Amor, il nuovo locale degli Alajmo a Milano

9 Aprile 2019

Scelgono la settimana più glamour dell’anno, quella del Salone del Mobile, Massimiliano e Raffaele Alajmo per lanciare la loro undicesima creatura, dal nome evocativo, Amor.  È il loro esordio a Milano e l’apertura, l'esordio milanese dei fratelli alajmo è in corso como a lungo annunciata, è  proprio accanto all’ingresso di uno degli indirizzi simbolo della Milano della moda e del design, Corso Como 10, di cui prende, con il piccolo dehors, anche una parte dell’instagrammatissimo cortile. Gli ingredienti ci sono tutti, dunque, per una apertura che promette di  rinnovare il volto gastronomico di questo lato di Porta Nuova, ancora un po’ vittima di tanti localini da aperitivo senza particolare identità. Anche il progetto segue questa volontà di lasciare il segno, firmato dal noto designer francese Philippe Starck, con cui gli Alajmo hanno già collaborato in altre 4 occasioni: a Parigi, a Venezia con Amo, nel T Fondaco dei Tedeschi, e nel nuovo Caffè Quadri, sempre a Venezia, a piazza San Marco.

Maschere veneziane e approccio gastronomico popolare

A Milano gli Alajmo decidono di azzardare con una nuova identità rispetto agli altri locali firmati da loro (10 tra Padova, Venezia e Parigi). A parte un certo approccio intellettuale al design d’interni, tutto vuole essere facilmente leggibile nel menu e nella proposta. “Amor vuole essere una apertura ulteriore rispetto ad Amo, e non solo nella parola – spiega Massimiliano Alajmo – è un approccio gastronomico democratico, senza sofisticazione, vogliamo riuscire ad avvicinare le persone al nostro mondo gastronomico. Volevamo preparazioni non complesse ma naturali e riconoscibili, che si adattassero alle esigenze dei bambini come degli anziani. Una proposta che non respinga ma che accolga”. Aperto ogni giorno della settimana, dal mattino alla sera, gli ospiti possono scegliere di mangiare al banco e cenare all’interno oppure ordinare per asporto.

Il servizio al tavolo è previsto solo a cena. Philippe Starck firma le iconiche maschere dorate che adornano le pareti del locale: con i loro occhi ironici e le bocche spalancate interpretano non solo la tradizione veneziana ma una dimensione onirica e divertente che “vuole richiamare le intenzioni di un luogo informale e aperto alla città. Un luogo dove abita il cibo”, ci dice Massimiliano. È sempre di Starck l’ingegnoso sistema di carrucole che collega le luci e le cupole del vapore utilizzate per cucinare le pizze. È stato invece Raffaele a insistere insieme a Philippe, per avere lo schermo luminoso per il menu, una idea inusuale e istantanea che campeggia dietro al bancone.

Non chiamatela pizzeria

Al centro del menu c’è la pizza a vapore inventata e brevettata da Massimiliano ormai 6 anni fa. Una pizzeria, dunque? Non proprio. Intanto perché la pizza al vapore è una preparazione unica nel suo genere e poi perché il menu è costruito come una piccola summa delle invenzioni firmate Alajmo, compreso il Masscalzone. “Non è una pizzeria. Amor è un luogo magico, una pizza veneziana,  è legato al mondo dell’acqua, c’è gioco e ironia. Una visione poetica espressa bene anche dal design di Starck” spiega Max Alajmo e sulla sua pizza al vapore ricorda: “Nasce dalla mia idea di rivedere e analizzare con un occhio da cuoco una preparazione straordinaria che è la pizza napoletana. In questa pizza a vapore vengono controllate tutte le fasi di lievitazione e cottura e rispettati i vari ingredienti nel momento in cui entrano nella preparazione. C’è una visione opposta rispetto alla classica pizza e il prodotto conserva una matrice gustativa ed esperienziale ben precisa. La preparazione è leggera, digeribile e leggibile”.

Il locale è definito fast casual: “Ma non nel senso di fast food: io non amo il concetto di mangiare veloce, ad essere veloce è però la percezione di quello che mangi, vi riconosci rapidamente tutti gli ingredienti in modo distinto. L’alveolatura larga della pasta offre la possibilità, durante la masticazione, di amplificare profumi e gusti nel tuo palato. Il risultato è una riconoscibilità e una stimolazione sensoriale forte e decisa”. Un prodotto che dunque vuole essere sempre più pop ed è indubbio che, aprendo in corso Como, l’obiettivo sia quello di allargarsi, magari con altre aperture in Italia o all’estero.

Un menu per tutte le ore

Le preparazioni anche del locale di Milano, come già a Venezia, sono tutte fatte nel grande laboratorio di 800 mq accanto a Le Calandre. Il menu si divide tra preparazioni al Vapore, Croccanti, poi Masscalzoni, Massacalzini e Dessert. Alla mattina si può scegliere tra diverse pizze come ad esempio quella con uova e pancetta croccante, dall’impasto integrale con aggiunta di cipolla al balsamico e paprika affumicata. Sono disponibili anche i classici croissant, brioche all’italiana con olio extravergine di oliva al posto del burro e preparazioni con o senza farina di grano.

A pranzo e a cena il menu prevede una selezione più ampia di pizze che include classici come la margherita al vapore oppure specialità, come la pizza vegana, preparata con una pasta di riso nero, verdure di stagione e semi misti; o ancora la new entry, pizza con stracciatella, acciughe del Mar Cantabrico, chorizo, semi di finocchio e zafferano. In menu anche la versione di Max del calzone, il Masscalzone, appunto, e una mini-versione, il Masscalzino. Entrambi sono cotti in modo da risultare croccanti sia all’esterno sia all’interno e per contenere diversi tipi di farcitura come Prosciutto cotto, Funghi e Burrata o il Quattro Formaggi con gorgonzola, ricotta mozzarella, scamorza, spinaci saltati e salamino piccante.

Tra i dessert, una pizza al vapore con crema pasticcera e frutti di bosco o con Crema Eccezionale, la crema spalmabile al cioccolato e nocciole firmata Alajmo, e nocciole caramellate. La proposta beverage include soda, cola e cocktail realizzati da ricette di Massimiliano e una selezione di birre pensate insieme al fratello Raffaele e a Teo Musso del birrificio artigianale Baladin. Il caffè, come in tutti i locali del Gruppo, è quello del Laboratorio Giamaica Caffè di Verona.

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