Non confondetela con la cassata: è la Cassatedda di Ciciri

13 Febbraio 2019

È unica nel panorama dei dolci siciliani ed è stata strappata all’oblio. La Cassatedda di Ciciri (in dialetto siciliano i ciciri sono i ceci), ritorna ai nostri tempi da un passato remoto grazie a un progetto di rivalutazione voluto dalla Pro Loco di Partinico e da Slow Food Palermo. un dolce in tante varianti diffuse nella sicilia occidentale Questo dolce, che non ha nulla a che vedere con la più celebre cassata di ricotta e che nelle tante varianti si trova diffusa nella Sicilia occidentale, si contraddistingue per il ripieno ottenuto con un impasto di ceci. Recuperata attraverso un lungo progetto di ricerca che ha coinvolto gli anziani della cittadina alle porte di Palermo, sarà tutelata con un disciplinare di produzione e promossa con l’istituzione della Comunità della Cassatedda che metterà in rete pasticcieri, produttori locali, divulgatori.

Questa specialità – che ricorda nella forma il raviolo fritto – racconta il territorio agricolo e pastorale partinicese e riporta all’epoca in cui si viveva con quel poco che si produceva e rimaneva dal faticoso lavoro nei campi. Nasce dall’espediente delle mamme e delle nonne per accontentare i bambini, trasformando i ceci in un impasto che ricordasse un dolce prelibato. Poi a perfezionarlo e ad arricchirlo sono intervenute le suore con la loro maestria nei loro monasteri. Questo delizioso frutto della povertà si contraddistingue per la ricchezza aromatica. La farcitura è lavorata con la zuccata, imperante nella tradizionale pasticceria siciliana, le scaglie di cioccolato, la cannella, il miele di millefiori di ape nera siciliana e lo zucchero. L’involucro è poi un’eccezione nell’usanza casalinga, perché a base di farina di grano duro.

La ricetta

Se volete cimentarvi nel preparare la ricetta della Cassatedda tradizionale di ciciri, dovrete innanzitutto procurarvi gli ingredienti giusti. Per l’impasto vi serve 1 kg di farina di rimacino (ossia di semola rimacinata), 300 g di strutto, 150 g di vino bianco invecchiato, 100 g di zucchero semolato, 2 tazzine di caffè, cannella in polvere, bacche di vaniglia e olio extravergine d’oliva di Cerasuola. Per la farcia avrete invece bisogno di 1 kg di ceci di piccola pezzatura, 150 g di cioccolato fondente al 75% in scaglie, 150 g di miele millefiori, 200 g di cucuzzata o zuccata e cannella in polvere.

Tenete i ceci in acqua per 24 ore. Cuoceteli e quando diventano tiepidi riduceteli in purea con un passapomodoro o passapatate; mettete da parte. Lavorate ora la farina e lo strutto con la parte della mano corrispondete alle ossa carpali, e incorporate zucchero e vino bianco. Con l’impasto formate una grossa pagnotta, avvolgetela nella pellicola per alimenti e tenetela in frigorifero per 1 ora circa. Preparare il ripieno della cassatedda amalgamando bene l’impasto di ceci con la cucuzzata, le scaglie di cioccolato, la cannella (che potete ridurre in polvere grezza come facevano le donne partinicesi utilizzando il mortaio), lo zucchero e il miele, fino a rendere il tutto omogeneo; lasciate riposare.

Tirate la pasta fino a renderla sottile con uno spessore di 1,5 mm; tagliate con un coppapasta e ponete al centro un cucchiaino di impasto di ceci. Chiudete la pasta a mezzaluna, pressando bene i bordi con i rebbi della forchetta. Rifilate i bordi con la taglierina dentata. Friggete la cassatedda in abbondante olio extra vergine d’oliva in una pentola, fate perdere l’unto lasciandola sgocciolare su carta da cucina. Spolverizzate con zucchero a velo e cannella.