Rece Rock: Kilo Restaurant a Roma

30 Gennaio 2019

L’unico motivo per cui a Roma andavo ai Parioli era il bowling a viale Regina Margherita, frequentato da squattrinati (noi) e da colf filippini che lavoravano nei dintorni e avevano la domenica libera. Cosa può spingere allora un grezzo individuo di Centocelle come me a venire da queste parti con la stessa arroganza che hanno i lupi marsicani che scendono dalle montagne e girano per le vie de L’Aquila? Semplice, il cibo. Preferibilmente carne alla griglia. E Kilo mi sembrava il luogo giusto per giustificare lo sconfinamento in un quartiere di manichini fighetti (perdonatemi, sono cresciuto negli anni delle faide tra torpigna e pariolini).

– Entro al ristorante con la circospezione e la diffidenza di Mario Brega in Vacanze di Natale.

– Appena entrato i miei occhi si posano sul ricco banco della carne, dove puoi scegliere tra i vari manzi e tra tanti tipi di spiedini. Subito dietro scorgo le griglie a vista. Una visione del genere mi eccita quasi quanto Edwige Fenech in La dottoressa del distretto militare. Se non conoscete il film, siete dei cinefili pivelli e radical chic.

–  Kilo offre 5 tipi di taglio: cube roll, fiorentina, entrecôte, costata e lingotto di filetto. Prima di oggi ero convinto che il cube roll fosse un genere musicale e che il lingotto fosse un centro congressi.

– Il locale è bello e ben arredato, ma la mia esaltazione scema un po’ quando vedo che subito accanto al banco c’è un maledetto tavolo sociale. Sia chiaro, io sono un tipo socievole ma non voglio mangiare gomito a gomito con dei perfetti sconosciuti e pure pariolini. La cosa mi si ritorce contro perché mi capita un tavolo un sfigato chiuso all’angolo. Se dovrò andare in bagno senza scomodare tutti gli altri tavoli, dovrò farmi dare un catetere.

– Il menu è preceduto da esaurienti didascalie che spiegano cosa siano la marezzatura, la frollatura e tante altre cose noiose come le lezioni di greco antico al liceo e di cui francamente non mi importa. Salto quindi a piè paro queste supercazzole e leggo il menu: non ricco, ma decisamente interessante e ovviamente tutto incentrato su carne di manzo.

– Si parte con un antipasto di bruschette miste e una tartare di manzo con burrata e pomodoro appassito: squisite. Improvvisamente il mondo mi appare più bello, nonostante stia al tavolo sfigato all’angolo circondato da chiassosi pariolini.

– Il tataki con mandorle tostate è un po’ deludente. Non tanto per il sapore, quanto per la porzione un po’ misera. In un posto che si chiama Kilo, piatti da 200 grammi scarsi non dovrebbero neanche essere contemplati.

– Il cube roll di carne italiana è buonissimo, tenero e perfetto di cottura. Il mio umore è talmente alto che potrei persino sedermi al tavolo sociale. Prendo anche una cicoria ripassata di contorno, in modo da poter sfoggiare un magnifico sorriso filo-governativo giallo e verde.

– Avevo ordinato anche una spada di filetto di manzo BBQ che non è mai arrivata. Chi di spada ferisce, di spada deperisce. Come la mancia.

– Preferisco non azzardare la cheesecake al mango e prendo quella con la Nutella. Non me ne pento, è molto buona. Che si fottano le mie arterie (domani mangerò un Danacol per contrastare i miei sensi di colpa) e si fotta la Crema Pan Di Stelle (che comunque mangerò domani dopo il Danacol). Me ne vado felice, guardando con tenerezza il tavolo sociale dove magari un giorno, quando sarò un vecchio solo e triste, siederò.

– Uscendo, non posso non notare quanto il ristorante sia gremito all’inverosimile, nonostante sia un giovedì. Persino i tavoli all’aperto sono tutti pieni di gente abbarbicata ai funghi riscaldanti per sfidare il freddo glaciale. Di giovedì ho visto così pieni solo i locali che ospitavano Mucca Assassina.