Rece Rock: Betto e Mary a Roma

19 Febbraio 2019

Dopo tanto girovagare, prima o poi si desidera sempre tornare alle origini. All’origine del mio girovita importante c’è sicuramente la celebre trattoria Betto e Mary (via dei Savorgnan, 99), un’istituzione a Torpignattara e a Roma in generale. Anzi, più nello specifico, a La Certosa, che è un ridente agglomerato di piccole case assolutamente abusive prima dei vari condoni e a ridosso della ferrovia. Speriamo che anche stasera non deragli nessun treno.

– L’ambiente è ovviamente familiare, genuino e a volte un po’ triviale. Manca solo lo stornellatore all’entrata che canta “E benvenuti a ‘sti frocioni, belli grossi e capoccioni…” come nel film Fracchia la Belva Umana. Non abbiate timore, a un certo punto lo stornellatore arriverà.

– L’arredamento è composto di memorabilia di vario tipo, tra cui un paio di sci di fantozziana memoria, cravatte lasciate lì durante addii al celibato consumati negli anni ’70 e una vecchia sega utilizzata dai banditi di Torpignattara per tagliare a pezzi qualche cadavere.

– I ragazzi dello staff sono simpatici e ti fanno sentire subito a casa, come uno di famiglia. Per questo gli chiedo di allungarmi subito 10 euro e una sigaretta.

– Il menu è vastissimo e prevalentemente di cucina romana: se non vi piacciono interiora e frattaglie, probabilmente mangerete solo il tiramisù e un paio di barrette energetiche che avevate dimenticato nel taschino della giacca.

– Opto per il menu fisso, specificando che stasera voglio rimanere leggero. Loro mi accontentano subito portandomi nell’ordine: sfilacciata di cavallo, nervetti, broccoletti fritti, budellino di maiale, lingua affettata, coppiette e scamorza panata fritta.

– Il tris di primi è spettacolare ed abbondante: carbonara, pasta al sugo di coda, cacio e pepe. Più un filone di pane casareccio per fare la scarpetta.

– Sono già pieno come un silos dopo i raccolti di primavera, ma per non farmi prendere in giro dai camerieri ordino anche la grigliata mista. Siccome mi vedono particolarmente emaciato, mi portano anche un assaggio di coratella, trippa alla romana, coda alla vaccinara, abbacchio panato. Credo ci fossero anche degli arrosticini, ma li ho usati come stuzzicadenti.

– Ho praticamente mangiato ogni parte e ogni singolo organo di tutti gli animali della fattoria. E siccome non si butta niente, mi hanno regalato anche un pennello in setola di maiale e un pullover di lana di pecora.

– Assaggio anche una generosa bistecca di cavallo prima di prenotare una lavanda gastrica al grido di “È ‘na vendetta, è ‘na vendetta!” come Augusta nel film Dove vai in vacanza? Se non conoscete il film, siete dei pivelli cinefili fighetti con la pettinatura e il sex-appeal di Gigi Marzullo.

– Nel frattempo, forse complice una bottiglia di vino di troppo e i discorsi sul cinema, entra in sala Robert De Niro. Ah no, è lo stornellatore. Credetemi, è uguale. Me lo hanno detto delle persone astemie, quindi credibili.

– Memore delle esperienze precedenti, evito la cheesecake (che ricorda più una panna cotta) ma non i numerosi amari offerti dalla casa. Saluto cordialmente ed esco con l’umore e il colesterolo alle stelle, e con un carico di cose inutili ma fichissime comprate da un simpatico bengalese che mi ha fregato anche stavolta.