Allarme plastica: attenzione alle microplastiche a tavola

17 Marzo 2019

L’allarme plastica non riguarda solo bicchieri, posate e cotton fioc.Le microplastiche sono un pericolo enorme per la salute dell'uomo, presenti in bevande, sale e cibo C’è infatti un pericolo piccolo di dimensioni ma enorme per la nostra salute e si chiama microplastiche. A lanciare l’allarme è Sherri Mason, ricercatrice americana della Penn State University e antesignana nello studio di questi pericolosi inquinanti. “Abbiamo condotto uno studio – racconta la professoressa durante il suo intervento al Festival del giornalismo alimentare di Torinodedicato all’acqua della zona dei Grandi Laghi che comprende il Lago Superiore, il Michigan, l’Huron, l’Eire e l’Ontario. Questi bacini sono tutti connessi fra loro e costituiscono il più vasto sistema d’acqua dolce del mondo da cui dipendono oltre 35 milioni di persone. I risultati delle analisi sono stati allarmanti, gli ultimi due laghi della catena, l’Eire e soprattutto l’Ontario, hanno una concentrazione di microplastiche di 230mila particelle per km quadrato, uguale a quella dei mari più inquinati del mondo”.

Allarmati dai numeri ottenuti, i membri dello staff della Mason hanno cercato di capire come queste microparticelle (con diametro inferiore a 5 millimetri) potessero entrare nel ciclo alimentare umano. Così sono partiti dalla birra artigianale che si produce nella zona impiegando l’acqua dei laghi. Sono stati analizzati 12 marchi e in tutti erano presenti microplastiche con una concentrazione di 4,5 particelle per litro.

Sollecitata da questi dati, la Mason, insieme a Orb Media (un’agenzia giornalistica d’inchiesta) ha ampliato il suo raggio d’azione e ha analizzato le acque potabili di oltre 150 Paesi in tutto il mondo. “Questa è la prima ricerca a livello globale – continua Mason – e ha portato alla scoperta che mediamente le acque del rubinetto contengono 5,45 particelle di microplastica per litro. Una buona notizia per l’Italia è che le vostre acque non contengono residui plastici“. Purtroppo lo stesso non si può dire per il sale nostrano. Infatti una ricerca condotta da Greenpeace e dall’università di Incheon in Corea del Sud che ha analizzato campioni di sale marino, di miniera e di lago, di diverse marche, provenienti da 21 paesi ha scoperto che il 90% del totale erano contaminati da microplastica. Di tutti i campioni i tre marchi che non avevano microplastiche provenivano da Taiwan, Cina e Francia mentre i due italiani (marino e di miniera) ne contenevano tra 4 e 30 unità per chilogrammo.

Un altro allarme arriva dall’analisi delle acque in bottiglia. Sono state analizzate 150 marche da tutto il mondo, fra cui la francese Evian e l’italiana San Pellegrino, ed è risultato che nel 93% delle bottigliette erano presenti particelle di plastica. “Per ogni marca – prosegue Mason – abbiamo analizzato 10 bottigliette: tutte le marche sono risultate positive ai controlli anche se non lo erano tutte le bottigliette. Per quanto riguarda la dimensione delle microparticelle, sono dello stesso tipo e della stessa dimensione di quelle dell’acqua mentre la concentrazione era differente. Nell’acqua da rubinetto ne abbiamo trovate 5,45 per litro mentre nelle bottiglie 10,4“.

Seguendo il ciclo dell’acqua le microplastiche entrano nel corpo umano non solo attraverso ciò che beviamo ma anche con ciò che mangiamo, come conferma una ricerca dell’agenzia austriaca dell’ambiente, che denuncia la presenza di microplastiche nelle feci umane. “Le microplastiche – spiega Giorgio Gilli docente presso il dipartimento di scienze della sanità pubblica e pediatriche dell’università degli studi di Torino – entrano nel sistema linfatico in percentuali piccolissime mentre le nanoplastiche (diametro inferiore a 250 nanometri – 0,00025 millimetri) penetrano fino al 10%. La dimensione determina la quantità di particelle che entrano in contatto con la fisiologia umana. Che non è solo il condotto digestivo ma ciò che succede al di là del tratto gastrointestinale. Le nanoplastiche entrano nel sistema linfatico e questo significa andare ovunque, compreso reni, fegato e cervello. Le microplastiche e le nano sono pericolose perché sono in grado di caricarsi di quantità incredibili di sostanze nocive che incontrano nel loro percorso e lo rilasciano nel nostro corpo”.