Tradotto per voi: Whatsapp sta cambiando il modo in cui l’India parla di cibo

13 Marzo 2019
di Agrodolce

L’articolo originale “WhatsApp is changing the way India talks about food” di Priya Krishna compare su The New York Times. Nell’articolo si svela come la app, accusata di sconvolgimenti nel subcontinente indiano, si sia dimostrata utilissima per contandini, cuochi casalinghi e chef per condividere ciò che fanno: l’abbiamo tradotto per voi.

Anil Bandawane, un contadino che vive nei pressi di Pune, in India, era stanco dei consigli inutili che riceveva dal numero verde nazionale per l’agricoltura. La vita da contadino, in India, conduce all’isolamento, e lui si sentiva proprio isolato dagli altri che erano nella sua stessa condizione. whatsapp è diventato uno strumento di condivisione, un forum, una fonte di guadagno Così ha creato un gruppo Whatsapp chiamato Baliraja (che in lingua marathi significa all’incirca il re dei contadini). Il gruppo, che mette i suoi partecipanti, sparsi per tutto il Paese, nella posizione di condividere la propria esperienza e ricevere supporto tramite la popolare piattaforma di messaggistica, ha avuto da subito un successo così grande e immediato da costringere il signor Bandawane ad aprire una dozzina di sottogruppi, dedicati alle varie regioni indiane.  Al sud, nello stato di Kerala, Bharathy Gopalakrishnan, una mamma casalinga, voleva fare un po’ di soldi con dei cupcake red velvet che le erano avanzati. Quell’idea si è rapidamente trasformata in PB Kitchen, un gruppo Whatsapp fondato da lei per permettere alle donne del suo complesso residenziale di vendere e comprare i propri piatti fatti in casa, dai sambar ai vada, dagli hamburger ai dolci. Più o meno nello stesso periodo, Krishna Prasad, direttore di un gruppo di sostegno all’agricoltura organica e Abhishek Naik, uno scienziato, stavano cercando un modo di condividere ricette salutari e informazioni sul cibo organico, e hanno creato un gruppo su Whatsapp chiamato Anna Arogya (“cibo per la salute” in dialetto kannada).

Sono passati 3 anni da quando il primo ministro indiano Narendra Modi, ha dato inizio a Digital India, una iniziativa tesa a migliorare la connettività internet nel Paese, specialmente nelle aree rurali. Whatsapp, che è di proprietà di Facebook, è divenuto il metodo di elezione: è gratuito, richiede soltanto una connessione a internet e spesso è già installato sui nuovi telefoni. Come risultato, l’India ha al momento la più alta percentuale di utenti tra la sua popolazione rispetto a quella di tutte le altre nazioni del mondo – circa 200 milioni di utenti, uno ogni 6 abitanti, ci ha detto una portavoce di Whatsapp. Una simile saturazione porta spesso a un cattivo utilizzo: molti gruppi hanno usato Whatsapp per diffondere notizie false, per incitare la violenza di massa e per manipolare i voti durante le elezioni, in India e in altre nazioni.

Ma tra gli indiani che producono, cucinano o semplicemente apprezzano il cibo, il servizio che offre la app è stato equiparabile a un dono divino. In un Paese dove le tradizioni culinarie si tramandano per via orale e non scritta, Whatsapp fornisce un forum di discussione aperto e democratico, dove gli indiani possono condividere e codificare le loro conoscenze e le loro abilità in un modo nuovo, spesso anche ricavandone un profitto. “Uno dei problemi che si incontra, volendo documentare il cibo indiano, è la gente che lo prepara” – in buona parte gente che cucina in casa, agricoltori e giovani chef – “che tende a essere poco competente e ancor meno formalmente educata”, dice Vikram Doctor, un giornalista 51enne di Mumbai. “Non sono interessati a documentare. Non si trovano a loro agio a usare un computer o a postare su un blog, e nessuno si sognerebbe nemmeno di chiederglielo”. L’interfaccia di Whatsapp è semplice e priva di complicazioni, con delle schede di semplice navigazione che rimandano alle chiamate e alle chat.

Aysha Tanya, fondatrice 29enne della pubblicazione dedicata al cibo e alla cultura The Goya Journal, dice di usare Whatsapp per farsi mandare le ricette da sua madre, perché è l’unica piattaforma digitale che le persone dell’età di sua madre riescono a usare. “Ci manda, tramite Whatsapp, questi messaggi vocali, che le permettono di illustrare in maniera accuratissima dei dettagli pressoché infinitesimali”, dice Tanya. “Come ad esempio: ‘Fai dorare le cipolle e ascolta il suono che fanno’. È una cosa molto intima”. (Usando un semplice sms, ad esempio, per spedire e scaricare un messaggio vocale finirebbe per costare molto e per far scaricare la batteria del telefono).

Noshirwan Mistry, di 44 anni, vende e consegna mango che coltiva nella sua fattoria a Ladghar, a sud di Mumbai. A 5 chilometri di distanza dalla città, riesce a collegarsi a internet, e usa Whatsapp per mandare foto dei frutti, che nel frattempo stanno crescendo sugli alberi, ai loro potenziali acquirenti sparsi nel paese. “Whatsapp è il miglior strumento di marketing che ho a mia disposizione” dice. “È il modo migliore che ho per mettere in mostra la qualità della mia frutta”.  Anche se posta annunci sulle altre piattaforme dei social, i suoi clienti preferiscono contattarlo su Whatsapp. Mistry usa la app anche per divulgare altre informazioni, tipo come sapere quando è ora di raccogliere un mango (l’odore deve sentirsi ad almeno 4 metri di distanza, dice) e sul modo giusto di maneggiare la costosa varietà Alphonso (“Sono come le uova: se vanno a sbattere da qualche parte, iniziano a marcire”). Certo, potrebbe pubblicare le cose che ha da dire sui mango in un blog, dice, “ma quante persone lo leggerebbero? Whatsapp fa arrivare le mie parole a un pubblico più vasto”, e in maniera più che mirata.

Nell’industria della ristorazione indiana, un tipo di business dominato prevalentemente da giovani lavoratori a ore, Whatsapp è diventato lo strumento di comunicazione prevalente. Thomas Zacharias, 32enne, capo chef e socio del ristorante Bombay Canteen di Mumbai, dice di far parte di più di 20 gruppi Whatsapp, dedicati ai vari dipartimenti del ristorante. Usa i gruppi per fare lezione ai nuovi addetti sui menu, per congegnare nuovi piatti e per motivare lo staff. “Qui abbiamo molte persone che non si sono nemmeno mai diplomate al liceo, eppure si trovano a loro agio ad usare Whatsapp”, dice. “Whatsapp riesce a infrangere quella barriera, non giudica le persone sulla base della loro formazione e del modo in cui sono cresciute”.

Prima di creare il loro gruppo di sostegno all’agricoltura organica Anna Arogya, il 32enne Naik e il 48enne Prasad avevano preso in considerazione di aprire un gruppo su Facebook o un sito web. Ma Naik, già direttore di un’organizzazione dedita all’agricoltura sostenibile chiamata Sahaja Samrudha, trovava Facebook troppo inondato di annunci e comunque difficile da navigare; creare un sito web avrebbe richiesto l’ingaggio di designer e sviluppatori – e comunque, nel gruppo Whatsapp la maggioranza degli utenti non ha nemmeno un computer. E Instagram, invece, la piattaforma d’elezione che il mondo usa per condividere informazioni sul mangiare? “Pubblicare post su Instagram viene sempre visto con sospetto, visto che non sai quante persone stiano veramente vedendo quello che pubblichi”, dice Tanya.

L’ampia accessibilità di Whatsapp gli permette di funzionare alla stregua di un database dinamico a disposizione degli indiani di tutte le generazioni, che registra e permette di condividere quello che sanno sul cibo – spesso per la prima volta. Saee Koranne-Khandekar, scrittice e consulente culinaria di 36 anni residente a Mumbai, ha creato un gruppo Whatsapp per la sua famiglia, che consta di una cinquantina di membri, nel quale sono state scambiate una moltitudine di ricette, provenienti spesso dai parenti più anziani, al punto da farle venire in mente di creare un libro di ricette familiari, usando le foto e le ricette condivise, nel 2014. A sua detta, la cosa migliore della app è che permette di innescare un dibattito aperto sulle ricette. “Se qualcuno della famiglia dice ‘Zio faceva le pakora di cipolla usando le cipolle fatte a rotelle’, viene subito fuori qualcun altro che dice, ‘Ma no, non le faceva a rondelle, le faceva a cubetti molto piccoli”.

Sharanya Deepak, scrittice di food 28enne residente a Nuova Delhi, dice che un tempo i cuochi più vecchi erano riluttanti a condividere le proprie ricette. Su Whatsapp, dove i messaggi sono liberamente scambiati di frequente, “sembrano rivelare i loro segreti con più facilità”, dice la Deepak, che per anni ha ammorbato un’amica di sua madre per farsi rivelare la ricetta del suo rajma chawal, un riso ai fagioli rossi. Quando gliel’ha chiesto su Whatsapp, “mi ha spedito immediatamente la schermata”.

Gruppi come questo possono rappresentare non solo una voce amica per tutti gli amanti del cibo, ma anche una fonte di guadagno. La 38enne Asha Nair, membro del PB Kitchen di Gopalakrishnan, ha iniziato a offrire delle polveri di spezie fatte in casa sul gruppo. Si sono vendute così in fretta che nel 2016 ha dato inizio alla sua compagnia personale, Health to All, che conduce buona parte delle sue transazioni tramite Whatsapp. Dopo gli allagamenti avvenuti in Kearala ad agosto, la signorina Gopalakrishnan ha inviato un messaggio ai membri di Pb Kitchen, chiedendo di donare chapati, un pane indiano. “Ho mandato il messaggio di notte e alle dieci del mattino tra i 2000 e i 2500 chapati erano stati già impacchettati e spediti. Sono davvero fiera di questo gruppo”. Fare la casalinga, dice la Gopalakrishnan, è un lavoro ingrato. Grazie a PB Kitchen, “le persone sentono che il loro cibo è desiderato e in più riescono pure a racimolare qualche soldo”.

Allo stesso modo, il signor Bandawane dice del suo gruppo Bawarji che funziona non solo come gruppo di supporto per i contadini indiani – tra i quali di recente c’è stata un’ondata di suicidi, relati a debiti non pagati accumulati con l’acquisto di sementi – ma ha anche connesso i suoi membri a risorse finanziarie varie. Ci ha detto che una foto di un contadino povero postata sul gruppo ha catturato l’attenzione del dirigente di un fondo di beneficenza, che ha comprato a quel contadino il bestiame necessario ad arare i suoi campi. I beneficiari di questa cultura del cibo che ruota intorno a Whatsapp si trovano maggiormente in India, ma di recente si sono manifestati segni di impollinazione incrociata: il signor Mistry ha ricevuto varie richieste dei suoi mango da persone residenti a Singapore e negli Emirati Arabi Uniti, mentre il signor Bandawane ha in progetto di aprire un gruppo Whatsapp dedicato ai contadini tailandesi.

Ma il servizio, comunque, ha ancora le sue pecche. Ha diffuso molta disinformazione culinaria: trucchi di cucina che non funzionano, teorie prive di fondamento su cibi ritenuti pericolosi. non mancano comunque gli svantaggi, come la memoria del telefono satura di video e immagini Il signor Naik, lo scienziato, dice che molti dei rimedi a base di piante che sono postati su Anna Arogya sono risultati essere delle burle. Questo risulta essere un problema soprattutto per il suo gruppo di sostegno all’agricoltura organica, aggiunge, visto che i membri tendono ad aspettarsi  informazioni attendibili. C’è anche il problema del rumore di fondo. Gli utenti di Whatsapp in India sono noti per spedire un flusso costante di messaggi di buongiorno, di barzellette e video, al di là del fatto che siano o meno rilevanti. Naik dice che ha dovuto rimuovere moltissime persone dal gruppo, responsabili di aver subissato la chat di emoticon e messaggi di buongiorno. Gli utenti si sono anche lamentati con lui che tutte le chat, le foto e i video postati finiscono per riempire la memoria dei telefoni. “Alcuni sono costretti a cancellarsi dal gruppo una volta che la memoria è piena, perché non riescono più a usare il telefono per fare altro”, dice, mentre altri ancora hanno semplicemente acquistato un nuovo telefono solo per restare nel gruppo. Bandawane dice di non gradire il limite di 256 persone imposto ai gruppi, visto l’ampio numero di contadini indiani che vorrebbero far parte del suo.

Kaushik Ramasway, addetto al catering 40enne di Nuova Delhi, dice che preferisce promuovere la sua attività su Instagram, anzi che via Whatsapp. “Un messaggio di Whatsapp che spunta dalle notifiche per dire ‘Compra il mio aloo chooka’ sembra un tantino intrusivo”, ci dice. “Instagram è lo strumento che gli artisti culinari e i ristoranti e i servizi di catering hanno usato dall’inizio per promuovere la loro offerta”. Ma la signorina Tanya, socia fondatrice del Goya Journal, resta ottimistica a riguardo dell’impatto di Whatsapp sulla cultura culinaria indiana. Ricorda di aver intervistato Ummi Abdulla, un’esperta di cucina musulmana che vive a Malabar, in Kerala, per un articolo. La signorina Abdulla, 84enne, è conosciuta per la sua cucina tradizionale, ma a detta di Tanya, “ha preparato questo piatto così innovativo e sopra le righe, un pane fatto in casa a forma di cono, ripieno di montone macinato”. Cosa le aveva ispirato tanta creatività? La Abdulla è stata onesta: aveva visto quel piatto su Whatsapp.

Traduzione a cura di Paola Porciello.