Ricordi di FrigoBar Tales, terza puntata: Roy Paci

31 Gennaio 2019

FrigoBar Tales, il progetto a marchio Agrodolce nato dall’intento di unire cibo e musica attraverso il filo conduttore del viaggio, continua con tante novità. Mentre costruiamo la prossima stagione, vi raccontiamo la terza puntata all’interno del Lanificio Cucina di Roma.anche la terza puntata si è svolta tra racconti, musica, cocktail preparati al momento e risate Se nella seconda puntata, ci eravamo lasciati con i racconti romani di Marco Conidi e Alessandro Pieravanti, questo terzo appuntamento, condotto da Roberto Bob Angelini e dalla nostra Lorenza Fumelli, ha visto presenti nuovi graditi ospiti: il trombettista, cantante, compositore e produttore discografico italiano Roy Paci, il cantante e chitarrista romano Andrea Di Donna e il compositore, chitarrista e produttore Stefano Scarfone. Tra una gag e l’altra e con lo spirito divertente e scanzonato che contraddistingue FrigoBar Tales, ci siamo divertiti a fare degli insidiosi indovinelli. Qui di seguito trovate un piccolo estratto dell’intervista gioco, riportando l’intervista di Lorenza Fumelli e le risposte di Roy Paci:

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Voi non lo sapete, ma Roy Paci è il più gourmet dei musicisti d’Italia. Una ricetta inventata da te?
L’ultima volta ho realizzato una ricetta abbastanza strana, prendendo ispirazione da una cena luculliana dal mio amico Ciccio Sultano, il mio corrispettivo nel cibo, bufalotto e bisontico (ride). Ho realizzato un piatto con escargot e vongole.

C’è stato un ristorante/chef che per primo ti ha folgorato e in qualche modo iniziato alla cucina di ricerca?
Ho iniziato a mangiare come un bastar…(ride), insomma la prima volta che sono uscito fuori dal mondo dei panini è stato nel ’92 andando a mangiare nel ristorante La Ciau del Tornavento.

Chi sa mangiare, vuol mangiare sempre bene: come ti regoli in tournée?
Il più delle volte non mangiamo mai prima dei concerti. Facciamo dei pranzi importanti e con i ragazzi sono molto dittatore, non possono bere un goccio di alcol. C’è una procedura standard che ci consente di fare concerti così energici e frizzanti: verso le 17-18 ci prepariamo una sorta di frullato energetico con una buona base di frutta, zenzero e curcuma.

Ti dico 3 città in giro per il mondo e tu mi dici in quale ristorante andare a mangiare e perché, ok? Partiamo con Arezzo.
C’è una buonissima trattoria vicino la piazza centrale dove mi porta sempre Pau (Negrita), in cui ho mangiato il miglior grifo del mondo.

Continuiamo con Genova.
Vicino Genova c’è un posto molto carino che fa piatti con ottimi distillati. La carne in accompagnamento ai frutti di bosco è superlativa.

L’ultima città, è una città che so che ti piace molto… Parlo di Licata.
Beh, direi la Madia di Pino Cuttaia. Ci sono delle belle realtà che stanno nascendo in questi ultimi anni, ad esempio una trattoria non stellata sul mare in cui ho mangiato la migliore pasta con i ricci del mondo.

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Noi qui giochiamo tra musica, arte e cibo. Ma questa è una cosa che tu fai da sempre. Secondo quali principi è possibile legare un suono a un cibo, un ingrediente o un piatto?
Qualsiasi oggetto, materiale e quindi anche ingrediente di un piatto vibra con una sua frequenza. In base alla frequenza di vibrazione di un ingrediente, ho iniziato a creare degli accordi: se aggiungi a un ingrediente altri 2 ingredienti, hai creato un accordo. Se un pomodoro è un Fa, la mozzarella vibra con una frequenza di La bemolle…(ride)

Voglio fare un esempio pratico: la chitarra lap stell di Bob Angelini che piatto è?
Direi una cosa morbida, che fila. Un supplì.

Un brano di Gershwin, per esempio The man I love, che piatto potrebbe essere?
Secondo me è un piatto antico, potrebbe essere una madeleine.

E se dovessimo scegliere uno strumento per l’amatriciana?
Immagino uno strumento pesante, un trombone contrabbasso. Una roba gigante, una sorta di imitazione dei trattori (ride).

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Famelico test: diventare Ambassador di Agrodolce

Per guadagnarti l’ambita spilletta di ambassador di Agrodolce, anche se simbolico, perché tu già lo sei, devi rispondere a queste difficilissime domande: cos’è il dicentrarchus labrax? Ti do un suggerimento: nuota e si mangia.
Forse una cernia.

No! Non è una cernia.
Il pubblico mi dice una spigola.

Giusto! Andiamo avanti. Un tema caldo in Sicilia: si dice arancino o arancina?
(ride) Se non vuoi rompere un futuro matrimonio non puoi farmi questa domanda.

Non solo te la faccio, ma approfondisco. Pare sia una questione di province siciliane: in quelle che finiscono per A, si dice arancino e solo a Palermo si dice arancina. Corretto?
Se lo dici tu! Comunque i migliori sono i messinesi che dicono direttamente arancini.

E scusami, continuando su questa falsa riga, si dice il tequila o la tequila?
(il pubblico suggerisce la versione corretta e Roy replica) Si dice il tequila.

Bravo! Ora, per chiudere, vorrei sapere da te la ricetta della pasta alla norma.
La pasta alla norma nella sua semplicità forse è la più difficile in assoluto. Penso che tutti sappiano come si prepara, però c’è una cosa importante da sottolineare: nel pomodoro che si mette nella norma si deve aggiungere una punta di coltello di estratto, in siciliano ‘u strattu. Io lo faccio ancora quando posso.

Grazie, Roy. Sei senza alcun dubbio un perfetto Ambassador di Agrodolce.

Così è terminata la terza puntata di Frigobar Tales che torna a marzo, sempre in compagnia di grandi ospiti e con tante novità. Non mancate!