Come si riconosce un buon rum?

23 Aprile 2019

Alzi la mano chi non ha mai bevuto il rum! Alcuni di voi probabilmente si stanno sbracciando in questo momento perché non hanno nessun ricordo di una serata di meditazione con un bicchiere in mano, è usato in molti cocktail ma è anche un ingrediente in cucina magari davanti al camino acceso, un sigaro o un pezzo di cioccolato fondente. In realtà questo alcolico è ben più presente nella nostra vita quotidiana di quanto non pensiamo. È infatti usato in molti cocktail, dal mojito al daiquiri, ma anche in cucina. Pensate ai cuneesi, i dolcetti piemontesi al cioccolato, ai babà o alla torta saint Honorè, solo per citare alcuni classici. Il rum può dare un tocco più aromatico anche a proposte salate come il patè di fegatini di pollo e porri o le zucchine in saor.

Ecco che allora la faccenda si sta facendo più interessante e forse, la prossima volta che passeremo al supermercato o in enoteca, ci verrà voglia di fermarci a dare un’occhiata più attenta allo scaffale degli alcolici. Ci accorgeremo però presto che le etichette saranno tante e le indicazioni diverse fra loro. Quale scegliere? Come riconoscere un buon rum?

Come è nato il rum?

Per prima cosa dobbiamo capire di che cosa stiamo parlando. Il rum è un distillato della canna da zucchero, un prodotto tradizionale delle isole caraibiche e del Sudamerica. è ancora difficile dire dove sia nato effettivamente il rum Secondo alcuni questa materia prima è stata introdotta nel Nuovo Mondo dagli europei (forse dallo stesso Cristoforo Colombo) ma non tutti sono d’accordo. Certo è che i colonizzatori avviarono le piantagioni e le raffinerie trasformando velocemente i Caraibi in isole zuccheriere. Difficile dire dove sia stato creato il primo rum (Barbados? Brasile? India?), ma tra le isole del Centro America acquisì una funzione importante. Infatti permetteva di riutilizzare lo scarto della lavorazione dello zucchero, la melassa. Fermentandola, si otteneva una bevanda alcolica che conquistò ben presto anche i palati più rudi, come quelli dei pirati.

Differenze

Dopo questa breve introduzione cerchiamo di capire meglio le differenze tra i vari rum, a partire dalla produzione: oggi non si produce liquore solo dalla melassa. Soprattutto nei Caraibi francesi esiste una variante che si ottiene facendo fermentare il succo ricavato dalla frantumazione della canna da zucchero. Questa tipologia si chiama rum agricolo e, solitamente, si tratta di alcolici più complessi. Per alcuni questo è il prodotto migliore, ma non è sempre così. Oltre alla materia prima di qualità, ci sono altri elementi che permettono di ottenere un buon rum: la fermentazione e la distillazione. Il metodo e la durata di queste due fasi del processo di produzione influiscono sul sapore del risultato finale che può essere più o meno intenso, più o meno aromatico.

Invecchiamento

Anche il tempo e il tipo di invecchiamento sono importanti per valutare, o perlomeno imparare a conoscere, un rum. Per orientarvi ricordate innanzitutto il significato di tre indicazioni che trovate in etichetta: con il metodo soleras il rum si travasa di botte in botte un rum millesimato è un alcolico ottenuto miscelando prodotti con la stessa annata di invecchiamento. Con il termine blended si intende invece un alcolico creato mescolando distillati con diversi anni di invecchiamento. In questo caso, la data che trovate in etichetta indica l’anno del rum più vecchio, di quello più giovane o una media delle annate di invecchiamento degli ingredienti miscelati. Metodo Soleras è infine l’indicazione di un complesso sistema di maturazione usato per diversi alcolici, come il marsala e lo sherry. In questo caso il rum si affina in file di botti, disposte in modo piramidale, che periodicamente sono travasate e parzialmente rabboccate.

Colore

Il tempo di maturazione può essere poi alla base di tre tipologie: il rum bianco, dal sapore più delicato, di solito consigliato per la cucina e la mixology, il rum bianco è solitamente indicato per la cucina e la mixology che riposa per qualche settimana in botti di legno o tini d’acciaio; il rum ambrato, che si affina in fusti di rovere per circa 18 mesi; il rum scuro, più forte e complesso, generalmente proposto da meditazione, che invecchia almeno 2 anni in fusti di rovere. Attenzione però a due elementi. Il primo è che in alcuni rum ambrati il colore è rinforzato dall’aggiunta di caramello. Il secondo è che negli ultimi anni sono arrivati anche in Italia degli interessanti rum bianchi da degustazione, dal gusto più aromatico e persistente di quello a cui eravamo abituati. Di solito sono prodotti che riposano in botte per 3 anni e poi sono filtrati con carboni attivi per restituire al liquore il caratteristico colore chiaro. Sfatiamo allora il mito che i rum più invecchiati e scuri siano sempre comunque i top di gamma.

Come scegliere il miglior rum

A questo punto torniamo alla domanda iniziale: come scegliere il migliore? La risposta è dipende. Sì, dipende dall’uso che ne dovete fare e dal vostro gusto personale, perché potreste portarvi a casa un alcolico super complesso, intenso, persistente e scoprire che non vi piace affatto. Mettete allora in pratica le nozioni che vi abbiamo dato per conoscere il rum e sfruttate queste armi per andate a caccia del vostro preferito.