“Non tutti i concorrenti hanno la giusta aspirazione”: intervista al giudice di Masterchef, Giorgio Locatelli

28 Marzo 2019

Siamo stati per voi a Identità Golose 2019 per incontrare uno degli chef ormai più amati in Italia. La sua elevatissima professionalità, il garbo, lo stile hanno conquistato il pubblico italiano. il nuovo giudice di masterchef si racconta durante identità golose Trasferitosi giovanissimo a Londra, ha fatto innamorare della nostra cucina tutti gli inglesi, dapprima alla guida del ristorante e poi della sua Locanda Locatelli. Amico di personaggi famosi e influenti, ha sempre dimostrato di essere uno straordinario ambasciatore delle nostre tradizioni gastronomiche e delle nostre straordinarie materie prime. E proprio in assoluta sintonia con il tema di quest’anno, Costruire Nuove Memorie, Giorgio Locatelli ha creato nel pubblico inglese una nuova percezione di gusto, una nuova memoria. Oggi, giudice di Masterchef, ci ha raccontato qualcosa di sé, in modo estremamente garbato e simpatico.

Questa edizione di Masterchef, la tua prima edizione, sta volgendo al termine: quali sono state le tue sensazioni?
Esperienza interessantissima nella quale mi sono divertito tanto. Sono soddisfatto perché si è fatto veramente un ottimo lavoro, abbiamo potuto esprimere liberamente i nostri giudizi sui concorrenti senza alcuna pressione, garantendo a tutti la massima imparzialità. In più, guardando oltre, posso dire di aver trovato l’Italia che mi aspettavo, che mi ricordavo e che mi piace tantissimo.

Pacatezza ed equilibrio sono state le tue doti dominanti: sei soddisfatto del feedback?
Sì, certo. Mi piacerebbe dire a tutti che vivo tra i gentlemen a Londra, ma l’ultima cosa che vorrei è che qualcuno pensasse che io mi senta un gentleman. Non vorrei proprio. L’idea che io sia questa sorta di gentleman mi fa sorridere tantissimo. Penso che ognuno di noi abbia un carattere ben definito, devi sempre pensare che si tratta di un programma televisivo e che deve rispecchiare un po’ qual è la società. Proprio perché ognuno di noi ha un suo carattere, certamente c’è stato un cambio: per esempio rispetto a quel che faceva Cracco. Un cambio che credo abbia funzionato, sono molto contento di questo.

Hai lasciato l’Italia giovanissimo facendo innumerevoli sacrifici per inseguire il tuo sogno: cosa consiglieresti realmente ai concorrenti per arrivare alla meta, per realizzare il loro sogno?
No, non sono convinto che le aspirazioni di certi concorrenti siano proprio le medesime che avevamo noi. Lo spirito di sacrificio che puoi avere quando sei così giovane chiaramente a 30 o 40 anni non ce l’hai. Sicuramente l’importante è mettersi in gioco fino in fondo, cercando sempre di essere contenti ogni giorno per quello che si fa.

La tua figura, il tuo approccio, il tuo portamento hanno fatto da subito innamorare moltissime telespettatrici italiane. Siamo sicuri che tua moglie Plaxy ti darà il permesso di tornare in Italia anche per la prossima edizione?
Sì, sì, di questo siam sicuri, mi farà tornare. Però, visto che è lei che mi gestisce tutti i social, la cosa più simpatica che posso dirvi è che la sera quando siamo io e lei da soli, lei prende il telefono e dice: “ok, ora vediamo”. Quindi legge e comincia a chiedermi: “cosa vuol dire figo?” e io a inventarmene di ogni per glissare e passare ad altro argomento. Questa cosa mi fa morire dal ridere.

Sei stimatissimo e benvoluto da tutti i tuoi colleghi inglesi e dai tuoi tanti clienti proprio perché sostieni le tue idee con fermezza ma anche con garbo e amabilità. Ritieni sia tutto merito di come sei riuscito a imporre il tuo coniglio agli inglesi?
Sicuramente il coniglio ha avuto una bella responsabilità. Infatti mi sento un po’ responsabile di questa grande rivoluzione della cucina italiana a Londra. Però questa idea di italianità mi ha aiutato tantissimo. Anzi direi che questa rivoluzione è merito anche di altri, non sono stato solo io, ovviamente. È merito anche dell’Italia stessa, che è tanto cresciuta. Quando sento questa storia della Brexit – che mi ha ucciso proprio – vorrei che tutti gli italiani che in questo momento vogliono uscire dall’Europa venissero con me a vedere cosa ha fatto l’Europa per l’Italia. L’immagine del nostro Paese, i prodotti, tutto quanto è stato esportato in questi ultimi anni, sono frutto di questa collaborazione europea che poi è diventa mondiale proprio partendo dall’Europa. Per cui sì, è vero che ci sono ancora problemi, ma se ognuno di noi metterà qualcosa, se in Italia si riuscirà a far gruppo, allora tutto sarà ancora più facile.

Tra i tuoi tanti clienti famosi c’è qualcuno che ti ha chiesto di modificare una ricetta?
Tante volte succede, l’esempio più frequente è quando facciamo da mangiare per sportivi come Federer, che voleva 250 grammi di pasta o Fraki Dettori che può mangiare solo 60 grammi di carne cruda. Ognuno di loro ha una dieta e noi cerchiamo di rispettarla al massimo. E poi, lo dico perché ho una figlia con tanti problemi di allergia, capisco perché molte persone non vogliano mangiare in un ristorante. Ci si deve mettere a disposizione per provare ad accontentare tutti. Questo un buon ristorante deve essere capace di farlo.

Alla Locanda il menu tiene conto della tradizione in forma più moderna: continuerai a seguire questa direzione, questa tendenza?
Sì, anche se ogni tanto è un po difficile con i ragazzi che mi seguono perché loro vogliono fare qualcosa di nuovo. Quindi mi interrogo spesso se faccio un buon lavoro frenandoli invece di spingerli a osare. C’è un fatto, però, tutto ciò che è fatto sulla tradizione ha una credibilità alle spalle. Se un piatto eccede nella fantasia è facile che ci si possa imbattere in qualche problema prima o poi.

Ce la fai una confidenza finale? Possiamo dunque rassicurare tutte le tue fan che ti rivedremo in tv per la nona edizione?
Confermo che ci rivedremo anche per la prossima edizione. Promesso!