Scoprire e conoscere il Cilento in 5 vini

18 Aprile 2019

La più splendida immagine che porterò con me integra al Nord. È così che Goethe definisce Paestum, nel suo Viaggio in Italia. Il Cilento qui ostenta tutta la sua ricchezza in termini di storia ed eccellenze gastronomiche. A pochi metri dal parco archeologico e dagli splendidi templi magnogreci, un territorio ricco di storia ed eccellenze enogastronomiche sorge il boutique hotel Tenuta Duca Marigliano. Al suo interno vi è Casa Coloni, il ristorante dove lo chef Luigi Coppola, che da queste parti è nato e cresciuto, si esprime in una cucina ricercata che considera il territorio uno stimolo più che un vincolo. A fargli da spalla Claudio Tempone, anche lui cilentano doc, sommelier che ha pensato a un’offerta di vini capace di valorizzare i piatti dello chef. I locali di un vecchio forno fungono da cantina, dove gelosamente Claudio conserva diverse bottiglie di pregio, tra cui edizioni limitate di realtà locali che col tempo andranno ad acquisire ulteriore valore. Gli ho chiesto di scegliere cinque vini cilentani che esprimono al meglio il terroir o che raccontano la storia o un particolare approccio dei loro produttori.

  1. Tresinus – Azienda Agricola San Giovanni. Si tratta di un Fiano in purezza, ottenuto da vigne praticamente bagnate dal mare. Un vino carico di profumi di macchia mediterranea e sentori di iodio. L’abbinamento consigliato è con il Risotto al blu di bufala e frutto della passione dello chef Coppola.
  2. Marsia Bianco – Cantine Barone. Le vigne di Cantine Barone si affacciano sulla diga dell’Alento e per questo godono di un microclima molto particolare: sono infatti esposte tanto ai venti freschi che arrivano dalla collina, quanto a quelli provenienti dal mare. L’escursione termica che ne consegue esalta le note aromatiche. Il loro Paestum IGP Bianco è ottenuto dalla vinificazione di diverse uve, con tipologie e percentuali che variano a seconda dell’annata. Piatti consigliati sono la Caesar di pollo ruspante o il Pane pomodoro e mozzarella.
  3. Salecaro – Azienda Agricola Pippo Greco. Pippo Greco è un enologo appena trentenne ma che incarna la tradizione vinicola cilentana, fatta di lavoro soprattutto in vigna. Salecaro è un Fiano in purezza che passa dagli 8 ai 10 mesi in barrique di secondo passaggio, che conferiscono note non invasive di frutta esotica e vaniglia. Il Fiano risulta ben evidente e nonostante il buon carattere alcolico resta comunque un vino delicato. Le bottiglie prodotte ogni anno non superano le duemila unità. Guardando al menu di Casa Coloni l’abbinamento più convincente è quello con il Polpo tra malto, frutta e verdura, cotto a bassa temperatura e poi scottato, accompagnato da carciofi e fragole su una salsa di malto.
  4. Emblema – Viticoltori Polito. Figura simbolo di un Cilento che sa guardare avanti, senza rinnegare il passato, è Carlo Polito: un altro giovane enologo che prendendo le redini dell’azienda di famiglia ne ha svecchiato l’approccio produttivo. L’Emblema è frutto di un blend di Aglianico e una piccola percentuale di Sangiovese grappolo grosso cilentano. Vino che dopo l’acciaio fa un passaggio in legno, presenta una buona struttura e sentori di frutta rossa matura tipici dell’Aglianico, il tutto è alleggerito dal Sangiovese. Molto adatto a essere abbinato alla tartare di Tonno con avocado, cipollotti sottaceto e capperi fritti.
  5. Miles – Cantine Barone. Un Aglianico in purezza, vecchio stampo, che fa un passaggio in botte e ha bisogno di un lungo riposo in bottiglia. Al naso è simile ad una marmellata di uva, risulta al contempo delicato e potente. Piatto di Luigi Coppola consigliato con questo vino è il Maialino al cubo (un tris composto da: filetto alla griglia, terrina in oliocottura, capocollo cotto a bassa temperatura), accompagnato da mela, millefoglie di patate e misticanza.