Da scoprire: il brandy artigianale è anche italiano

16 Aprile 2019

L’Italia non è solo grappa. Lo storico distillato, da sempre associato alle zone alpine, sta vedendo fiorire accanto a sé tanti fratelli profumati e interessanti. un decalogo per un prodotto destinato a dare lustro al made in italy Parliamo del gin, che ha stuzzicato la fantasia di tanti distillatori, ma soprattutto del brandy. Tanto da riunire quattro menti della produzione italiana, famosi a livello mondiale, nella missione di codificare il Brandy Artigianale Italiano. Si tratta di un distillato di vino invecchiato in botti di rovere. E fin qui non c’è niente di diverso da ciò che fanno anche tutti gli altri. Ma Vittorio Capovilla, Guido Fini Zarri, Bruno Pilzer e Mario Pojer hanno anche stilato un decalogo per rendere unico questo prodotto destinato a dare ancora più lustro al made in Italy.

Come si fa un brandy artigianale

Innanzi tutto per fare un vero Brandy Artigianale Italiano la materia prima deve essere vino proveniente da uva in perfette condizioni. Poi non va aggiunta anidride solforosa alla fermentazione. Capitolo alambicchi: devono essere scelti accuratamente, in modo che siano in grado di estrarre delicatamente gli aromi del vino di provenienza. Il distillatore dovrà quindi operare una scelta stilistica sul metodo di distillazione, che lo porterà verso l’alambicco Charentais, usato in Cognac e Armagnac, oppure verso il metodo discontinuo a bagnomaria.

Invecchiamento

Il distillato di vino dovrà esser lasciato a invecchiare per tutto il tempo necessario al fine di raggiungere l’equilibrio fra aromi naturali e alcool, seguendo lo stile e il gusto di ogni produttore. I divieti: al Brandy Artigianale Italiano non si possono aggiungere aromi naturali o artificiali, caramello o zucchero. Infine, bisogna evitare qualsiasi manipolazione prima dell’imbottigliamento, effettuando solo la filtrazione a temperatura ambiente.

Il carattere del produttore

Queste regole sono state create per produrre un brandy che porti con sé un carattere distintivo per ciascuno dei produttori, che in questo modo sono spinti a sperimentare. Dal momento che in Italia esistono molte varietà di vitigni diversi potrebbero esistere altrettanti brandy artigianali diversi. Per questo si tratta anche di una produzione più rischiosa perché non risponde a un gusto unico, sempre uguale, ma è portato a maturazione seguendo l’idea e le preferenze di chi lo produce, e di nessun altro.

I brandy artigianali italiani

Nel caso di Pilzer, le botti destinate all’invecchiamento sono divise tra la grappa – produzione storica di questa distilleria della Val di Cembra, Trentino – e il brandy. Attualmente il brandy Pilzer è vestito dell’etichetta Historiae Brandy Portegnac 13 anni, ma in distilleria, tra le assi, riposa un brandy che è destinato a rimanere lì anche più di 13 anni. “Un regalo per i nostri figli“, spiega Ivano Pilzer, fratello di Bruno. Si possono fregiare del riconoscimento di Brandy Artigianali Italiani anche altre etichette. Il Distillato di Vino 1995 di Capovilla Distillati è un brandy fruttato, gentile al palato e accogliente nella bevuta, con buone note di freschezza.

Dopo una lunga e scrupolosa sperimentazione, accompagnata da un’accurata ricerca scientifica, nasce il Brandy Italiano Assemblaggio Tradizionale 10 anni di Villa Zarri, celebre distilleria di Castel Maggiore, in provincia di Bologna. Questo brandy offre al naso delicate note di nocciola e frutti molto fini; al palato è cremoso ed elegante. Tornando in Trentino e spostandosi nel comune di Faedo, nasce l’Acquavite DIVINO Dolomiti Vendemmia 2000 di Pojer & Sandri: questo distillato investe il naso con note di passion fruit, vaniglia e fiori. Appaga il palato con cremosità e lo rinfranca con sapori lunghi.