Miti da sfatare: il glifosato nella pasta fa male?

13 Febbraio 2019

Negli ultimi mesi si è discusso molto di glifosato, in particolare nella pasta. Solo nell’ultimo anno in Italia ne hanno parlato associazioni, riviste, inchieste televisive. Ma che cosa è il glifosato? Perché si può trovare nella pasta e che cosa comporta?

Cos’è il glifosato?

Il glifosato (o glifosate oppure in inglese glyphosate) è l’erbicida più usato al mondo. La molecola è stata brevettata negli anni ’70 dalla multinazionale di biotecnologie agricole Monsanto, che nel 1974 ha lanciato sul mercato Roundup, un diserbante ad ampio spettro proprio a base di glifosato. Il successo fu immediato. Il prodotto infatti era molto efficace e migliorò notevolmente la produttività agricola. Oggi che l’esclusiva del brevetto è scaduta, sono tante le aziende concorrenti con prodotti simili e la diffusione di questa molecola continua. È, per esempio, molto usato, sia in Italia che all’estero, nella coltivazione dei cereali, tra cui il grano con cui è poi prodotta la pasta. Da qui deriva l’allarme lanciato qualche mese fa. La vera domanda è: il glifosato fa male alla nostra salute?

Fa male?

Ingerito in grandi quantità è pericoloso, può portare alla morte per avvelenamento. Non solo: la paura oggi è legata al rischio che questa molecola sia anche cancerogena. Nel 2015 l’agenzia per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito il glifosato tra le sostanze potenzialmente cancerogene (gruppo 2A), quelle che hanno mostrato evidenze sufficienti negli animali e limitate per quanto riguarda le conseguenze negli esseri umani. Per rendere il tutto un po’ più chiaro, nominiamo altri pericoli inseriti dall’agenzia nello stesso gruppo: la carne rossa, nitrati e nitriti (in condizioni che determinano una reazione di nitrosazione endogena) e le bevande bollenti (sopra i 65 °C).

Non tutti però sono d’accordo. L’US Environmental Protection Agency (EPA) difende questa molecola. Nel 2016 un rapporto dell’organizzazione mondiale della sanità e della FAO rivela che è improbabile un rischio cancerogeno per l’uomo attraverso l’alimentazione. il glifosato presente negli alimenti difficilmente può rappresentare un rischio Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) la sostanza non è una minaccia per l’uomo e nel report spiega perché hanno ottenuto risultati diversi dallo IARC: “Il sistema UE valuta individualmente ogni sostanza chimica e ogni miscela commercializzata, mentre l’IARC valuta agenti generici, compresi i gruppi di sostanze chimiche correlate, e anche l’esposizione professionale o ambientale, nonché le prassi culturali o comportamentali“. La Commissione europea ha infine deciso di autorizzarne l’utilizzo fino al 2021 (entro certi limiti e con precise precauzioni), anche se la Francia ne ha comunque vietato l’uso dal primo gennaio 2019. L’Italia, tra i più grandi produttori mondiali di grano duro, ha vietato l’uso del glifosato prima del raccolto nel 2016.

La pasta è pericolosa?

Come abbiamo detto, questa sostanza è ampiamente usata in agricoltura e possono rimanerne delle tracce nei cibi. La pasta è l’osservato speciale ma residui minimi di glifosato si possono trovare anche altrove. Di solito si trattano di valori al di sotto del limite che l’EFSA ha posto: 0,5 mg/kg di peso corporeo al giorno. In un servizio del programma Report dell’ottobre 2017, dopo aver fatto analizzare 6 marchi di pasta, si è calcolato che, con la quantità di glifosato trovato, un uomo di media corporatura (60/70 kg) dovrebbe mangiare dai 100 ai 600 kg di pasta al giorno per superare i limiti dell’EFSA.

Non è d’accordo l’Istituto Ramazzini. I primi risultati dello studio pilota Global Glyphosate Study condotto sui ratti ha rivelato infatti che, anche se sottoposti a una dose ritenuta sicura, c’è stata un’alterazione del microbioma (l’insieme di microorganismi che vivono in un determinato ambiente). In particolare, gli effetti riguardano principalmente i marcatori relativi alla genotossicità (capacità di una sostanza di modificare il materiale genetico delle cellule), alla sessualità e all’alterazione del microbioma intestinale. Per confermare i risultati è necessaria una ricerca a lungo termine e l’istituto si sta organizzando con una rete di partner e una campagna di crowdfunding.

Residui misti

C’è poi un altro aspetto da considerare, i cocktail. L’indagine della rivista Il Salvagente, che si occupa della difesa dei diritti dei consumatori, ha puntato il dito non solo sul glifosato ma sulla presenza di diverse tracce di pesticidi. Si tratta sempre di valori al di sotto del limite di legge per le singole sostanze. Il problema è che sembrano esserci tanti residui diversi tutti insieme. La ricerca è stata portata sul grande schermo da Striscia La Notizia che ha portato la testimonianza della dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa: questi residui “quando sono presenti in miscele quindi in cocktail possono vedere moltiplicata la loro azione nociva“. Il dibattito quindi non si esaurisce qui. Iniziamo a prendere confidenza con il glifosato e altre sostanze perché ne sentiremo ancora parlare.