Locali storici: Al Molo Bastianelli a Fiumicino

4 Aprile 2019

C’era una volta Al Molo Bastianelli. In questa favola che vorrei raccontarvi, il Molo c’è ancora, sempre in via della Torre Clementina 312 a Fiumicino. Quello che fu, certo, era altra cosa. Dello storico locale di Augusto Bastianelli, recentemente scomparso a 81 anni, non resta poi molto, nell’anima. Ma la nuova gestione, che succede al tentativo dei fratelli Berti, di anima (e di cuore) ne ha sicuramente molta. il ristorante della domenica fuori porta, della fiumicino di fellini e mastroianni L’imponenza della struttura orientata verso il mare è la medesima ma all’interno si respira un’atmosfera di cordiale familiarità. Da tempo scrivo della ristorazione borghese che caratterizzò gli anni 70 e 80. È questo che si coglie nuovamente: il ristorante della domenica fuori porta, della Fiumicino dei bei tempi (Fellini, Mastroianni), dove ci si sente a casa.

Le sale interne sono ben curate e accoglienti. Gli arredi sono di sobria eleganza, mettono subito a proprio agio il cliente. C’è una sala con il camino che scalda anche il cuore. Poi i lunghi ambienti che si succedono uno nell’altro affacciati sul mare. Anche d’inverno colpiscono. Il bianco delle mura e la luce della sera creano, insieme alla brezza del mare, momenti di riflessione.

Ma Il Molo di oggi è molto di più. In assoluta coerenza con le scelte legate all’ambiente anche la cucina risponde al fascino dello stile di questa storica ristorazione. Il menu è di pronta comprensione, senza fronzoli, capace di assicurare i piatti che vorresti che ci fossero, insieme a qualche rivisitazione e a due menu degustazione. Alla guida della brigata c’è una firma nota nel panorama dei giovani chef capitolini, Antonio Gentile. Fresco dell’addio al Red Fish di Ostia (medesima proprietà) sta portando a Il Molo tutta la sua notevole esperienza che lo ha visto tornare in Italia dopo un’importante parentesi londinese nel ristorante di Heinz Beck.

Si comincia in modo appetitoso e accattivante: Alice ripiena di mozzarella, pomodoro e basilico seguita da un sofficissimo Paninetto al vapore con salmone e salsa teriyaki. Poi, quattro antipasti. Calamaro ripieno di ricotta di bufala e biscotto al parmigiano e carciofo con gambero bianco e maionese allo zafferano, in rapida successione. Qualche minuto e ci presenta la Seppia arrosto su crema di vongole e polvere di rapa rossa. Infine, a chiudere questa quartina, una Capasanta piastrata accompagnata da una patata al burro di nocciola e liquirizia. Notevoli le divagazioni sensoriali. Il palato sembra trovarsi su una sorta di ottovolante che spinge ora sul dolce, ora sul salato, ora sull’acido passando dall’affumicato allo speziato.

Poi due assaggi di primi. Sono in carta e quindi portano nel percorso gourmet l’anima della cucina di tradizione seppur leggermente rivisitata. Si parte con lo Spaghettone con friarielli (vruoccol’ e rape), alici di Cetara, provolone del monaco e tarallo napoletano. Una sorta di Piedigrotta d’ingredienti tutti autenticamente borbonici. A seguire (veramente a chiudere) una Linguina aglio, olio e peperoncino con cozze e crema di pane dolce. L’essenza del mare, della storia della cucina di questo magnifico Tirreno e dell’autenticità di alcuni sapori intramontabili.

C’è anche il dolce: Cioccolato bianco, cioccolato caramellato, arachidi e lamponi. Un locale storico, bello e accogliente. Una cucina di alta qualità sia nella materia prima, sia nella bravura dello chef.