Aragosta spinosa: dal Messico alla tua tavola

7 Marzo 2019

Lo Stato di Quintana Roo si trovaL'aragosta spinosa è un crostaceo ricco di proprietà nutritive e dal sapore delicato nella penisola dello Yucatán in Messico, è uno dei territori in cui fiorì l’affascinante civiltà Maya e ancora oggi ne restano tracce. Lungo la costa ci sono le Riserve della Biosfera di Banco Chinchorro e di Sian Ka’an, due aree marine protette paradisiache: fra spiagge incantevoli, baie, fitte foreste di mangrovie, formazioni coralline e specie animali e vegetali tipiche dei Caraibi, c’è davvero da perdere la testa. Ed è proprio lì, in quelle acque, che vive l’aragosta Panulirus argus, meglio conosciuta come aragosta spinosa: una definizione direttamente riconducibile alla sua corazza ricoperta di spine, dura, marrone-rossiccia con macchie gialle e nere.

Come si mangia l’aragosta spinosa

L’aragosta spinosa ha dieci zampe (cinque per lato) e quattro antenne. È priva di chele, vive sui fondali – la chiamano anche aragosta delle rocce – e si nutre di piccoli molluschi. Come accade per l’aragosta nostrana, si vende preferibilmente intera e viva. In Messico la servono cruda e marinata nel succo di limone. Il sapore, però, è ancora più delicato della sorella a tutti noi nota e di conseguenza non di rado si utilizza anche per la preparazione di piatti caldi: è ottima nelle minestre, così come al forno o addirittura stufata. Dobbiamo dire, poi, che l’aragosta spinosa in tempura è una vera gioia per le papille gustative.

Le proprietà nutritive

L’aragosta spinosa è bella, elegante (guardatela!), è buona e fa pure bene alla salute: la sua carne è fonte di proteine, di amminoacidi, fosforo e calcio, vitamina B12 ma anche iodio e rame. Bisogna tuttavia stare attenti, perché in qualcuno provoca forti allergie che si manifestano con eruzioni cutanee e prurito.

Un presidio Slow Food

Dalla fine del 2017 l’aragosta spinosa è Presidio Slow Food: 6 cooperative di pescatori hanno creato il marchio collettivo Chakay e operano sulla base di tecniche sostenibili e selettive, per favorire la conservazione della specie e al contempo tutelare l’ecosistema marino. Per la pesca, quindi, non si usano più ami e reti, bensì lacci e retini che permettono di liberare le femmine gravide e gli esemplari troppo giovani. Non solo. Le zone di pesca sono state divise in quadranti nei quali si trovano le casitas, la casette, ovvero rifugi artificiali che permettono di aumentare ulteriormente le probabilità di sopravvivenza delle aragoste stesse. Un’altra cosa interessante? Il Presidio in questione è sostenuto dall’Unione europea.