad assaggiare nuovi piatti, in questo angolino nascosto dei Navigli dove la discrezione è solo apparente e da cui ci aspettiamo grandi cose.