Volete provare i ristoranti di Chef’s Table? Ecco dove sono

4 Marzo 2019

Abbiamo sognato e sgranato gli occhi. Abbiamo sentito l’acquolina in bocca. Abbiamo acquistato un atlante solo per scoprire dove si trovano alcune cucine. La serie Netflix Chef’s Table ci ha fatto fare il giro del mondo tra le eccellenze globali della ristorazione, pur rimanendo seduti sul divano. Seguendo le orme di Eater, abbiamo ricostruito il mappamondo del gusto creato da David Gelb, ideatore della serie, attraverso le 6 stagioni.

  1. Nella prima puntata della prima stagione di Chef’s Table si parla dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura. Di questo posto si è già scritto molto: ricordiamo che ha tre stelle Michelin ed è stato il primo ristorante del World’s 50 Best nel 2016 e 2018. Netflix adora il ristorante di Bottura, tanto da citarlo in altre due serie, Master of None e Somebody Feed Phil.
  2. Per l’Italia Chef’s Table ha citato anche l’Antica Macelleria Cecchini, che si fa in tre nei locali Dario DOC, Solociccia e Officina della Bistecca.
  3. Scendendo verso la Sicilia, Chef’s Table ha raccontato il Caffè Sicilia di Corrado Assenza a Noto.
  4. Allargando lo sguardo all’Europa, ci spostiamo sulla Spagna, dove Chef’s Table ha raccontato El Celler de Can Roca. Qui, dove nel piatto si serve il futuro, Jordi Roca ama giocare con materie prime inconsuete e consistenze.
  5. Spostandoci da Girona a Barcellona, si va da Tickets, dove Albert Adrià mette la sua inventiva nelle tradizionali tapas spagnole. I suoi locali da non perdere sono Enigma, Pakta, Bodega 1900, Hoja Santa e Nino Vejo, tutti a Barcellona.
  6. Voliamo in Francia, dove i ristoranti citati da Chef’s Table sono tre. C’è Troisgros, espressione della terza generazione della famiglia rappresentata ora da Michel, chef tristellato che opera a Ouches.
  7. Sull’isola Noirmoutier-en-l’Île David Gelb ci racconta La Marine, regno di Alexandre Cuillon, che si diverte con verdure e frutti di mare locali da 178 euro a pasto.
  8. Nel cuore di Parigi, in Rue Saint Honoré, Adeline Grattard si diverte spesso a cambiare menu, aggiungendo al Restaurant yam’Tcha anche un servizio di take away, tea shop e dim sum.
  9. Rimaniamo sempre a Parigi con L’Arpège. Siamo nel settimo arrondissement e qui Alain Passard costruisce ogni giorno il suo menu con quello che c’è di fresco a disposizione, senza basarsi su alcuna ricetta. Tre stelle Michelin.
  10. Il Regno Unito conquista solo una referenza nella serie Netflix: il Darjeeling Express. Siamo a Londra, su Carnaby Street, nel locale di Asma Khan. Qui è possibile mangiare piatti tradizionali bengalesi e di Calcutta, fatti con ingredienti prodotti localmente. Particolarità: il locale è gestito interamente da donne.
  11. Anche la Germania si ferma a un solo locale, il Restaurant Tim Raue. Lo chef che dà il nome al ristorante serve cucina di ispirazione asiatica, affiancati da alcuni piatti tradizionali.
  12. Il ristorante che ha rappresentato la Svezia nella serie è Fäviken. Ai fornelli c’è lo chef Magnus Nilsson, che nel suo locale imprime un tocco di innovazione alle ricette tradizionali del suo Paese.
  13. Nel quinto episodio della seconda stagione, Chef’s Table ci porta in Slovenia da Hiša Franko. Siamo a Kobarid e qui Ana Roš offre la sua versione della cucina slovena.
  14. A Kadıköy-İstanbul, Turchia, Chef’s Table ci racconta Ciya Kebap. Negli ultimi trent’anni l’attività principale è stata servire carne alla griglia e lachmacun. Poi si è aggiunto il fratello gemello Çiya Sofrasi, dove è possibile assaggiare piatti regionali tipici turchi.
  15. Prima dei famigerati monti Urali, Chef’s Table si ferma a Mosca, al White Rabbit di Vladimir Mukhin: ingredienti locali  grandi classici della cucina russa.
  16. Puntando il dito al di là degli Urali e spostandoci in Asia – o meglio, nel Sud-Est asiatico – con Chef’s Table siamo finiti in Thailandia. Per la precisione siamo a Bangkok, dove Bo Songvisava e Dylan Jones preparano pasti con ingredienti che rispettano la sostenibilità locale. Siamo al Bo.lan.
  17. Il Gaggan Restaurant, sempre a Bangkok, offre 25 piatti di cucina indiana progressive, anche se negli ultimi tempi lo chef Gaggan Anand ha allargato il suo orizzonte, offrendo la sua personale versione dei piatti che ha più amato nel mondo.
  18. A Bali, Indonesia, David Gelb ha voluto raccontare Room 4 Dessert. Qui Will Goldfarb crea menu mutaforma di dessert fatti con ingredienti locali.
  19. In Corea del Sud si fa una doverosa sosta, raccontata nella terza stagione, dalla suora buddista Jeong Kwan. Siamo al Baegyangsa Temple, dove le porte si aprono a un numero limitatissimo di visitatori ogni anno, che possono così sperimentare il cibo e la cultura dei monaci.
  20. Unica referenza per l’Australia: Attica. Ad attirare l’attenzione di Chef’s Table sono i 20 o più piatti serviti durante un pasto, che può arrivare a durare circa tre ore, grazie anche alle minuziose spiegazioni degli inservienti, ben addestrati da Ben Shewry.
  21. Partendo dalla costa occidentale, Chef’s Table racconta la California attraverso tre locali. Per il primo ristorante, Atelier Crenn, siamo a San Francisco. Ci sono solo otto tavoli e un menu che cambia in combinazione, scritto come un poema. L’idea di Dominique Crenn era di offrire un posto intimo.
  22. Ci spostiamo a Los Angeles, ma l’atmosfera del n/naka non è differente dal locale di Crenn. Niki Nakayama taglia su misura del cliente l’esperienza culinaria: non viene mai servito lo stesso piatto per chi torna.
  23. All’Osteria Mozza di Los Angeles, Nancy Silverton delizia gli avventori con del cibo italiano ruspante, realizzato con ingredienti locali.
  24. Voliamo a Chicago, dove nel secondo episodio della prima stagione di Chef’s Table si racconta Alinea, il ristorante di Grant Achatz. Il locale è noto per la sua cucina innovativa e i pasti che durano circa quattro ore, con tanto di momenti teatrali e un menu gallery. In un vero e proprio rigurgito anni Ottanta, Achatz offre anche saggi di cucina al tavolo.
  25. A Charleston, South Carolina, Chef’s Table visita McCrady’s, raccontanto quando ancora Sean Brock era ai fornelli. Ora c’è Jim Stein.
  26. A Savannah, in Georgia, la serie racconta The Grey. Mashama Bailey punta sulla cucina del Sud, con influenze africane e americane. Il locale si trova in una vecchia stazione per autobus Greyhound.
  27. A Philadelphia, Pennsylvania, Cristina Martinez serve i suoi famosi lamb barbacoa (piatto a base di pane e carne di agnello). Siamo al South Philly Barbacoa.
  28. A Tarrytown, New York, Dan Barber prepara piatti usando una tecnica molto europea: quella dell’orto nel backyard del ristorante, il Blue Hill At Stone Barns.
  29. Due referenze per New York: per la serie di pasticceria c’è Milk Bar, l’innovativa pasticceria di Christina Tosi, che ha rivoltato la tradizione di dessert americani come un calzino.
  30. Il secondo locale di New York è Ivan Ramen, il ramen bar di Ivan Orkin, che serve piatti giappo-americani con un’influenza ebraica.
  31. Nel quarto episodio della seconda stagione siamo a Città del Messico. Al Pujol, Enrique Olvera serve la propria versione dei piatti indigeni del suo paese in un setting moderno. Uno dei suoi piatti signature è la mole madre: porzione di mole rossa fresca dentro un cerchio di salsa scura invecchiata per oltre 3 anni.
  32. A Lima, Perù, Virgilio Martinez e Pia Leon offrono ai propri clienti un tour culinario delle Ande nel loro ristorante Central.
  33. A San Paolo, Brasile, Alex Atala serve piatti creati con ingredienti brasiliani, ma distanti anni luce dalla tradizionale realizzazione. Siamo a D.O.M.
  34. L’ultima referenza per il Sudamerica è a Buenos Aires. Siamo al Patagonia Sur, dove il celebrity chef Francis Mallman serve carne alla griglia e piatti a base di frutti di mare. Il tutto in un’atmosfera molto intima.