Gli italiani viaggiano per mangiare

4 Febbraio 2019

Che cosa unisce le vacanze di tutti gli italiani nel mondo? Sicuramente – e anche per l’anno che si è appena concluso – il cibo. Lo conferma il nuovo rapporto sul Turismo enogastronomico italiano 2019, seconda edizione, che rivela come, nel 2018, il valore dato al food in tempo di ferie sia ulteriormente cresciuto rispetto agli anni precedenti. Dati alla mano, secondo lo studio, il 45 per cento dei turisti italiani ha viaggiato negli ultimi tre anni con il solo scopo di mangiare. Per cui è aumentato, come logica conseguenza, il numero di viaggi a tema enogastronomico, con oltre il 98 per cento dei turisti italiani che, a prescindere dalla destinazione scelta, ha partecipato ad almeno un’attività che riguardasse cibo o vino durante il soggiorno.

Profilo dei turisti enogastronomici

Ma chi sono i turisti enogastronomici italiani? Di solito, dice l’analisi, sono coppie sposate e conviventi, provenienti da tutto lo Stivale, ma soprattutto dal Sud. Qui, a quanto pare – e con il rischio di cadere in luoghi comuni – la propensione alla partenza è più forte se si parla di piatti e pietanze, rispetto invece a ciò che accade al centro o a settentrione. Un dato, peraltro, transgenerazionale, che riguarda gli anziani come i giovani, ma soprattutto gli appartenenti alle generazioni X (nati tra il 1965 e il 1980) e primi in assoluto i millennials (nati tra il 1981 e il 1998), che sembrano prediligere le destinazioni in cui quest’offerta è presente, ampia e diversificata, nonché “armoniosamente integrata” al contesto, alla cultura e alla popolazione residente.

Attività preferite in vacanza

Tra le scelte più frequenti c’è, oltre alla degustazione di prodotti tipici, sicuramente la visita di almeno un mercato (82 per cento), un giro per bar e ristoranti storici (72 per cento), ma anche esperienze nei luoghi di produzione, primi fra tutti le aziende agricole (62 per cento), seguite a ruota dalle cantine (56 per cento), con dei numeri che, rispetto al 2017, sono notevolmente cresciuti.

Destinazioni

Il dato forse più interessante riguarda le destinazioni: gli italiani, infatti, preferiscono fare questi viaggi a casa propria. In testa, tra le regioni, ci sono Sicilia e Toscana, seguite dall’Emilia Romagna. Napoli, Roma e Firenze, invece, le regioni in testa sono sicilia e toscana; le città più visitate napoli, roma e firenze le città che riscuotono più successo. Se proprio è necessario partire e andare all’estero, Spagna e Francia sono i luoghi più graditi, con Parigi, Barcellona e Madrid sul podio tra le città prescelte. In un posto come l’Italia, con una serie di numeri legati al settore del food&wine da far venire il capogiro – 825 prodotti agroalimentari e vitivinicoli a indicazione geografica, 5.056 prodotti agroalimentari tradizionali, 4 beni enogastronomici inseriti nella lista del patrimonio tangibile e intangibile dell’Unesco, 2 città creative Unesco dell’enogastronomia, 334.743 imprese di ristorazione, 875 ristoranti di eccellenza, 23.406 agriturismi, 114 musei legati al gusto, 173 Strade del vino e dei sapori – è quasi logico che i cittadini ( il 68 per cento) chiedano che sia creato un museo nazionale dedicato all’enogastronomia. A conferma del fatto, dice ancora l’analisi, che questo segmento del turismo possiede una componente legata “al piacere di degustare prodotti e pietanze tipiche di un luogo, ma rappresenta a pieno titolo anche una forma di turismo culturale“.

Futuro

C’è però l’altra faccia della medaglia. Rivela un gap incolmato, ma speriamo colmabile, tra un certo tipo di domanda e la rispettiva offerta: ci sono esperienze – come visite a fabbriche di cioccolata e pastifici e vacanze a scopo culinario offerte dalle agenzie di viaggio – che, concludono i dati, permangono a oggi inespresse e che sono indice di un mercato potenziale ancora tutto da soddisfare.