Odio-amore: 6 birre per chi odia la birra

12 Marzo 2019

Pregiudizi e luoghi comuni sono duri a morire. Da degustatore e appassionato, mi capita spesso di sentire castronerie sulla birra, ma la più grande di tutte resta: non bevo birra perché non mi piace. è pressoché impossibile che nessuno stile incontri il gusto di un individuo Quando questo accade, sono costretto a respirare profondamente per evitare che la conversazione degeneri. Sia chiaro, rispetto le preferenze di tutti, ma una presa di posizione così netta denota spesso una scarsa conoscenza della materia. Innanzitutto l’utilizzo del sostantivo birra al singolare andrebbe sanzionato dalla legge e vietato da tutte le religioni del mondo, animisti compresi. Il ventaglio di gusti e aromi delle birre (plurale!) è talmente ampio che è pressoché impossibile che nessuno stile incontri il gusto di un individuo, a meno che non stiamo parlando di un astemio totale o gente con l’amianto al posto delle papille. Una volta fatta notare la superficialità dell’affermazione, mi preoccupo di bersagliare l’incauto interlocutore con una serie di domande, il cui scopo è comprendere quale sia nello specifico la sensazione che non gradisce e quali le birre che ha provato nella sua (grama) vita. Questa variegata fauna di sciagurati è catalogabile in tre specie diverse.

I superficiali

Non sono mai andati oltre le peggiori lager industriali, che ad annusarle bene sanno di scatoletta di mais appena aperta. Se le birre fossero solo quelle, anche io probabilmente sarei diventato degustatore di acque minerali.

Gli alieni

Vivono totalmente immersi in altre galassie: il vino o i cocktail. Probabilmente hanno paura di addentrarsi nel pianeta birra. Alcuni lo fanno per via di un senso di superiorità ontologica attribuita al vino. Altri, più semplicemente, non si emozionano al di sotto dei 10 gradi alcolici.

Gli amarofobici

Un po’ come quelli che non mangiano piccante, hanno una soglia di sopportazione, in questo caso dell’amaro, talmente bassa che anche la più insignificante dose di luppolo è percepita come fiele.

L’unico antidoto all’avversione nei confronti delle birre, ovviamente, è l’ampliamento degli orizzonti. Svesto dunque i panni di severo moralizzatore e indosso quelli di evangelizzatore. Tratta da storie vere di conversioni sincere, ecco una lista di stili particolarmente adatti a riti di iniziazione birraria.

  1. Birre a fermentazione spontanea. Ma questa non è birra. Ci tocca sentire anche questo, quando qualcuno assaggia per la prima volta Lambic e derivati. Le caratteristiche di queste specialità belghe, a partire dall’acidità, mandano in tilt i bevitori meno esperti. Se il vostro problema è il luppolo, sappiate che in questi casi quello utilizzato è invecchiato, quindi l’apporto amaricante è praticamente nullo. Questo genere di produzioni riescono ad appassionare anche i bevitori di vino, naturali o convenzionali che siano.
  2. Birre scure. Che si tratti di una stout, una porter o una schwarzebier le note tostate dei malti scuri sorprenderanno sicuramente chi è abituato ad associare la parola birra all’aggettivo bionda.  Sentori familiari simili a quelli di caffè, orzo o cioccolato possono rappresentare una porta di servizio per entrare nel mondo brassicolo.
  3. Birre molto luppolate. La rivoluzione della birra artigianale passa inevitabilmente per l’apporto aromatico fornito dai luppoli americani. Non è raro che gente scarsamente interessata alle birre, rimanga letteralmente folgorata dai sentori resinosi di un’American Ipa o da quelli fruttati e tropicali di una Neipa.
  4. Italian Grape Ale. Unico stile nato in Italia e riconosciuto dal Beer Judge Certification Program, le cosiddette IGA sono una sorta di anello di congiunzione tra la birra e il vino. In pratica i mosti di malto e di uva vengono uniti e fatti fermentare insieme.
  5. Barley wine. Traduzione letterale: vino d’orzo. Birre da meditazione, spesso prive di schiuma e piatte, sviluppano un bouquet aromatico variegato con sentori anche terziari dovuti all’invecchiamento. Insomma, quanto di più distante dal concetto di birretta da tracannare fredda direttamente dalla bottiglia. I palati più esigenti, magari abituati a degustare distillati o vini liquorosi, apprezzeranno senza dubbio.
  6. Gose. Se pensate che le birre tedesche siano solo quelle dell’Oktoberfest, nei boccali da litro, non avete mai assaggiato una Gose. Si tratta di uno stile originario di Goslar, ma prodotto prevalentemente a Lipsia e di recente riscoperto un po’ ovunque grazie alle reinterpretazioni dei birrifici artigianali. La ricetta prevede, oltre ai cereali, anche sale, coriandolo e lattobacilli. Il risultato è una birra sorprendente poiché leggermente acida, speziata e salata, dissetante e facile da bere.