The World Restaurant Awards: l’Italia c’è e sta molto bene

19 Febbraio 2019

Ieri notte a Parigi sono stati annunciati i vincitori dei The World Restaurant Awards, “a celebration of international restaurant excellence, integrity and diversity”, che vuol dire: “la celebrazione della eccellenza, dell’integrità e della diversità nella ristorazione internazionale”. E fidatevi, così è stato: in 10 anni di questo lavoro, per la prima volta – o sicuramente dopo molto tempo – ho assistito e partecipato a qualcosa di nuovo.

L’idea di The World Restaurant Awards  nasce qualche anno fa nella testa di Joe Warwick e Andrea Petrini, resa poi realtà grazie alla collaborazione con IMG, azienda leader a livello internazionale nell’organizzazione di grandi eventi. Col tempo, il concetto di Oscar della gastronomia assegnati per categorie si è evoluto fino a diventare questo bellissimo e divertente esperimento: una serie di premi conferiti con la missione di illuminare territori, tradizioni e persone straordinarie spesso poco considerate, ma soprattutto donare uno sguardo trasversale e innovativo al modo di guardare il mondo della ristorazione.

I VINCITORI DELLA PRIMA EDIZIONE


Come vi abbiamo già più volte raccontato – trovate qui tutte le info – 100 giurati di 37 regioni diverse hanno votato e discusso sulle categorie decise insieme ai due curatori. Tra loro diversi italiani: Martina Liverani, Anna Morelli, Laura Lazzaroni, Marco Bolasco, Massimo Bottura, io stessa. Si sono create due liste, prima una lunga e da quella una più breve. Nella short list gli italiani in gara erano Retrobottega (No reservation), Lido84 (House Special) Roscioli (Red-Wine Serving Restaurant), Da Gorini (Arrival of the year), Refettorio – Food for Soul (Ethical Thinking), Al Méni (Event of the Year).

Ho avuto il piacere di premiare sul palco lo chef che ha vinto l’ambito riconoscimento: Riccardo Camanini per la categoria House Special. Riccardo ha trionfato con la sua Cacio e pepe preparata nella vescica di maiale, piatto icona (insieme allo Spaghetto burro e lievito) di Lido84 a Gardone Riviera, già stella Michelin. Anche il Refettorio – Food for Soul- si è assicurato l’Ethical Thinking awards.

Vincitore assoluto, categoria Best Restaurant of  Year, è stato Kobus van der Merwe, chef di Wolfgat in Sud Africa. Luogo decisamente al di fuori dei più noti itinerari gourmet e che finalmente ha un suo segnaposto nella cartina gastronomica mondiale.

È stato per noi ispettori un esercizio molto importante quello di valutare una categoria – dopo aver testato tutti i ristoranti in gara in giro per il mondo – mettendo sullo stesso piano luoghi completamente diversi tra loro per target, offerta e location, ma tutti allo stesso modo meritevoli di un possibile podio. Street food e alta cucina,  nomi blasonati del food system e perfetti sconosciuti: un approccio molto diverso rispetto agli schemi applicati fino ad oggi nel giudicare chef e ristoranti. Non so a cosa porterà questo sparigliare le carte in tavola, sicuramente però, ad oggi, mi sento di dire che l’esperimento di Joe e Andrea è davvero riuscito.

E grazie anche a IMG che ha creduto in questo progetto e ha permesso che tutto questo accadesse. Ecco i vincitori:

Big Plates

Original Thinking / Le Clarence / France
Off-Map Destination / Wolfgat / South Africa
No Reservations Required / Mocotó / Brazil
House Special / Lido 84 (Cacio e Pepe) / Italy
Forward Drinking / Mugaritz / Spain
Event of the Year / Refugee Food Festival / Various locations
Ethical Thinking / Refettorio (Food for Soul) / Various locations
Collaboration of the Year / Paradiso X Gortnanairn / Ireland
Atmosphere / Vespertine / USA
Enduring Classic / La Mère Brazier / France
Arrival of the Year / Inua / Japan
Restaurant of Year / Wolfgat / South Africa

Small Plates

Tweezer-Free Kitchen/ Bo.Lan / Thailand
Trolley of the Year / Ballymaloe House / Ireland
Tattoo-Free Chef / Alain Ducasse / France
Instagram Account / Alain Passard / France
Long-Form Journalism / Lisa Abend (Fool Magazine) / USA + Sweden
Red-Wine Serving Restaurant / Noble Rot / UK