Pompei: scoperto un fast food negli scavi

9 Aprile 2019

C’è il bancone dove i clienti ordinavano i pasti caldi, c’è il magazzino con le anfore per le bevande da servire, tutto perfettamente intatto a distanza di oltre 2000 anni. Eccolo, il fast food dei romani. un luogo antico dove si servivano bevande e cibi caldi Lo troviamo a Pompei. È l’ultima scoperta emersa dagli scavi della città vesuviana, nella zona Regio V, situata nello slargo che incrocia il vicolo delle Nozze d’argento e quello dei Balconi. Il termopolio, una sorta di bar e tavola calda della città, era molto in voga nell’antichità: era un luogo in cui si servivano bevande e cibi caldi e si poteva consumare pasti fuori casa grazie alla conservazione nei dolia, giare incassate nel bancone, costruite in muratura. Si mangiavano olive, formaggi, carni calde, pesce fresco, spesso annaffiati da buon vino, e, in alcuni locali, c’era anche una sala attigua, dove ci si poteva sedere. Solo a Pompei di termopoli ne sono stati ritrovati già un’ottantina. Non, però, così perfettamente conservati e non – soprattutto – in quella zona.

Dalle foto degli scavi, condotti ancora parzialmente, spiccano le decorazioni interne del locale: sul bancone è raffigurata una Nereide, che tiene in mano una lira, circondata da alcuni cavalli sullo sfondo di quello che sembra un ambiente marino. Accanto, sulla sinistra, una nuova illustrazione, con una scena di vita quotidiana che mostra uno schiavo intento nel servizio, che probabilmente rappresenta l’attività svolta nella bottega, come fosse una sorta d’insegna. Quindi, le tante anfore poste davanti al bancone, intatte, che rievocano gli ultimi momenti di vita del locale, prima che le ceneri e i lapilli ricoprissero completamente la città.

Per quanto strutture come queste siano ben note nel panorama pompeiano – ha commentato il ritrovamento Alfonsina Russo, direttrice ad interim del parco archeologico – il rinnovarsi della loro scoperta, anche con gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale, e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pure ci hanno consegnato testimonianze uniche della civiltà romana“.