Jota: storia del piatto tipico friulano e dove potete mangiarlo

14 Febbraio 2019

Quando si parla di piatti della tradizione c’è sempre una grande quantità di ingredienti, storie e abitudini da prendere in considerazione. una minestra nata da ingredienti poveri per riciclare gli avanzi e sostenere i contadini Le ricette classiche nascono da esigenze specifiche di un determinato territorio legate alla stagionalità e alla disponibilità delle risorse. La jota, piatto tipico della tradizione del Friuli Venezia Giulia, è proprio uno di questi. Una minestra fatta con ingredienti poveri e di riciclo ma che ha subito profondamente le trasformazioni della zona in cui era cucinata. L’etimologia del nome è controversa ma la versione più accreditata lo fa derivare dal latino jutta, ovvero brodaglia. Un miscuglio brodoso, dunque, di ingredienti poveri, soprattutto fagioli e cavoli cappuccio marinati sotto sale.

La variante triestina

La versione più conosciuta è quella triestina, con crauti, fagioli e patate arricchita, quando possibile, con costine o altra carne di maiale. Proprio a Trieste, a differenza di altre zone della regione, la jota è sempre stata un piatto nobile che si dice fosse preparata dalle classi più abbienti per fare elemosina ai più poveri. E sono proprio i triestini a vantarsi da sempre di aver introdotto, fin dai tempi di Carlo Magno, la tecnica di conservazione sotto sale dei cavoli cappuccio a listarelle (i crauti, appunto).

Dove mangiarla

Oggi la jota è un piatto profondamente apprezzato proprio per la sua storia centenaria e per il carattere fortemente territoriale, cucinato con sapienza e maestria in tutte le case triestine ma anche del confine sloveno e della provincia di Gorizia. la manifestazione jotamata è nata nel 2018 La Jotamata, manifestazione nata nel 2018, è proprio la massima espressione del desiderio di celebrare questo piatto tipico triestino e di farlo conoscere anche oltre i confini regionali. Decine di locali, ristoranti e trattorie hanno aderito all’iniziativa proponendo la propria versione di jota e un libretto ricordo con racconti di jota e di bora: accenni storici del piatto, aneddoti legati al vento e la ricetta classica della tradizionale e autentica Minestra Jota.

Il festival triestino si è tenuto per la prima volta lo scorso anno nei primi giorni di dicembre, durante la stagione tipica della bora. La ricetta tradizionale è stata invece già codificata nel 2003 dalla Delegazione di Trieste dell’Accademia della Cucina Italiana, registrata con un atto notarile e depositata presso la Camera di Commercio.