6 luoghi comuni sul vino naturale che ci hanno stufato

8 Aprile 2019

Attenzione! Attenzione! Il seguente articolo (articolo? Diciamo sfogo) raccoglie anni e anni di esperienza sui luoghi comuni del vino naturale. Ne sentivate il bisogno, vero? Non vedevate l’ora di poter di nuovo assistere a una rissa tra piccoli chimici e ultrà della fermentazione esoterica? E invece no! O perlomeno, non abbiamo questa intenzione ma se volete azzuffarvi fate pure, vi guarderemo con il nostro bel secchio di popcorn formato famiglia, rigorosamente scoppiati spontaneamente (ci abbiamo messo un po’ a prepararli in effetti, chissà se sono ancora edibili). Pronti che si parte, bando alle ciance, allacciate le cinture e pregate nell’airbag che il terreno è scivoloso (malgrado l’inerbimento).

  1. Il vino naturale non esisteAbbiamo trovato un serio candidato a insidiare la leadership nazionale del Molise, figuriamoci allora un vignaiolo naturale molisano: un vuoto spazio-dimensionale che nemmeno Christopher Nolan con Interstellar aveva ipotizzato. Questa è l’accusa che lanciano in molti, appellandosi al fatto che al termine naturale si dovrebbe contrapporre l’artificiale e, onestamente, non sta per niente bene (nemmeno a noi in effetti). Di solito si preferisce nettamente il termine artigianale, ma negare l’esistenza del vino naturale sarebbe come per Giuliano Ferrara tentare di nascondersi dietro un dito: un’impresa ardua. Insomma, molti sanno cosa vuol dire, molti capiscono a cosa ci si riferisce, in realtà altrettanti ne negano l’esistenza (o fanno finta in maniera convincente) per una mera presa di posizione. Aggiungiamoci che molti vignaioli naturali preferiscono non certificare le proprie pratiche agronomiche ed enologiche e il gioco è fatto: l’indeterminatezza regna.
  2. La naturale evoluzione del vino è l’acetoQuesta vale sempre, in qualsiasi sistema di riferimento, cartesiano multidimensionale o metrico/decimale ma soprattutto in qualsiasi galassia: è il jolly utile per chiudere la scala quaranta o la matta per fare 7 e mezzo. Quante volte l’avete sentita o letta? Si tira fuori alla bisogna, tipo il simbolo del casato dello shogun Mitsukuni Mito per intimorire gli avversari (si vede che ho superato i 40, eh?) Su Agrodolce è probabilmente la prima volta che ci avventuriamo nella palude acetica ma in giro per i social e il web questa frase categorica è ripetuta come un mantra. È una considerazione vera solo in parte ma, alla fine, ci interessa davvero? Ancora oggi sentiamo il bisogno di sottolineare che la Ponti tutto sommato potrebbe essere stata un’antesignana del movimento naturale? Ringraziamo il dottore, rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti: cerchiamo piuttosto argomenti nuovi per nuovi spunti (ehm) di discussione.
  3. Il vino naturale puzzaPuntuale come un orologio svizzero al polso di un macchinista ferroviario durante il ventennio, il vino naturale è spesso associato alla mancanza di igiene dell’umanità di sesso maschile che, come noto, ha da puzza’. Se il vino puzza è un difetto e la puzza non ha cittadinanza o provenienza: può essere naturale o meno ma sempre della stessa sgradevole sensazione si tratta, inutile starne a certificare l’origine. Soprattutto non rendiamoci complici dei vignaioli approssimativi: per fare vino in modo naturale ci vogliono coraggio e sensibilità, per farlo buono e interessante ci vogliono molto più impegno e cultura della terra rispetto all’equivalente dell’industria. Premiamo chi lavora bene e ci fa godere di un buon calice. Pensavate avessimo già finito? Anche noi ma il mondo del vino ha la polemica nel sangue e, a fronte dei luoghi comuni dei detrattori, ce ne sono altrettanti generati da chi il naturale lo dovrebbe apprezzare: occhio che ogni tanto torna il classico boomerang che non fa il bene di questo movimento!
  4. È un vino molto pulito e preciso, non sembra nemmeno naturaleOgni volta che un oste/maître/sommelier/cameriere pronuncia questa fase, un vignaiolo naturale muore. È la sconfitta del movimento naturale, è l’hamburger di soia fatto vino: l’ammissione che bisogna rifarsi a un modello generalmente considerato più familiare e forse considerato inconsapevolmente migliore, un riferimento stilistico. Il fatto che a dire certe frasi siano persone che lavorano in locali che puntano forte su questa tipologia (ormai una carta dei vini incentrata sui naturali non si nega a nessuno), è ancora peggio tutto sommato. Il vino naturale si sceglie e si seleziona per il carattere che esprime, perché ci si crede, perché al coraggio di produrlo corrisponde anche il coraggio di proporlo e farlo conoscere. Date voce al Braveheart che è in voi.
  5. Dammi un vino puzzonePurtroppo il luogo comune sulle puzze del vino naturale, è alimentato anche da chi si presenta al bancone con genialate di questo tenore. Sempre più persone che si avvicinano al mondo naturale fanno queste richieste, come testimoniato ultimamente a mezzo social da uno dei personaggi del vino più influenti su Roma: Fabrizio Pagliardi del winebar Barnaba, uno dei luoghi in cui il vino naturale in carta è frutto di attenta selezione e assaggio, proprio per evitare devianze aromatiche moleste. Quello che non va per niente bene è il difetto assurto a pregio, a identificazione di una tipologia bollata in maniera becera da chi la dovrebbe amare, ragionando con la stessa identica superficialità e le stesse argomentazioni di chi la denigra. D’altronde nel mondo c’è chi gode nel farsi frustare, figuriamoci se non c’è chi si sollazza con i cattivi odori. Forza osti! Facciamo in modo, calice alla mano, di far capire a queste persone che si sbagliano di grosso! Stay hungry, stay clean.
  6. Bevo vino naturale perché fa beneEcco, partiamo da un assunto: il vino non è una bevanda necessaria all’organismo umano perché contiene l’alcol che non fa per niente bene. Fa bene allo spirito, fa bene all’umore (quando non si esagera), fa bene a tante cose del nostro essere e della nostra socialità ma non alla salute. L’alcol per il nostro organismo non è un veleno ma quasi e può essere la causa di patologie anche gravi, come dimostrano molteplici studi in proposito. Toglietevi dalla testa che faccia davvero male il milligrammo in più o in meno di solforosa, il lievito selezionato o meno usato nella fermentazione oppure che oggi girino vini di qualità (sottolineiamo: di qualità) con residui di pesticidi o sostanze tossiche di vario genere. Chi produce seriamente fa controlli rigorosi e non può certo permettersi di mettere in commercio vini che possano solo minimamente essere nocivi per il consumatore. Il vino naturale nasce perché si cerca di far del bene soprattutto all’ambiente che ci circonda, quello che dovrebbe essere sempre il vero fulcro di questo approccio: cercare, con l’opera dell’uomo, di avere il minor impatto possibile sull’ecosistema, integrandolo e valorizzandolo il più possibile, consci che a oggi ancora non è stata trovata un’alternativa credibile e diffusa al rame utilizzato in vigna, metallo pesante che si deposita nel terreno. Ecco, a noi la naturalità in vigna ci piace e ci piacerà sempre.